EDITORIALE
aprile 2003
WATER FOR PEACE

 


Per il possesso dell'acqua come per il petrolio si sono combattute e
si stanno combattendo guerre in tutto il mondo.


Ma, mentre l' opinione pubblica mondiale (nuovo soggetto politico globale
che si è formato prepotentemente in questi giorni, in tutto il
mondo) ha informazioni sufficienti per formare il proprio giudizio ed
orientare le proprie linee d'azione sul petrolio, le controversie sull'acqua sono poco
note anche se, in alcuni casi, possono da un momento all'altro sfociare
in conflitto aperto.


Dice Paolo Rizzi del Comitato Italiano per il contratto mondiale dell'acqua,
che si contano già 50 controversie o guerre dell'acqua "quali
Egitto con Sudan ed Etiopia per il Nilo, India e Pakistan per il Gange,
Irak, Siria e Turchia per il Tigri e l'Eufrate, Ungheria e Romania per
lo Szamos, Ecuador e Perù per il Canepa; Palestina, Giordania e
Israele per i bacini del Giordano e le fonti sotterranee".


Che l'acqua sia risorsa fondamentale per la vita e che esista il diritto
per tutti gli esseri umani per accedervi, è stato sancito dagli
anni sessanta in poi in molti consessi internazionali ed in particolare
durante la prima Conferenza dell'ONU sull'acqua che si tenne a Mar de
la Plata in Argentina, dove si stabilì che "tutti hanno diritto
di accedere all'acqua potabile in quantità e qualità corrispondente
ai propri bisogni fondamentali".


A questa affermazione seguì un "decennio internazionale dell'acqua
potabile e del risanamento 1980/1990" che si concluse con la Conferenza
di Nuova Delhi dove, nel registrare scarsi risultati, si ripropose un
appello a tutte le nazioni per una azione concertata al fine di dare a
tutti, entro il 2000, acqua sicura e servizi igienico sanitari adeguati,
appello fatto proprio e rilanciato nell'ambito della Agenda 21 durante
la conferenza delle N.U. di Rio de Janeiro del 1992.


A questi appelli seguirono ben poche azioni concrete, per cui nel 2000
durante il Forum Mondiale sull'acqua dell'Aja, come a voler sancire un
fallimento, l'acqua da "risorsa fondamentale" diviene "bisogno
vitale" e da bene sociale diviene bene economico il cui "giusto
prezzo", dovrà essere fissato dal mercato.


Infine il vertice di Johannesburg che nulla aggiunge, salvo
fissare l'obiettivo di dimezzare entro il 2015 il numero di quanti non
hanno libero accesso all'acqua dolce: è noto che in quella occasione
molte associazioni lasciarono il forum tant'è che di recente, in
contemporanea al Word Water Council di Kioto si è svolto a Firenze
il I Forum alternativo mondiale sull'acqua " Un agenda per l'azione:
il diritto all'acqua per tutti" di cui si parla in questo numero
del giornale.


Ed eccoci qui nel pieno di un'altra guerra dove l'acqua e la sua distribuzione
alle popolazioni civili è una delle armi di pressione e di morte
usate e le immagini televisive ci mostrano assalti ai camion delle organizzazioni
internazionali da parte delle popolazioni civili disperate.


Ammontano a 5 milioni all'anno i decessi causati da malattie legate alla
scarsità d'acqua ed ogni venti secondi un bambino sotto i dieci
anni muore per problemi legati all'acqua ed anche dove l'acqua c'è,
ma è inquinata, le vittime sono tante, si calcola infatti che siano
il doppio di quelle provocate dall'AIDS: ci sono qui i presupposti di
futuri conflitti e guerre di fronte ai quali la risposta non può
essere quella di affidarsi al mercato.


Occorre pertanto fare dell'accesso all'acqua uno strumento di pace e
di pacificazione dei popoli, sostenere anche nei paesi occidentali le
iniziative internazionali che parlano di diritti, che si oppongono alla
privatizzazione, che operano per l'uso di tecnologie semplici collegate
alla attivazione di pozzi, per l'educazione e l'istruzione di contadini
ad un corretto ed ecocompatibile uso delle scarse risorse idriche, per
il riciclo, ecc.


Solo un grande movimento ed una sensibilizzazione dei governi può
consentire di uscire dallo stallo e dalle cattive politiche in cui si
dibattono gli organismi internazionali.


Per restare in casa nostra, oltre allo spreco di risorse causato da inefficienti
sistemi di distribuzione, alla scarsità che ancora oggi colpisce
molte regioni del Sud, allo spazio che si lascia alla malavita, alla mancanza
di depurazione, al dissesto idrogeologico, si registra una sostanziale
indifferenza nei confronti dei progetti di cooperazione internazionale.


Il nostro Stato ben lontano dallo stanziamento promesso per la cooperazione,
pari allo 0.7% del PIL, di recente abbassato allo 0.3% (Conferenza economica
dell'ONU di Monterrey), destina solo lo 0.12% lasciandosi alle spalle
solo gli USA, mentre tutti gli Stati Europei ci precedono ed in particolare
Svezia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia e Danimarca con lo 0.8% circa.


Sergio Saladini

 
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