EDITORIALE
novembre 2004
KIOTO ALL'ITALIANA: PIU' TASSE PER TUTTI

Con l'approvazione della Camera bassa del Parlamento Russo, il protocollo
può ora entrare in vigore: obiettivi ed adempimenti contenuti in
esso diverranno vincolanti per tutti i paesi firmatari. Ciò è
consentito dal fatto che si è superato il valore minimo dei paesi
e delle relative emissioni previsto per rendere esecutivo l'accordo.


Il protocollo per la riduzione dei gas inquinanti che producono l'effetto
serra prevedeva, infatti, che si superassero i 55 Paesi ( e sono 121)
ed il 55% ( ed è il 63%) delle emissioni rispetto ai valori del
1990.


La posizione egoistica e protezionistica di alcuni grandi Paesi industrializzati,
quali gli USA e l'Australia, appare oggi ancora più evidente


Il primo significativo obbiettivo previsto per i Paesi a più elevata
vocazione industriale è quello di abbattere le emissioni di gas
serra del 5% , rispetto ai valori riscontrati nel 1990, entro il 2010.


Lo strumento attraverso il quale, in Europa, gli Stati membri hanno tracciato
il percorso per giungere a centrare l'obiettivo, è il NAP: Piano
di Allocazione Nazionale.


Questi piani contengono il numero degli impianti di dimensione superiore
a 20 MW e delle relative autorizzazioni ad emettere quote di Co2, tali,
complessivamente, da consentire il rispetto degli obiettivi di Kyoto..


Per quanto riguarda l'Europa, ben sedici di questi "piani nazionali
di assegnazione delle emissioni" sono già stati esaminati,
otto erano stati approvati a luglio ( Austria, Danimarca, Francia, Germania,
Irlanda, Olanda, Inghilterra, Svezia), altri sei nei mesi successivi sono
stati presentati ed approvati senza riserve, ( Belgio, Estonia, Lettonia,
Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia) e due sono stati licenziati con piccole
prescrizioni tecniche ( Finlandia e Francia).


Per quanto riguarda gli altri nove paesi, Italia compresa, è in
corso la verifica da parte della Commissione Europea.


Il piano italiano è stato reso pubblico nel mese di maggio e presentato
alla Commissione Europea nel mese di luglio; il giudizio che emerge dai
principali commenti tecnici ci preoccupa non poco ed è altamente
probabile che, per l'ennesima volta, la UE ci bacchetti o, nella peggiore
delle ipotesi, restituisca il documento per una sostanziale riscrittura.


Il documento italiano, infatti, sembra prescindere totalmente dai contenuti
della delibera CIPE 2002 superando i limiti massimi lì previsti
e dandosi come obiettivo non quello della riduzione, bensì la stabilizzazione
su valori di gran lunga superiori a quelli riscontarti nel 1990 (+ 12%)
e ciò in un contesto industriale non più contrassegnato
dalla presenza di grandi aggregati di industrie energivore.


Pertanto, la parte preponderante del piano è relativa agli impianti
di generazione elettrica per i quali, pessimisticamente, non si prevede
possibile ottenere significativi risultati in termini di riduzione delle
emissioni inquinanti, sostenendo che vi sono pochi e costosi margini di
miglioramento.


Nessuna fiducia e quindi nessuna previsione di miglioramenti conseguenti
alla introduzione di innovazioni di processo ed allo sviluppo delle fonti
rinnovabili, anzi, previsione di ulteriori peggioramenti conseguenti alla
reintroduzione del carbone in termini davvero significativi.


Per far quadrare i conti sarà pertanto necessario ricorrere massicciamente
all'acquisto di crediti di emissione sul mercato del carbonio, ovvero
come dice bene il documento di Legambiente sul PNA " cari italiani
il governo ha deciso di farvi pagare con più tasse e più
inquinamento futuro la decisione di non aiutare oggi l'innovazione nell'industria,
in particolare quella elettrica."


Sergio Saladini

 
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