L'impiego di prodotti 'verdi' o ambientalmente preferibili nel settore
pubblico risulta essere molto importante sia per le dimensioni del settore
sia per ragioni di coerenza e credibilità del sistema pubblico
nei confronti dei privati.
Solo recentemente le amministrazioni pubbliche italiane hanno cominciato
ad avere attenzione per i temi ambientali e a oggi gli acquisti verdi
hanno un impatto marginale sui volumi di spesa delle amministrazioni pubbliche.
La gestione ecologica degli acquisti pubblici (il "green public procurement",
GPP) interviene sulla qualità ambientale del prodotto dal ciclo
di produzione (scelta delle materie prime, consumi ed emissioni derivanti
dai processi produttivi e di distribuzione), al ciclo di consumo (consumi,
emissioni, scarti derivanti dall'impiego di un prodotto), al ciclo di
smaltimento (gestione, riutilizzo, riciclo, smaltimento dei rifiuti).
La pubblica amministrazione con un tale impegno non solo svolge pienamente
il suo ruolo di fare politica nell'interesse della collettività
(risparmio di risorse, diminuzione dell'inquinamento, minori costi) ma
ha la possibilità di mandare segnali importanti al mercato, essendo
tra i più grandi acquirenti in molti segmenti di mercato.
Molte amministrazioni non credono all'efficacia economica di queste scelte,
altri considerano il green public procurement un esperimento 'naif'. Fino
a quando non ci sarà l'obbligo solo pochi enti locali praticheranno
una vera politica di acquisti pubblici ecologici.
Una conferma di questa precarietà arriva anche dal modo con cui
hanno proceduto finora le amministrazioni pubbliche: quasi sempre in ordine
sparso anche in base a leggi regionali che disciplinano l'acquisto di
un singolo prodotto.
Un tentativo di legislazione nazionale è arrivato solo con il decreto
203 del maggio 2003, in base al quale tutte le amministrazioni e società
a prevalente capitale pubblico dovranno coprire il fabbisogno di manufatti
e beni con un 30% di prodotti realizzati con materiale riciclato. Al decreto
dovevano seguire le circolari che, settore per settore, avrebbero dovuto
indicare quali prodotti rientrano nella quota del 30% e con quali caratteristiche.
A oggi sono state pubblicate solo quelle relative ai manufatti tessili,
si sta lavorando a quelle relative alle materie plastiche e legno. Anche
se non prevede sanzioni per le amministrazioni inadempienti il decreto
consentirà alle aziende escluse dal bando di gara di invalidarlo
se l'ente non rispetta la quota del 30%.
In Europa la cittadina di Kolding rappresenta un'esperienza modello in
tema di Green Public Procurement. La città di 60 mila abitanti
ha raggiunto la quota del 100% degli acquisti verdi: non c'è un
foglio di carta, un mobile o un qualsiasi altro prodotto comprato dall'amministrazione
pubblica che non risponda a criteri di sostenibilità ambientale.
Inoltre l'amministrazione sta iniziando a introdurre criteri ecologici
anche nell'acquisizione dei servizi, a partire dalla progettazione delle
opere pubbliche.
Ma non occorre andare in Danimarca per trovare modelli collaudati, anche
in Italia ci sono le eccellenze. Il Comune di Ferrara, la Provincia di
Torino, la Provincia di Cremona sono solo dei grandi esempi.
Ora più che mai ci aspettiamo l'impegno della Provincia di Milano.