Navigando nel sito della Regione Lombardia, al link "normativa regionale",
nella categoria "interventi nell'economia" si trova una legge
di tutela dell'ambiente: la L R. n. 17 del marzo 2000. Titola: "Misure
urgenti in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna
e di lotta all'inquinamento luminoso".
E' una buona legge, si dice, fortemente voluta dagli appassionati astrofili,
dagli ambientalisti e sostenuta dalla raccolta di 27.000 firme. Finalmente
si parla in concreto di un tipo di inquinamento, quello luminoso, quasi
sconosciuto e sottovalutato, talvolta addirittura liquidato come "capriccio"
di pochi, e che, mi viene da pensare, abbia dovuto far forza sull'aspetto
economico del problema prima ancora che su quello ambientale e culturale,
per essere preso in seria considerazione.
L'inquinamento luminoso è il fenomeno per cui l'atmosfera illuminata,
spesso scriteriatamente, da fari, lampioni, torri - faro, globi, ecc.
viene resa "opalescente" e in misura maggiore quanto più
si combina con la presenza di inquinanti nell'atmosfera.
Ne deriva una serie di conseguenze ambientali.
La prima e immediatamente verificabile è che le stelle non sono
più visibili: in quasi tutta la Pianura Padana la Via Lattea non
si vede più e particolarmente scarso è il numero degli astri
che riusciamo a vedere rispetto ai circa 6.000 che in condizioni normali
potremmo distinguere ad occhio nudo.
Il rischio è quello di perdere i contatti con l'osservazione del
cielo e di conseguenza interrompere il legame tangibile con il germe plurimillenario
della cultura scientifica.
L'illuminazione notturna, inoltre, agisce sugli equilibri degli ecosistemi:
l'alterato ciclo notte - giorno sottopone le piante, soprattutto quelle
dei giardini e dei viali cittadini, ad uno stress da "iperlavoro"
rendendole più vulnerabili agli attacchi dei parassiti che invece
approfittano della luce e del calore supplementare dei lampioni per moltiplicarsi
più rapidamente.
E ancora fenomeni di abbagliamento o di scorretta illuminazione (come
esagerate insegne pubblicitarie luminose; fanali che illuminano male disperdendo
luce verso l'alto e non sulla strada; tratti stradali illuminati a giorno
seguiti da tratti bui) sembrano essere causa non trascurabile di incidenti
stradali.
Queste, in due parole, alcune delle tante conseguenze.
Su tutto incombe la bolletta energetica. Consumiamo energia e paghiamo
a spese nostre e soprattutto dell'ambiente, anche per tutta quella luce
che viene dispersa o verso l'alto o dove non serve (o addirittura è
dannosa), nonché per tutti gli impianti mal progettati e per tutte
le lampade ad alto, anziché basso, consumo impiegate, che per di
più creano problemi di smaltimento per le sostanze altamente tossiche
che contengono.
Secondo dati di Legambiente e dell'Unione Astrofili Italiana (U.A.I.)
lo spreco può essere quantificabile, nelle città italiane,
in 450 miliardi di lire annui!
Benvenute, quindi, le leggi regionali: a quando quella nazionale?
Nel frattempo il mondo ambientalista consolida il proprio lavoro, soprattutto
per quanto riguarda la sensibilizzazione dell'opinione pubblica: è
ormai ricorrenza annuale la Giornata Nazionale sull'inquinamento
luminoso.
Anche la scuola non è estranea a questo impegno. Promossa, nel
1998, dall'allora Sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione,
Carla Rocchi, in collaborazione con U.A.I. e Legambiente, ha preso il
via l'iniziativa "Gli studenti fanno vedere
le stelle".
Dalla lettura delle attività programmate dalle scuole nell'ambito
di questa iniziativa, risulta che non si tratta solo di un progetto di
educazione ambientale e scientifica per gli studenti. E' anche uno strumento
di rilevazione dell'inquinamento luminoso da un lato, e un canale di sensibilizzazione
dell'opinione pubblica dall'altro.
Dall'iniziativa è nata una rete di scuole diffusa su tutto il
territorio nazionale, rete che a tutt'oggi conta un centinaio di istituti
coinvolti, soprattutto superiori, che si coordinano attraverso una "scuola
polo" (Liceo Russell di Roma).
Ciascuna scuola, nell'ambito di questo progetto e in particolare nella
settimana di osservazione del cielo (che quest'anno si è svolta
dal 25 al 31 marzo) organizza particolari attività relative
all'inquinamento luminoso nel proprio territorio, spesso collaborando
con gruppi di astrofili.
Tutte assieme, inoltre, organizzate in una rete di rilevamento, hanno
realizzato un monitoraggio dell'inquinamento luminoso, i cui risultati
e modalità operative sono raccolti nel sito della scuola polo www.liceorussell.roma.it/Astronomia
Per chi volesse saperne i più sull'inquinamento luminoso e sulle
iniziative ad esso collegate, il consiglio è di fare una capatina
nei siti:
www.uai.it
www.vialattea.net/cielobuio/