EDITORIALE
ottobre 2003
BLACK OUT DELLA RAGIONE E DELLA VERITA'

Le prime reazioni delle autorità italiane dopo l'interruzione generale
di energia del 28 settembre, sono state: "è colpa dei francesi
oppure degli svizzeri", "non siamo stati noi", bisogna
costruire nuove centrali" e l'immancabile "se il programma nucleare
non fosse stato interrotto....".


Ebbene d'innanzi ad un evento come quello di fine settembre, tre sono
le cose da fare: primo, capire cosa è successo e perché;
secondo, cosa fare perché non si ripeta; terzo, se qualcuno, governante
o tecnico ha sbagliato che i cittadini utenti/consumatori/elettori lo
sappiano e si possano regolare di conseguenza.


Tralasciamo le ipotesi di ciber-terroristi e di azioni riconducibili
ad una nuova strategia eversiva (loggia P2 o simili) messa in atto per
bloccare il ritorno della sinistra al governo del Paese nel dopo Berlusconi.


Per quello che se ne sa tutto è dipeso da un albero, un grande
albero svizzero che il vento ha spinto contro le linee elettriche provocando
un incendio e la conseguente interruzione della rete locale, fenomeno
che si è poi riverberato attraverso un "effetto domino"
a tutte le centrali italiane collegate, le quali per difendersi dall'improvviso
innalzarsi del carico si sono escluse dalla rete.


Personalmente ho visto in TV due telegiornali, nei quali veniva mostrato,
in un caso "un moncherino" di abete bruciato e nell'altro il
volto di un inviato immerso in un bosco, il quale sosteneva che l'albero
era interamente bruciato e restava solo della cenere sul terreno: potenza
dei mass-media!


Accolta la tesi dell'evento fortuito ci si domanda perché durante
il tempo successivo alla prima interruzione, nessuna operazione manuale
sia intervenuta ad isolare non solo le singole centrali, ma intere sottoreti,
il che avrebbe territorialmente limitato l'interruzione nella erogazione
di energia.


A questa domanda deve una risposta l'Autorità della energia elettrica,
regolatrice della organizzazione e del mercato; evidentemente non vengono
usati, per la gestione ordinaria e per quella delle emergenze, sistemi,
modelli matematici e quantità di riserve all'altezza delle necessità
della rete italiana.


Le diagnosi affrettatamente espresse dal coro dei politici di Governo,
paiono indotte da altre ragioni giacché molte sono le fonti tecniche
le quali sostengono che lo scarto esistente tra potenza installata e picco
della domanda (24 mila MW) è adeguato, perlomeno, alle attuali
necessità.


Sul piano normativo, i ritardi, se tali possono essere chiamati quelli
conseguenti alle azioni di Regioni ed Enti Locali in opposizione al cosiddetto
decreto "sbloccacentrali", non hanno indotto il Governo a modificare
l'agenda politica, inserendo questo tema tra le priorità che come
è noto continuano ad essere: la riforma della Magistratura, la
riforma della RAI, il decreto salvaPremier, i condoni tombali, la controriforma
della scuola, il nuovo regime pensionistico, ecc.


Che fare, allora, perché black-out non si verifichino più
?


Già si è detto della necessità che l'Autorità
dell'energia elettrica svolga il proprio ruolo di gestore e regolatore
nell'interesse soprattutto delle utenze finali (famiglie, servizi, imprese).

Occorre poi abbandonare alcune tendenze di revanscismo nucleare, che,
se ben si riflette, non ci garantiscono dai black-out (vedi USA, Francia,
Inghilterra, ecc.).


Rispondere alle crescenti esigenze di energia, attraverso l'educazione
al risparmio nell'uso, la qualità ed il minor consumo degli elettrodomestici,
lampadine a lunga vita comprese e delle attrezzature produttive; attuare
gli impegni di Kioto sull'uso di fonti energetiche rinnovabili, investire
nella manutenzione dello stock di centrali esistente, infine, costruire
nuove centrali nel rispetto delle normative urbanistiche ed ambientali.


Per ultimo le responsabilità: innanzi tutto quelle del gestore
della rete di trasmissione dell'energia che, come il suo predecessore
si dovrebbe fare da parte e poi il Ministro che ha gestito la fase di
privatizzazione, non garantendo i cittadini utenti, i cittadini imprenditori
e nemmeno gli investitori nel settore energetico schiacciati da ENEL ed
Edison.


E il Presidente del Consiglio? Scomparso dal video e dalla scena, nel
momento del bisogno, riapparso a reti unificate per il "messaggio
sulle pensioni" con il pericolo di scatenare tanti emuli eco-terroristi,
muniti di accendino, nei boschi di abeti e di tralicci del nostro Bel
Paese.


Sergio Saladini

 
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