Avventure... a sei zampe: TOCCARE IL CIELO ...CON IL NASO
La prima volta che ho portato Nina, la mia lupetta giovane e pestifera, a fare una lezione di ricerca olfattiva c’era, come si suol dire, una nebbia che “si tagliava a fette”: era una mattina d’inverno e facevo fatica a vedere a due metri di distanza. Io mi sentivo insicura, nervosa per non poter distinguere chiaramente ciò che avevo intorno in quel parco milanese dove abitualmente nelle giornate limpide mi sentivo invece completamente a mio agio. Nina invece non era affatto turbata: naso a terra procedeva rapida e sicura, un passo dopo l’altro, senza mai bruciare le tappe e senza perdere l’orientamento. Per lei non era cambiato nulla rispetto al giorno prima quando “c’era un Sole così”. E questa è stata la prima lezione… che ha dato lei a me: avere, e saper usare, un naso così vuol dire avere una marcia in più. Prendo e porto a casa.
Durante quella prima lezione Nina comincia a mostrare un talento per questo lavoro: esegue con successo le sue prime piccole ricerche seguendo con entusiasmo le prime piste e trovando facilmente un oggetto abbandonato in una piccola area (tecnicamente, fa due “piste” e un “settore”). Ma quel che più mi lascia a bocca aperta è che lei, abitualmente insicura, spaventata da tutto e da tutti dopo pochi minuti era già completamente a suo agio in quell’attività e con le persone e i cani che facevano parte del gruppo di lavoro. Avevo fatto solo un’ora di lezione, ma mi era bastata per capire che valeva la pena approfondire.

Proseguire sì (la prassi era di iscriversi a un ciclo di dieci lezioni), già… ma… e Larika? Come fare con l’altra mia cagnolona, una solida molossoide di quasi dieci anni? Le esperienze di sport cinofili fatte in precedenza con la giovane ed esuberante Nina mi avevano insegnato che Larika era sempre troppo vecchia per poter partecipare: i vari istruttori la guardavano, mi guardavano e, con uno sguardo torvo o qualche parola smozzicata, mi davano un messaggio forte e chiaro: “cosa vuoi mai fare ormai con questa vecchietta qui?” E io a voglia a dire che vedevo che piano piano diventava più apatica, ma io sapevo che era ancora sveglia, che aveva voglia di fare anche lei qualcosa! Che le avrebbe fatto bene tenersi attiva! Molto diplomaticamente un istruttore cinofilo una volta mi disse: “Ma perché lei non la lasci tranquilla?”
Insomma per farla breve non mi andava proprio giù di cominciare un’altra attività e lasciare ancora una volta lei a casa o in macchina ad aspettare… E allora ci provai di nuovo. Con mia sorpresa in questo caso l’istruttore fu più aperto e accettò la mia proposta: fare una lezione di prova con entrambe. Ero emozionata: forse con la mia vecchia compagna di tante avventure avrei potuto cominciarne un’altra? E se invece fosse stato un disastro? Tutto sommato qualche dubbio lo avevo anche io: aveva già dieci anni e non aveva mai fatto lezioni di educazione, addestramento o sport cinofili di alcun tipo. E non per caso, ma perché si era sempre dimostrata poco interessata a tutto ciò che aveva a che fare con la disciplina…
Come primo esercizio decidemmo di farle fare un paio di piste, di farle cercare dei gustosi bocconcini lungo una linea, giusto per vedere come reagiva. La prima la fece in maniera un po’ goffa, ma già la seconda la fece in maniera quasi perfetta. E se Nina aveva dimostrato di avere un ottimo fiuto Larika mostrò da subito una notevole intelligenza e capacità di concentrazione: fece la sua seconda pista con determinazione, tutti i muscoli tesi, il muso perfettamente puntato della direzione dei premi, avanzando con ordine dal primo all’ultimo senza fretta e… senza perdersene nemmeno uno!
Ed eccoci alla seconda lezione: un cane anziano ci dimostrava di avere ancora molto da dare, istinto da vendere e una gran voglia di imparare.
Vi racconterò nei prossimi numeri di come nelle lezioni successive Larika e Nina abbiano imparato a cercare persone nascoste nei boschi, a trovare oggetti su aree più ampie e con diverse tecniche (e naturalmente noi siamo solo agli inizi se consideriamo che un cane adeguatamente preparato può trovare una mina sepolta decenni prima svariati centimetri sottoterra), ma soprattutto vi racconterò di come in pochi mesi facendo questo lavoro entrambe le mie cagnoline abbiano fatto enormi passi avanti nell’affrontare alcune loro paure profondamente radicate: la diffidenza verso gli esseri umani per Nina, cresciuta con contatti con la nostra specie insufficienti e poco piacevoli, e la paura di essere, nuovamente, abbandonata per Larika.
Trasformazioni quotidiane di cani qualsiasi, qualsiasi certo senza attente selezioni genetiche alle spalle, con un passato come viene viene o peggio, ormai adulti (in un’età in cui secondo tanti ormai non sarebbero più in grado di apprendere nulla…). Cani cui però viene data l’opportunità di svolgere un compito, di assumersi la responsabilità di portare a termine un lavoro confacente alla loro natura e che vengono premiati e lodati per essere stati capaci di farlo dalla persona che rappresenta tutto per loro: il loro padrone.
Vi racconterò questo e molto altro sull’appassionante mondo dei cani e della millenaria storia di collaborazione fra la nostra specie e quella del canis lupus familiaris. Per ora però voglio salutarvi con un’immagine: le emozioni che attraversano un cane mentre lavora con il naso, chiaramente visibili dalla sua mimica, a mio parere ricordano molto quelle che noi proviamo di fronte a una montagna maestosa o a un tramonto tropicale: intense, avvolgenti, totalizzanti e pienamente appaganti. Non a caso al termine di una battuta di ricerca i cani sono esausti. Ma se li guardate bene vi accorgerete che la loro non è la stanchezza di chi ha lavorato troppo, è la stanchezza di chi è pienamente appagato, stanco e felice di aver fatto quell’esperienza.
E vi assicuro che le nostre emozioni non sono da meno quando vediamo un cane che non vede l’ora di mettersi all’opera e quando finalmente viene lasciato andare a cercare la persona “dispersa” scatta, come se non avesse mai fatto altro, naso a terra, saggia il terreno, annusa l’aria per accertarsi di star seguendo proprio la pista giusta, ripercorre metro dopo metro tutto il percorso fatto dalla persona nascosta, la trova e… è al settimo cielo! E, vi assicuro, è contagioso!
Satia.md@gmail.com