ECOLOGIA ED ENERGIA
marzo 2016
AVVENTURE A... SEI ZAMPE: CHI CERCA TROVA (UN TESORO)
Un piccolo gruppo di persone e cani va a zonzo per la campagna: grandi prati, verdissimi nonostante la stagione invernale, e alberi secolari ci avvolgono in un’atmosfera senza tempo, in una natura con la quale, inutile dirlo, i cani entrano immediatamente in sintonia (molto più di quanto riesca a noi “umani”…) correndo, annusando dappertutto, saltellando nell’erba alta piena di rugiada… fradici e felici!
foto Il gruppetto però, oltre a godersi l’atmosfera idilliaca, è in realtà sul posto con uno scopo specifico: una lezione di ricerca olfattiva. Cioè?
In prima approssimazione diciamo che cane e padrone collaborano, ciascuno con il proprio ruolo, per trovare qualcuno (ricerca persone) o qualcosa (ricerca oggetti) nascosto nell’area di lavoro.
Si tratta di un’attività che consente al cane di utilizzare attitudini innate sviluppandone sempre più le relative competenze, che non può che avere effetti positivi sulla relazione con il padrone (e in realtà anche con le altre persone come vedremo) e, dulcis in fundo, alla lunga può portare i binomi cane-padrone migliori e più motivati perfino a svolgere attività socialmente utili, come per esempio la ricerca fra le macerie in caso di disastri.
Avevamo già accennato all’argomento “ricerca olfattiva” con il primo articolo di questa rubrica, ma vediamo come si è evoluta la storia. Vi avevo accennato che Nina, la mia lupetta, è particolarmente entusiasta di svolgere quest’attività e che l’insicurezza che abitualmente l’accompagna scompare in questo contesto. Trucco? Incantesimo? Si tratta di un caso isolato? Nient’affatto. Vediamo meglio cosa succede, ripercorrendo passo passo un comune esercizio di ricerca persone.

Nina è al guinzaglio con me. Il figurante (la persona che si nasconderà e che lei dovrà cercare) si allontana. Nina comincia a fremere: visibilmente concentrata, con tutti i muscoli tesi, fissa alternativamente nella direzione in cui si è allontanato il figurante e me, pronta a scattare al mio segnale. Quando il figurante mi avverte di essere in posizione le do il segnale di avvio della ricerca e la sgancio dal guinzaglio. A questo punto la titubante e insicura Ninetta parte come una freccia senza alcuna esitazione, naso a terra, a caccia del figurante. Corre a perdifiato attraversando prati e boschetti, saggiando l’aria e il terreno, cambiando andatura e direzione a seconda di quello che sente. Se la ricerca è sufficientemente complessa per le sue capacità, capita poi che rallenti o si fermi per un attimo e, naso in aria, faccia ragionamenti più complessi mescolando un olfatto finissimo ad altre competenze che la portano a scegliere di ricominciare a correre in una direzione piuttosto che in un’altra, ad annusare con cura qualche tratto di terreno, a fare qualche tentativo (tecnicamente si definiscono accertamenti) in varie direzioni per capire dove l’odore effettivamente c’è ed è sempre più forte,dove non c’è e dove c’è stato magari per un attimo portato dal vento, ma poi è svanito. Quanto dura tutto questo? Non esiste una durata prestabilita e molto dipende dal carattere, dall’esperienza e dalle attitudini del cane (oltre che, naturalmente dalla complessità dell’esercizio). Del resto la velocità non è sempre un pregio in questo lavoro: procedere metodicamente e non troppo in fretta può aiutare a non perdere una traccia o a compiere ragionamenti più complessi. Nina è particolarmente veloce e di solito nell’arco di qualche minuto trova la persona nascosta, le corre incontro fuori di sé dalla gioia e gli/le manifesta tutto il suo entusiasmo saltando, scodinzolando come una forsennata, talvolta arrivando a mugolare di gioia.
Tutto finito? Brava! Brava! E tutti a casa?
No, a questo punto comincia la seconda fase dell’esercizio: Nina deve tornare da me e condurmi dal figurante. Io non sono rimasta al punto di partenza, mi sono avviata nella direzione in cui la ho vista correre, ma quando lei è sparita alla mia vista mi sono fermata. Perché? Perché lo scopo non è tirare a indovinare dove può essersi cacciata (cosa del resto non facile per me che non ho il suo olfatto e le sue competenze nel muovermi in un bosco), ma arrivare alla meta insieme. Nina riparte correndo di gran carriera, stavolta però tornando verso il punto di partenza, e lungo il percorso dal nascondiglio del figurante al punto di partenza mi intercetta. Mi corre incontro con grande energia, ma quando è a pochi metri da me gira su se stessa leggera ed elegante, volta la testa per guardarmi dritto negli occhi e, incrociato il mio sguardo, riparte in direzione del figurante. Da questo momento in avanti ripercorre tutta la strada voltandosi indietro a intervalli di pochi secondi per controllare se la sto seguendo. Eh si, ora deve adeguarsi alla mia velocità e, con santa pazienza, condurre questa pesante, goffa padrona a due zampe praticamente priva di qualsiasi capacità olfattiva fino al cespuglio, albero, anfratto, greto di torrente o altro dove si nasconde il figurante. Una volta fatto anche questo, quando insieme saremo arrivate alla meta riceverà, finalmente, complimenti entusiastici e premi a volontà.
Vederla correre come una freccia all’inizio verso la meta, osservare con quanta perizia saggi il terreno o annusi l’aria captando odori e segni che io non sarei mai in grado di cogliere e vedere con quanta sicurezza e determinazione scelga una direzione ripercorrendo esattamente il percorso fatto dal figurante (come se ci fossero sopra dei cartelli segnaletici) è sempre una grande emozione. Ma vederla sforzarsi di rallentare il tanto da consentirmi di seguirla senza perderla, rendermi conto che si preoccupa di controllare in continuazione se la sto ancora seguendo, che se per caso per qualche secondo accelera troppo e scompare torna poi subito a “riprendermi” ecco… questo mi regala emozioni ancora più forti restituendomi per un attimo al massimo livello il senso di quella collaborazione fra cane e uomo che iniziò decine di migliaia di anni fa e che, mutatis mutandis, conserva oggi intatti il suo senso e la sua magia.


ALCUNI “PERCHE’ SULLA RICERCA OLFATTIVA

Riprendiamo ora alcuni passaggi dell’esercizio descritto e cerchiamo a mente fredda di rispondere ad alcuni perché sull’argomento.

Perché Nina, e molti altri cani paurosi e insicuri, cambiano atteggiamento durante l’attività di ricerca? Forse ci sono anche ragioni ulteriori, ma sicuramente perché hanno la possibilità di svolgere un’attività dinamica verso la quale l’istinto li porta senza alcuna forzatura, per la quale possiedono doti innate e un fisico più che adeguato, di cui comprendono appieno il senso e per la quale sono dotati di facoltà cognitive perfettamente all’altezza. Tutto questo, come facilmente comprensibile, è più che sufficiente per motivarli e farli sentire a proprio agio come raramente gli capita.

Perché il cane deve tornare a prendere il padrone e condurlo dal figurante?
Questa seconda parte dell’esercizio, tutt’altro che ovvia per il cane da apprendere, non è prevista in tutte le tecniche di ricerca. Anzi, è poco usata. Tuttavia è particolarmente indicata quando lo scopo che ci si prefigge con la ricerca non è solo il ritrovamento in sé, ma anche una “crescita” del cane, un aumento della sua autostima e della sua capacità di relazionarsi con il padrone (e, viceversa, del padrone di comprendere il proprio cane).
Questo lavoro aumenta l’autostima nel cane perché lui/lei è consapevole di star svolgendo un compito di grande responsabilità (guidare il suo padrone), mette il massimo impegno nello svolgere il compito assegnato al meglio delle sue capacità e… riesce ad eseguire il compito senza disagio perché, come detto in precedenza, ha tutte le carte in regola per riuscirci egregiamente.
Lo stesso esercizio “lavora” poi su altri piani. In primo luogo la comunicazione con il padrone. Avrete notato che Nina ha fatto lo sforzo di tenere un’andatura molto lenta per i suoi standard pur di consentire a me di seguirla, vi ho descritto alcuni movimenti che ha compiuto e citato i suoi sguardi attenti verso di me. Questi sono solo alcuni dei “messaggi” che un cane invia al padrone/conduttore mentre svolge quest’attività. E altrettanti ne invia il padrone al suo cane, per esempio muovendosi senza una direzione precisa quando vuole far capire al cane che non sa dove andare o riportandolo sul percorso di ricerca se ad un certo punto il cane per qualche ragione si distrae. Insomma, è un’attività che trova uno dei suoi elementi cardine nella reciproca interpretazione di segnali e linguaggi del corpo finalizzata a raggiungere INSIEME uno scopo (considerato dal cane di fondamentale importanza). Insomma in una parola è COLLABORAZIONE, al 100%.

Gli effetti positivi proseguono anche dopo?
Come qualsiasi bella esperienza, l’ “eco” si fa sentire anche al di fuori del “momento magico” dell’esercizio di ricerca olfattiva, sotto molteplici aspetti e per la stragrande maggioranza dei cani.
In un caso come quello di Nina in cui convivono delle difficoltà di relazione con le persone e di gestione delle emozioni con una motivazione e un’attitudine fortissime per la ricerca olfattiva l’effetto poi è stato dirompente: attraverso questa attività Nina ha scoperto quanto possa essere bello e gratificante l’incontro con un essere umano, quanto il mondo che di solito la spaventa e in cui si sente confusa possa essere invece perfettamente comprensibile, quanto lei possa essere brava a svolgere un compito e, least but not last, che a volte è lei che sa cosa fare e ha la responsabilità (ma anche le capacità) di condurmi. Questo naturalmente non significa che facendo quest’attività come per magia cani con questo tipo di difficoltà non hanno più alcun timore in un’affollata strada cittadina o si lasciano avvicinare senza problemi dal primo venuto, ma il bagaglio di gioia e sicurezza accumulato grazie a quell’esperienza positiva gli consente di guardare al mondo con maggiore fiducia e quindi di aprirsi a nuove esperienze di fronte alle quali prima si sarebbero solo “chiusi a riccio” (o, potendo, sarebbero fuggiti a gambe elevate).
Gli esercizi di ricerca, come molte altre discipline sportive cinofile praticate con costanza e coerenza, possono essere inoltre un modo efficace per migliorare la relazione cane-padrone e per far sviluppare al cane delle competenze che gli torneranno utili nella vita quotidiana.

Tanto per cominciare svolgendo con il proprio cane attività sportive (etologicamente rispettose dell’animale e in maniera non coercitiva) il padrone salirà molto nella considerazione del cane: per dirla senza tanti giri di parole, più il cane sperimenta che seguendo il padrone si va in posti interessanti e si fanno cose belle più si aspetta che quello che il padrone gli dice e gli fa fare sia piacevole e interessante,anche in contesti e momenti diversi dall’attività sportiva. Quindi, perché non ascoltarlo quando parla? Su questo argomento si potrebbero scrivere (e si sono scritti) libri interi, che si rifanno a teorie anche molto diverse sul comportamento dei cani. Per ora accontentiamoci di dire che, essendo il cane un animale intelligente e pragmatico, è motivato ad ascoltare chi gli fa fare cose belle e interessanti e quindi che farne il più possibile con il proprio cane non può che aumentarne la voglia di collaborare con il padrone in ogni momento (compreso quando è ora di tornare a casa e il cane,instancabile girovago curioso, gradirebbe starsene ancora in giro…).

A proposito dell’acquisizione di competenze utili poi nella vita quotidiana si possono fare molti esempi diversi. Vediamone uno. Molti cani a prima vista sembrano incapaci di attendere il proprio turno per fare qualcosa senza agitarsi. Larika, la mia molossa, per esempio dopo poco si spazientiva e cominciava a saltare come un canguro uggiolando. Come ha imparato ad attendere ordinatamente il suo turno per fare qualcosa? Nel corso delle lezioni di ricerca: una motivazione molto alta, la focalizzazione dell’attenzione su un compito preciso e la ripetizione di “turni di lavoro” alternati (ora tocca a lui, poi a me e poi a lei; poi di nuovo a lui, poi a me e poi a lei) hanno fatto sì che nell’arco di poche lezioni Larika apprendesse un comportamento che non aveva imparato nei dieci anni precedenti. E ora se deve stare ferma ad aspettare il suo turno per qualsiasi cosa lo fa; calma e concentrata. E,naturalmente, la sua attesa viene immancabilmente premiata. Naturalmente lo stesso risultato si può ottenere anche in altri modi (per esempio con esercizi che lavorano specificamente sull’attenzione), ma più il contesto è motivante e gratificante più in fretta e meglio il cane impara.

Per qualche spiegazione in più sulla ricerca olfattiva ludica e per vedere un po’ di foto e video di cani e padroni all’opera per divertimento andate alla pagina web: www.insiemenelmondo.net/ricerca-olfattiva

Sulla ricerca come attività ludica suggerisco di seguire anche seminari e lavori di Ivano Vitalini mentre a chi fosse interessato all’applicazione delle attività di ricerca in ambito Protezione Civile suggerisco di informarsi sul lavoro svolto per molti anni da Paolo Villani, recentemente scomparso (i rispettivi siti web non sempre valorizzano appieno il lavoro di questi ottimi professionisti, ma se cercate in rete troverete molto materiale interessante).
Satia.md@gmail.com
Satia Marchese Daelli (educatore cinofilo)

 
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