EDITORIALE
dicembre 2002
Mi pongo da tempo una domanda: perché le politiche in favore dell'ambiente
non sono entusiasticamente approvate e sostenute dai cittadini?

Perché è così difficile ottenere un consenso diffuso?

E' scontata l'opposizione di chi subisce i costi immediati dalla loro
applicazione, gli imprenditori, non altrettanto lo è la tepidezza
del cittadino comune.

Se una forza politica, movimento, associazione, enuncia proposte generali
che riducano l'emissione di inquinanti, queste proposte sono percepite
come un'enunciazione a livello macro, attiene ai principi generali, contiene
qualcosa di "buono".

Sosteniamo da tempo che si deve pensare globalmente ed agire localmente.

La traduzione dei principi in azioni locali, a livello micro, comporta
però dei cambiamenti di abitudini e, quasi sempre, dei costi.

Credo che siamo tutti in grado di cogliere una fortissima contraddizione
tra i due livelli macro e micro.

Per quali motivi si modificano i propri comportamenti, per ottenere un
vantaggio ambientale?

Per adesione ideologica.

Per coscienza degli effetti presenti e futuri dell'inquinamento sulla
salute.

Per un vantaggio economico.

Ho fatto uno dei tanti falsi sondaggi che circolano impunemente: ho rilevato
che le prime due categorie contengono il 50% della popolazione maggiorenne.

La terza categoria contiene il restante 50%.

Allora vuol affermare che il centro sinistra ha vinto le elezioni ed io
non me ne sono accorto.

In realtà penso che adesione ideologica e coscienza siano rappresentate
da una piccola percentuale di popolazione.

La terza categoria è, secondo me, desolatamente vuota.

Mi piacerebbe che si discutesse del "consenso" alle politiche
ambientali, del "consenso" attivo, non solo nelle interviste.

Si può ottenerlo con la propaganda, con lo spavento (pensa ai tuoi
figli). Questo meccanismo richiede ascoltatori che proiettino nel futuro
le loro scelte, con una visione di lungo periodo che, mi sembra, sia molto
rara. Infatti, i risultati in termini elettorali degli ambientalisti,
sono deprimenti.

Si può aspettare il disastro e ricominciare.

Oppure si può ragionare pacatamente su ciò che è
possibile, su quelle proposte che hanno in sé le risorse per procedere.

Forse si può far leva sui soldi.

Il buon risultato dei Grunen, in Germania, è certamente legato
anche ai finanziamenti pubblici ai privati che, ad esempio, installino
pannelli solari sul tetto.

Un economista direbbe "spostare risorse", io preferisco volare
basso e dire "diamo soldi a chi non inquina".
Folco de Polzer

 
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