1. principi generali
L'ecosistema fiume deve essere considerato un sistema aperto, condizionato dall'ambiente esterno per effetto di una componente trasversale, che mette in comunicazione funzionale il corridoio fluviale con l'ambiente circostante, dove ogni tratto è dipendente dal tratto a monte per effetto di una componente longitudinale che realizza il trasporto della sostanza organica.
La struttura di un alveo fluviale viene continuamente plasmata e modificata dalle variazioni di portata. Purtroppo spesso assistiamo ad interventi sul sistema fiume che non tengono conto dei processi naturali che lo governano. E' frequente che opere importanti vengano costruite su aree instabili o a rischio di esondazione. E' passato poco più di un anno da quando in Calabria, vicino a Soverato in provincia di Catanzaro, una alluvione annunciata ha travolto un campeggio che era stato realizzato diversi anni prima sull'alveo di piena naturale di un fiume.
La funzionalità di un corso d'acqua è il risultato dell'interazione di diversi organismi biologici in grado di riciclare la materia organica. Tutti gli organismi partecipano alla progressiva demolizione e al riutilizzo delle sostanze presenti, portando così a compimento il fenomeno biologico noto come autodepurazione. In questo processo la parte più attiva viene svolta dai batteri che aggrediscono la materia organica in qualsiasi forma sia essa presente, col risultato di produrre anidride carbonica, acqua e altre sostanze semplici. Anche alcuni microscopici funghi noti come ifomiceti, meno frequenti ma non meno attivi, svolgono la medesima funzione. La materia inorganica così prodotta costituisce l'elemento d'elezione per la crescita di piccolissime alghe come diatomee e cloroficee. Si forma in questo modo un film epilitico che garantisce la proliferazione di diversi protozoi che a loro volta diventano preda di rotiferi, nematodi e altri minuscoli animali. Oltre a questi, in un gruppo gerarchicamente superiore, si accrescono crostacei, molluschi, vermi e larve di insetti che costituiscono l'alimento preferenziale per i pesci che sono al vertice della catena alimentare. Tutti questi organismi collaborano in modo sinergico e sincronizzato a svolgere l'azione autodepurante del fiume.
Poiché ogni specie presenta un optimum vitale e un proprio intervallo di tolleranza alle condizioni ambientali (legato alle esigenze fisiologiche, agli adattamenti morfologici, alle modalità di reclutamento delle risorse alimentari, alle strategie riproduttive ecc.) quanto maggiore è la diversità ambientale e l'eterogeneità del substrato, tanto maggiore sarà il numero di specie che possono convivere nel medesimo ambiente. A sua volta l'elevata diversità biologica è garanzia di una maggiore stabilità del sistema. Si attiva cioè un meccanismo omeostatico che permette, con la collaborazione di tutte le componenti biologiche del sistema, di reagire alle perturbazioni che gravano dall'esterno.
Ogni modifica o alterazione ambientale viene fronteggiata da un ecosistema in modo da ristabilire le condizioni di equilibrio. Se l'alterazione è grave e persistente, diventa improbabile non solo ristabilire le condizioni di equilibrio ma anche la creazione di un nuovo ordine. Questo si ripercuote su tutte le componenti dell'ecosistema acquatico con conseguente semplificazione degli habitat, impoverimento della biodiversità e scadimento della qualità ambientale.
2. elementi di alterazione
Gli elementi di alterazione degli ambienti acquatici possono essere distinti per semplicità in due categorie. Quelli per i quali l'unico possibile intervento è costituito dalla rimozione della causa di modifica in attesa che si ristabilisca un nuovo equilibrio e quelli che invece richiedono interventi più ragionati. Tra i primi sono compresi l'introduzione di materiale in acqua (rifiuti, pesticidi, metalli pesanti, materiale organico, organismi biologici alloctoni ecc.), la costruzione di opere di sbarramento trasversale e il prelievo di acqua superficiale e sotterranea. Nel secondo gruppo vanno invece annoverate tutte le opere realizzate in alveo che comprendono le rettifiche, l'escavazione, la cementificazione ecc. ovvero tutti quegli interventi che comportano una modifica strutturale del corridoio fluviale come la perdita della sinuosità caratteristica di un tracciato naturale e l'eliminazione della struttura diversificata dell'alveo.
Questi interventi sono quelli forse più subdoli e di più difficile risoluzione. Si tratta di opere, che oltre a provocare un danno grave e persistente alla componente biologica del sistema, con pesante compromissione della qualità delle acque, sono responsabili di gravi danni causati al territorio circostante.
La rettifica del tracciato naturale, ad esempio, implica un accorciamento del tratto di percorrenza dell'acqua. Quindi, se non vengono modificate le quote alle due estremità del tratto rettificato si ha un aumento della pendenza e quindi un aumento della velocità di corrente a cui fanno seguito una maggiore erosione delle sponde e il deposito dei sedimenti nei tratti a valle. Questi fenomeni a distanza di tempo determinano dei profondi aggiustamenti morfologici come il crollo di strade e manufatti e violenti eventi di piena verso valle.
3. ripristino della funzionalità fluviale
Per ripristinare la funzionalità perduta è necessario provvedere con interventi di rinaturalizzazione. E' cioè necessario reintrodurre nell'ambiente modificato quegli elementi caratteristici di un ambiente fluviale naturale come la sinuosità del tracciato, l'alternanza di buche, raschi e ostacoli alla corrente, le aree di espansione delle acque, la vegetazione riparia ecc. Bisogna costantemente ricordare che ad ogni diversità ambientale corrisponde una diversità biologica che tanto più è elevata tanto più da stabilità all'ecosistema. In un ambiente diversificato, ricco di numerosi microhabitat, dove la corrente è in alcuni tratti più forte, in altri è rallentata da grosse pietre incassate sul fondo, dalla la presenza di grosse radici di alberi di riva o dalle anse di un tracciato sinuoso, può insediarsi una quantità infinita di organismi diversi che insieme, come se fossero un unico grande organismo, contribuiscono a mantenere stabile il sistema fluviale.
Qualunque sarà l'obiettivo di un intervento di rinaturalizzazione, dal semplice recupero parziale di un ambiente profondamente alterato al totale ripristino, è necessario impostare il lavoro in modo da aumentare la diversità ambientale e restituire la funzionalità longitudinale e trasversale, ricostituendo le connessioni naturali tra l'ambiente acquatico e l'ambiente circostante.
In ogni caso anche se il risultato atteso è sempre la ricostituzione degli habitat tipici di un ambiente inalterato è sempre preferibile non applicre un intervento diretto ma agire sui processi che governano il corso d'acqua in modo che sia questo a ricreare la struttura morfologica desiderata. Un habitat ricreato potrebbe facilmente essere distrutto dalla corrente mentre un habitat rimodellato direttamente dal fiume avrà maggiori garanzie di stabilità.