EDITORIALE
gennaio 2003
MI CONSENTA.

L'approvazione della finanziaria è stata ed è tuttora,
accompagnata da pesanti critiche della opposizione, ma anche da riserve
e distinguo da parte di alcuni rappresentanti della stessa maggioranza
di governo.


Riserve sul merito, riserve sul metodo, invenzioni postume, quali il
decreto di Natale che ha corretto ed integrato la legge finanziaria, varata
da pochi minuti, con buona pace delle regole democratiche e del prestigio
del parlamento.


La finanziaria da sempre è il documento che detta i comportamenti
che gli organi dello Stato, gli Enti Locali, le imprese ed i cittadini
devono tenere al fine di raggiungere traguardi ed obiettivi generali che
consentono alla intera società di progredire o per lo meno di mantenere
un equilibrio nelle sue diverse componenti produttive e sociali; ciò
avviene attraverso azioni di contenimento e modifica della spesa pubblica,
di tassazione, di incentivazione, di ridistribuzione.


E' quindi, per sua natura, un documento etico, che da e toglie risorse
e servizi sulla base di una lettura o di una interpretazione dei bisogni
espressi dai cittadini e di un modello di stato e società che,
chi governa, esprime.


Le finanziarie dei "tempi difficili" al fine di contrastare
avverse congiunture economiche e prevedibili disagi sociali portavano,
di solito, tagli nella spesa pubblica, aumenti della tassazione e qualche
provvedimento aggiuntivo di wellfare e di sostegno alle attività
produttive, il messaggio era: vi chiediamo sacrifici, mostriamo attenzione
agli aspetti socio-assistenziali, stimoliamo - in modo mirato e per quanto
possibile- l'economia.


Questo Governo - legittimamente - propone una ricetta differente, "liberista"
come comunemente si suol dire: tagli alla spesa pubblica (anche a quella
sociale), sgravi fiscali, incentivazione della spesa privata, il messaggio
è: vi lasciamo più risorse per stimolare il consumo e l'acquisto
non solo di beni, ma anche di servizi (scuola, sanità, ecc.), così
l'economia gira - da sola- e produce ricchezza ed occupazione.


Lasciamo ad altri spiegare il drammatico rischio di un simile approccio
che privo di una seria politica industriale sta portando e sempre più
porterà alla distruzione di patrimonio produttivo, giacché
il mercato ha una sua etica che punisce i prodotti meno innovativi, di
minore qualità e più costosi, lasciando come eredità
sottoccupazione, lavoro nero, disoccupazione e maggior carico sociale.


Limitiamoci ad osservare che le minori entrate di cassa conseguenti
alla scelta di onorare la promessa elettorale di "minori tasse"
hanno portato governo e maggioranza a raccogliere risorse attraverso il
più ampio ricorso al condono della storia repubblicana: fiscale,
maxiconcordato, liti e contenzioso , canone RAI, proroga dello scudo fiscale,
tasse locali, ecc.


Il messaggio che viene inviato a tutti i cittadini, cambia, non si chiedono
più sacrifici agli onesti , si offrono sconti e premi ai disonesti
: queste sono le virtù civiche che vengono indicate da Governo
e Maggioranza !


Se la mancanza di una politica industriale brucerà patrimonio
produttivo, la mancanza di una coerente etica nelle misure finanziarie
ed in tanti altri atti precedenti (vedi il catalogo di patrimonio S.p.A.),
brucerà la gran parte del patrimonio costruito dai processi di
educazione civica, dai comportamenti virtuosi e dalle "buone prassi"
che con tanta fatica si erano attivati in questi ultimi anni soprattutto
in tema di salvaguardia del territorio e dell'ambiente.


Perché risparmiare energia se i contratti premiano i maggiori
consumi, perché limitare la velocità delle auto se le multe
non pagate si possono condonare, perché pagare le tasse dei rifiuti
se poi con pochi euro tutto si sistema , ecc.



Grave e dirompente, soprattutto, il principio che viene affermato che
tutto ha un prezzo ed è sanabile, anche i danni alla natura, anche
il consumo e lo sperpero di risorse non più producibili.


Benvenuti nel medioevo prossimo venturo.


Sergio Saladini

 
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