luglio 2024
CAPPERI !!
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Il cappero (Capparis spinosa L. 1753) appartiene alla famiglia delle Capparaceae. E' un arbusto sempreverde che si adatta anche ai terreni più poveri, anche abbarbicandosi su vecchi muri e rocce e fiorendo nei luoghi davvero più impensabili. Cresce spontaneamente in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il nome del Cappero deriva dall’arabo “kabar”, i romani invece che sembra lo usassero nella preparazione del garum (salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti), lo chiamavano capparis.

Il cappero lo possiamo trovare nelle regioni mediterranee dove viene coltivato sia per usi medicinali che alimentari .
Questa pianta è conosciuta sin dall'antichità, quando si pensava che avesse, tra le altre, proprietà afrodisiache. I Greci e i Latini la apprezzavano per le sue virtù gastronomiche dei boccioli fiorali giovani (i capperi).

E’ un piccolo arbusto ermafrodita, da tutti conosciuto per l’impiego in cucina, i fiori sono molto belli di colore bianco rosato e con numerosi e lunghi stami viola. La pianta fiorisce in estate e i fiori sbocciano la sera per appassire nella tarda mattinata del giorno seguente. Il frutto è una bacca allungata, dapprima verde poi rossiccia, contenente numerosi semi nerastri.

Le piante di cappero hanno molti rami legnosi, dapprima eretti, successivamente ricadenti, che portano foglie decidue a forma arrotondata.
I boccioli di cappero compaiono alla base delle foglie tra giugno e fine estate, periodo nel quale prima fioriscono e poi si evolvono in piccoli frutti verdi e carnosi.

Del cappero si è soliti raccogliere sia i boccioli fiorali che i frutti. I fiori sono grandi con 4 petali bianchi che sbocciano in continuazione da aprile a settembre. Le bacche sono allungate e verdi, ma diventano rosse a maturazione, particolarmente profumate. I boccioli fiorali si raccolgono all’inizio della fioritura e dopo averli fatti appassire per almeno una giornata si possono conservare sotto sale o aceto.
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Le piante adulte nei climi mediterranei emettono lunghi tralci (oltre 1,5 m) che ricadono copiosamente se la pianta è in posizione soprelevata, oppure strisciano sul terreno per un raggio notevole. Crescono su muri di pietra, scarpate e giardini rocciosi, dove le sue radici possono trovare spazio nelle crepe e nei piccoli interstizi.

I frutti, che si chiamano cucunci, sono bacche non carnose, piriformi, che da verdi poi quando maturano diventano rossicce, contenenti numerosissimi semi immersi in una sostanza gelatinosa molto apprezzata da formiche, ma soprattutto da gechi e lucertole. Questi, avvicinandosi ai frutti maturi spaccati, ne spargono i semi, passati indenni attraverso il loro apparato digerente, nelle crepe dei muri o tra le pietre di vecchi muretti a secco favorendo la distribuzione.

Vi sono diverse varietà, fra le quali la Nocellara (C. spinosa var. inermis), coltivata solo a Pantelleria, la Marocchina, tipica del Nord Africa, la Salina, che si trova nelle isole Eolie e soprattutto nella verde isola di Salina, e infine la Spagnola, coltivata nella Penisola iberica.
Il cappero è coltivato fin dall'antichità ed è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e in Asia occidentale fino all'Oman.

Il cappero è il bocciolo della pianta.
Oltre ai boccioli e alle bacche, della pianta del cappero si utilizzano anche le sommità del germoglio (capasciuzzi): ci sono località mediterranee, come Santorini nell’arcipelago delle Cicladi greche, in cui vengono coltivati solo per queste sommità.

“Narra la leggenda che Giove e gli dei più rappresentativi dell'Olimpo un giorno erano scesi a Cossyra (Pantelleria) per assistere ad una insolita corsa di asini: il vincitore avrebbe perso la forma asinina e sarebbe andato alla ricerca di Psiche, la bellissima giovinetta che aveva corrotto Cupido, il figlio di Venere.

“Capperi, che corsa!” esclamò compiaciuta Venere nel vedere presente il gotha degli dei e tutto il grande fervore che c'era in giro, e intanto, sdraiata su un verde prato, accarezzava l'erba che per miracolo si trasformava subito in fiori solitari dalla bianca corolla.

“Allora ci chiameremo Capperi, o Ciprigna” si premurarono a raccomandare quei fiori “perchè tu sei stata la prima a chiamarci così...”.

"E Capperi siate!” annuì la dea, sorridendo.
(Vedi: nelloblancato.blogspot.com/2015/07/che-ca-ppero-vuoi)

Il suo nome si fa risalire all’arabo “cabir”.
Gli antichi Romani, apprezzavano molto i capperi e producevano anche un vino medicato lasciando macerare per circa due mesi i boccioli insieme alle bacche di ginepro.

Plinio il Vecchio addirittura li distingueva secondo la provenienza: quelli egiziani erano i capperi migliori, quelli africani causavano danni alle gengive, mentre quelli Pugliesi erano lassativi.

Gli arabi, invece oltre a un largo uso alimentare, usavano il cappero in medicina preparando, tra l’altro, tisane antidepressive con la corteccia della sua radice.

La produzione nazionale dei Capperi di grande qualità proviene per il 90% dalle isole Eolie e da Pantelleria e va a coprire il 45% del fabbisogno. Particolarmente pregiati, i Capperi di Pantelleria che dal 1993 hanno ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Fonti:
www.earthgardeners.it/2021/07/25/capperi/
www.valfrutta.it/magazine/pianta-capperi/
www.viridea.it/consigli/cappero/
www.piantevivai.com/piante-aromatiche
www.mygreenhelp.com/pianta-del-cappero
www.ilgiornaledelcibo.it/capperi-di-pantelleria-prodotti/



(foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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