NATURA
settembre 2004
GLI UMORI DEL CLIMA

Si sa siamo umorali.

L'estate torrida dello scorso anno, cominciata prematuramente a maggio,
ha condizionato le nostre opinioni sul clima. Eravamo tutti certi che
i cambiamenti climatici sono un fatto oggettivo che in poco tempo ci avrebbe
travolti.

Quest'anno le cose sono andate diversamente. Il caldo è arrivato
tardi e solo raramente è stato insopportabile. Fino alla terza
fine di luglio le temperature sono state quasi sempre al di sotto della
media stagionale. Pochi o nessuno ha più parlato di "climate
change".


Qualcuno ci ha anche detto che le cose che pensavamo lo scorso anno erano
tutte bufale. Bufale alle quali i creduloni hanno abboccato condizionati
da situazioni atmosferiche inconsuete che devono essere invece considerare
normali in una visione che tiene conto della ciclicità degli eventi
climatici.


Lo studio del clima però è una cosa più seria. Non
è umorale. Si basa su dati scientifici e oggettivi. Fonda le sue
considerazioni sulle misure degli ultimi 250 anni (prima non venivano
rilevate), su analisi dei sedimenti, sui dati di accrescimento degli alberi
secolari, sui pollini e su mille altri indicatori "naturali"
che testimoniano dell'evoluzione del clima sulla terra nel corso di tutta
la sua esistenza. O quasi.


Luca Mercalli nel suo bel libro "I tempi sono maturi" (CDA
& Vivalda Editori srl - 2204) ci racconta l'evoluzione del clima in
Italia negli ultimi 10000 anni quando , si legge, è finita la prima
fase fredda che ha fatto avanzare i ghiacci alpini fino alla pianura.
In poche centinaia di anni la temperatura è risalita di 6 gradi.
Poi, il clima, a partire da 7000 anni fa, è diventato ancora più
mite di quello che conosciamo oggi. I ghiacciai erano limitati alle cime
più elevate e le foreste si estendevano fino ai 2500 metri. Era
l'optimum climatico del periodo Atlantico durato 4000 anni. Ad esso hanno
fatto seguito un altro raffreddamento e di nuovo un riscaldamento dall'anno
800 al 1200: l'optimum climatico medioevale. Dopo il 1200, gradualmente
fino al 1850, si è assistito alla piccola età glaciale con
temperature relativamente basse e precipitazioni elevate.


Scrive Mercalli: "La convinzione popolare che l'attuale fase
calda si inserisca in una normale ciclicità, alla quale, presto
o tardi, seguirà un nuovo episodio freddo, non è condivisa
dai 3000 climatologi dell'IPCC (Intergovernmental Planel on Climate Ch'ange),
ormai persuasi che l'attuale cambiamento porti anche la firma dell'uomo.
Le variazioni climatiche del passato sono state infatti attivate da fenomeni
naturali, alcuni ciclici, come quelli legati all'attività solare
e alla geometria dell'orbita terrestre, altri casuali, come la presenza
più o meno massiccia di polveri vulcaniche nell'atmosfera, altri
forse dalle profondità stellari dove viene modulata la radiazione
cosmica".


Indipendentemente da come è andata quest'anno in Italia, a livello
globale si osserva un incremento costante del riscaldamento. I segnali
sono evidenti ed eclatanti come le temperature registrate la scorsa estate
in Europa: le più alte degli ultimi 250 anni.


Adesso la natura deve fare i conti con i capricci dell'uomo che ha avvolto
il pianeta in un impercettibile mantello costituito dai gas serra che
non consentono al calore di disperdersi.

A partire dagli ultimi 100 anni, il continuo ed accelerato sviluppo industriale,
unito alla crescente riduzione delle foreste, ha modificato la quantità
e la qualità dei gas presenti nell'atmosfera incrementando l'effetto
naturale di riscaldamento del pianeta e producendo il fenomeno noto come
effetto serra. Ogni anno l'uomo moderno dei paesi ricchi produce e libera
nell'atmosfera l'impressionante cifra di 26 miliardi di tonnellate di
anidride carbonica (CO2) derivante dall'utilizzo di combustibili fossili
come carbone, petrolio e metano.

I gas maggiormente responsabili del fenomeno oltre alla (CO2) sono il
metano (CH4), i clorofluorocarburi, l'ossido di azoto (NO), l'ozono (O3)
e il vapore acqueo.

La concentrazione nell'aria di CO2, di gran lunga la componente più
attiva, è aumentata da 290 ppm registrati nel 1880 a circa 380
ppm attuali.

I lavori previsti dagli accordi internazionali che hanno fatto seguito
alla "I Conferenza Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo" tenuta
a Rio de Janeiro nel 1992, e all'approvazione nel 1997 del "Protocollo
di Kyoto", che stabilisce, da parte dei paesi industrializzati, la
riduzione entro il 2008-2012 del 5,2% delle emissioni dei gas serra, continuano
a registrare blocchi e ritardi.


Nonostante vi siano delle oggettive difficoltà nella formulazione
di stime attendibili, è stato ipotizzato che nel 2100, se non si
porranno dei rimedi, le concentrazioni dell'anidride carbonica in atmosfera
aumenteranno del 50-100%. A questi valori dovrebbe corrispondere un incremento
della temperatura media di 2-4 °C, ovvero un innalzamento capace di
alterare profondamente il precario equilibrio climatico naturale. Quello
che potrebbe accadere non è facile da definire. Gli scenari potrebbero
essere catastrofici. Di certo non piacevoli. Noi preferiremmo non assistere
al triste spettacolo causato, per la prima volta nella storia della terra,
non da fenomeni naturali ma da un'incosciente umanità.


Il nostro è uno sviluppo insostenibile, stupido ed egoista. Siamo
ancora in tempo per fermarci e per pensare.

Non dobbiamo essere umorali. Dobbiamo pretendere di essere informati.


Oggi da noi si vive una "emergenza informazione" fatta di censure,
di notizie false e tendenziose, di monopolio televisivo ed editoriale.
E' necessario uscirne.


Michele Arcadipane

 
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