NATURA
settembre 2001
PERCHE' LA BIOEDILIZIA NELLA SCUOLA?

Pochi giorni ancora ci separano dalla riapertura dell'anno scolastico e dal ritorno nelle scuole degli studenti che, per la verità, non troveranno novità o grandi cambiamenti: i provvedimenti attuativi del riordino dei cicli scolastici, costato molto impegno e qualche battaglia, sono stati revocati dal nuovo ministro della Pubblica Istruzione. In attesa che vengano formulate nuove proposte, per il momento tutto rimane immutato.


Per qualcuno, ormai è letteratura, il ritorno a scuola non è certo il momento più felice dell'anno: chissà quanto influisce, su questo sentimento negativo, il dover tornare a frequentare scuole dall'aspetto "infelice": muri in nudo cemento, illuminazione inadeguata, aule, o locali in genere, che riflettono spietatamente le onde sonore tanto da mantenere il rimbombo costante.

E' indubbio: in non pochi casi le strutture scolastiche non hanno caratteristiche tali da renderle idonee a una vivibilità ottimale e compatibile con l'attività didattica.


A questo si aggiunge il rischio ambientale: da un'indagine di Legambiente, del marzo 2000, emergono dati sconfortanti: "1 scuola su 6 si trova in un'area ambientalmente degradata" e quindi esposta ad un rischio ambientale come, ad esempio, quello dell'inquinamento elettromagnetico o acustico.


Sono problematiche che abbracciano almeno cinquant'anni di edilizia, naturalmente non solo scolastica: problemi di isolamento termico, acustico, di inadeguato illuminamento sembra si siano aggravati con le abitudini costruttive che, dagli anni '50 in poi, si sono consolidate: elementi prefabbricati, abuso del cemento armato, materiali di costruzione poveri o addirittura pericolosi per la salute (basti pensare alle coperture in amianto), scarsa attenzione all'isolamento termico o acustico, ecc. Il tutto nell'ottica di una veloce ed economica espansione edilizia.


Sempre più spesso gli insegnanti impostano la loro programmazione didattica sull'educazione ambientale, affrontano con i propri alunni tematiche complesse di sviluppo sostenibile o consumo responsabile che riguardano direttamente i nostri stili di vita. Svolgono il loro lavoro in spazi che, per arredo o struttura, contraddicono quanto insegnano.


Da più parti sta affiorando il concetto di "scuola biologica": cioè di una scuola in cui l'azione educativa basata sull'ambiente si coniughi ai dettami della bioarchitettura, e quindi a principi costruttivi, manutentivi o di arredo ispirati al rispetto dell'ambiente e della salute di coloro per cui l'edificio è destinato.


La visione della scuola, diventa così sempre più quella di spazio ecologico.

Per ora si tratta di principi pressoché ignorati. Dalla stessa indagine di Legambiente risulta che solo il 4,2 % di Comuni e Province utilizza criteri di bioarchitettura. Gli investimenti sull'edilizia scolastica sono ingenti: tuttavia consistono soprattutto in adeguamenti normativi (L 626): a tutela della salute e dell'ambiente per ora sono numericamente significativi solo gli interventi, indifferibili, di bonifica dall'amianto.


Del resto la bioarchitettura è una strada costosa: in alcuni casi qualche comune la ha imboccata coraggiosamente, tra mille difficoltà. Vicino a noi c'è il valido esempio dell'Amministrazione Comunale di Cesate che, nell'ambito di un progetto più vasto di applicazione di Agenda 21 locale, ha realizzato, in bioarchitettura, un ampliamento della scuola elementare che merita essere preso come punto di riferimento per il nostro territorio ed ha in progetto la costruzione di un edificio scolastico, sempre in bioarchitettura.

La soluzione per il diffondersi di questa cultura costruttiva sembra essere quella di realizzare un'architettura che da un lato sia più vicina all'uomo ma che dall'altro non comporti una eccessiva lievitazione nei costi, sebbene parlare di costi più alti possa anche essere relativo: maggiore tutela dell'ambiente si traduce, a lungo termine, in risparmio di risorse e quindi in risparmio anche monetario. E in ogni caso, quand'anche i costi per pitture atossiche o materiali naturali non fossero recuperabili, non è comunque più importante offrire un ambiente più salubre agli studenti?


Quali sono le possibilità perché la bioarchitettura possa effettivamente imporsi nell'edilizia scolastica?


Le normative in materia assegnano agli enti locali (principalmente Comuni e Province) il compito di costruire e mettere a disposizione della collettività le scuole pubbliche.


Questi enti spesso dispongono di bilanci non propriamente floridi, che non consentono particolari voli pindarici nelle scelte, anche considerando la possibilità di ottenere finanziamenti statali e/o regionali. Le soluzioni più costose vengono, in linea di massima, scartate a vantaggio di soluzioni che (pur necessariamente rispettose delle normative in materia di sicurezza e di abbattimento delle barriere architettoniche) tendono ad essere le più economiche possibili.


Il governo potrebbe adottare, nell'ambito di una più ampia politica ambientale, la scelta di incentivare i Comuni a ricorrere alla bioarchitettura, tramite forti contributi e finanziamenti finalizzati al riguardo. Oppure, in alternativa, potrebbe riservare particolari vantaggi economici a quei Comuni che decidessero di costruire in bioarchitettura, magari escludendo i relativi lavori dal campo di applicazione IVA o almeno riducendo sensibilmente l'aliquota. O ancora, si potrebbe ipotizzare un aiuto a lungo termine ai comuni che facciano tali tipo di scelte, ad esempio aumentando per un certo numero di anni i trasferimenti statali ordinari.


Del resto, se la volontà di questo governo è quella di favorire l'attività edilizia anche burocraticamente (si parla di ampliare a dismisura l'utilizzo della D.I.A. - denuncia di inizio attività - in sostituzione della concessione edilizia) che almeno incentivi modalità costruttive a tutela della nostra salute e del nostro ambiente.


In ogni caso tutto ciò è difficilmente proponibile, fino a quando l'opinione pubblica non acquisirà coscienza dell'importanza della bioarchitettura. Infatti, a differenza di altre tematiche ambientali ed ecologiche, fortemente sentite dalla gente, questa è pressoché ignorata dai più.


Tra gli altri, spetta anche e principalmente alla scuola (sorta di serpente che si morde la coda!), formare le giovani coscienze sull'importanza di questa tematica.


Virginia Mazzuchetti

 
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