ECOLOGIA ED ENERGIA
febbraio 2003
STATE OF THE WORD 2003: storia di uno sviluppo insostenibile

La Terra sta vivendo un momento critico. Secondo il rapporto presentato
in questi giorni "State of the world 2003" redatto dalla
nota associazione ambientalista Wordlwatch Institute di Washington
(è possibile acquistarlo on line sul sito www.wordlwatch.org;
in Italia sarà pubblicato nel prossimo mese di marzo), siamo in
presenza di fenomeni che non hanno precedenti nella storia del nostro
pianeta.


Stiamo assistendo alla più drammatica ondata di estinzioni di
animali dopo la scomparsa dei dinosauri avvenuta 65 milioni di anni fa.
Negli ultimi 100 anni si sono estinti 103 specie di uccelli; nei 400 anni
precedenti ne erano scomparse solo 25. Il 12% degli uccelli e il 25% dei
mammiferi sono minacciati di estinzione. La perdita di biodiversiotà
è il sintomo più preoccupante del precario stato di salute
degli ecosistemi naturali. E' come un gatto che si morde la coda: la perdita
di biodiversità riduce le caratteristiche proprie di un sistema
naturale di reagire alle perturbazioni che su di esso gravano e questo
determina un ulteriore decremento della diversificazione biologica.


Le conseguenze legate al repentino surriscaldamento del pianeta sono
di proporzioni così elevate che è difficile fare previsioni
attendibili. Si stima che nei prossimi 100 anni il livello degli oceani
sarà di 27 centimetri più alto e che ben 400 metri di costa
sono destinati a scomparire, ad essere sommersi insieme ai numerosi habitat
che li costituiscono. All'origine del surriscaldamento della Terra c'è
l'effetto serra che ha raddoppiato rispetto al 1998 lo scioglimento della
calotta polare, ha determinato il crollo di 3250 chilometri quadrati dei
ghiacciai della penisola di Larsen ed è responsabile delle più
devastanti esondazioni che hanno interessato l'arcipelago indonesiano.
Nell'ultimo decennio le emissioni di gas serra sono aumentate in America
del Nord di ben il 17%.


L'attività mineraria è responsabile di circa il 10% della
totalità dei consumi energetici e della generaziome di quantitativi
di sostanze tossiche che sfiora la metà della produzione globale.


L'intensità di estrazione dei metalli minaccia il 40% delle foreste
vergini e causa la morte di 40 persone al giorno. Ma questi numeri purtroppo
non sono sufficienti per fare rallentare il ritmo di estrazione. Rispetto
al 1970 la quantità di metalli estratti dal suolo è raddoppiata
raggiungendo la quota di quasi dieci tonnellate all'anno.


La crescente fame di legno sta portando la deforestazione ad un ritmo
che non siamo in grado di sopportare. Il polmone naturale del pianeta
è in agonia. Ogni anno circa 15 milioni di ettari di foreste tropicali
vengono distrutti per fare posto ai pascoli o al deserto.

Nonostante l'OMS sia riuscita a debellare quasi completamente il flagello
della poliomielite, riducendo il numero di ammalati da 350.000 (fine anni
'80) agli attuali 480, il rapporto ci fa osservare che la malaria è
un fenomeno sempre più preoccupante, capace di uccidere ogni anno
più di 7.000 persone, tra le quali i bambini dell'Africa sub-sahariana
ne rappresentano la stragrande maggioranza. Oggi la malaria è un
killer ancora più potente dell'AIDS anche se questo continua a
mietere oltre 5.000 vittime all'anno. Il presidente del Worldwatch
Institute
, Christopher Flavin, nel corso della conferenza stampa organizzata
per presentare "State of the world 2003" ha polemicamente
sottolineato il fatto che "non è chiaro come mai siamo
in grado di proteggere dalla malaria i turisti che visitano l'Africa mentre
le popolazioni locali continuano ad esserne vittime"


Ai margini delle sempre più infinite metropoli si trascinano più
di un miliardo di persone che vivono di niente. Migliaia di poveri, spesso
abbandonati e dimenticati da tutti, muoiono ogni giorno, sotto gli occhi
di altri milioni di uomini, per fame, malattia e freddo. A questi si aggiungono
quelli che ai margini del mondo, sotto gli occhi di 6,2 miliardi di persone,
muoiono non solo per fame e sete ma anche per malattie curabili nel resto
del pianeta.

Il Worldwatch Institute è un organismo di indiscussa serietà
e il suo "State of the world 2003" è un documento
valido e importante. Lo stato dell'uomo e dell'ambiente che viene qui
rappresentato e buio e preoccupante ma fortunatamente, almeno in questa
edizione, lascia intravedere con chiarezza degli spiragli di luce. Nonostante
la terra sia ammalata e consumata ed anche se i grandi summit dei potenti
continuino a registrare fallimenti, "State of the world 2003"
ci dice che invertire la tendenza è possibile e che delle cose
in questo senso si stanno già facendo.


La sensibilità globale sui temi ambientali va crescendo; l'impegno
di associazioni non governative ed anche di comunità religiose
per la costruzione di un mondo diverso è ogni giorno più
forte. I governi locali sembra che comincino davvero a recepire l'importanza
di cambiare rotta per costruire un mondo nel quale lo sviluppo sia compatibile
con la salute nostra e delle generazioni che verranno.

Per ora le politiche ambientali sono orientate prevalentemente verso l'utilizzo
e la produzione di energia "pulita". Nel mondo, negli ultimi
5 anni, è stato registrato un incremento del 30% all'anno della
produzione di energie alternative. In alcuni paesi come la Germania, la
Spagna e il Giappone, il 20% dell'energia prodotta è di tipo eolico
e solare. Entro il 2010, il 22% dell'energia consumata dall'Unione Europea
sarà ottenuta da fonti rinnovabili. La California si è imposta
l'obbligo di produrre non meno del 20% di energia pulita.


Così se da un lato viene registrato l'impegno dei paesi più
industrializzati a cambiare rotta, dall'altro ci accorgiamo di essere
ancora lontani da un traguardo possibile. Uno dei settori più preoccupanti
riguarda la scarsa capacità di recupero dei materiali di scarto:
una fonte di materie prime e di energia che il più delle volte
è destinata solo a contaminare l'acqua, l'aria e il suolo.




Leggendo il rapporto scopriamo che il buco dell'ozono si è ridotto
dell'80% e che in futuro ci sono buone probabilità che anche il
nostro malcostume si riduca sensibilmente. La tecnologia per uno sviluppo
sostenibile esiste già. Come ci ha ricordato il Dr Christopher
Flavin, è necessario trovare la volontà per applicarla:
"non si capisce come mai siamo capaci di costruire navette spaziali
alimentate ad energia solare ma non auto che si muovano con la stessa
fonte di energia pulita".


Michele Arcadipane

 
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