EDITORIALE
novembre 2002
IL PUNTO DI VISTA AMBIENTALISTA SULLA CRISI FIAT


Non sono in grado e non desidero partecipare al grande gioco collettivo
che impazza su tutti i giornali alla ricerca delle motivazioni economiche
che hanno portato l'azienda simbolo dell'Italia ad una crisi delle vendite
e quindi della produzione, innescando quella che minaccia di essere la
più grande crisi strutturale della occupazionale dal dopoguerra
e ponendo, di fatto, Fiat auto, in vendita al miglior offerente (si fa
per dire) ovvero General Motors.


Auto poco innovative, auto brutte, auto troppo spesso bisognose di manutenzione,
auto talvolta non concorrenziali dal punto di vista del prezzo, comunque
auto, bene unico proposto come risposta a tutti i bisogni di mobilità.


Mobilità per piccolo diporto, mobilità per lunghi spostamenti,
mobilità urbana e di lavoro, mobilità individuale, per la
famiglia e collettiva, mobilità per interpretare sogni di evasione,
sogni di trasgressione, sogni di successo sportivo, sogni di emancipazione
sociale: auto, Fiat e non, come totem di un pensiero unico.


Non si può non ammettere che questo ruolo unificante abbia avuto
nel passato significati ed effetti postivi per quanto riguarda l'integrazione
sociale -- la Fiat 600 è stata il collante, anche simbolico, di
una unificazione nazionale nord-sud, di orgoglio operaio, di emancipazione
politica, ecc.--, ma anche motore di processi di una più capillare
ridistribuzione della ricchezza dal centro verso la periferia geografica
e sociale.


Ma oggi quale è il prezzo da pagare che si propone alla collettività
per la tenuta sociale, per la conservazione di un grande patrimonio di
competenze e professionalità, per un vivere dignitoso e civile
da assicurare a migliaia di famiglie?


Risorse per consentire la continuità produttiva ? Riconversione
produttiva? Cessazione produttiva con assorbimento della mano d'opera
in altre attività?


E' indubbio che nell'immediato devono essere salvaguardate le esigenze
di vita delle migliaia di uomini e donne che hanno nel reddito da lavoro
dipendente l'unica forma di sostentamento e ciò vale anche per
le tante aziende che costituiscono l'indotto Fiat: forme di cassa integrazione
e facilitazione alla mobilità verso altre aziende e settori occupazionali
sono forme "economicamente e moralmente sostenibili" di aiuto,
ma poi?


Qui la politica dovrebbe intervenire con tutta la sua forza utopica,
etica, economica, con la sua capacità di incidere sulle situazioni,
per modificarle. .


Per il ruolo centrale che questa azienda di automobili ha avuto e continua
ad avere nel tessuto produttivo e sociale nazionale e di rappresentanza
di interessi italiani nel mondo è richiesta alla politica un ruolo
alto, strategico e di lungo periodo un new deal italiano che come
successe in America tanti anni fa, dia speranze e concretezze, offra modelli
di vita e di consumo sostenibile, mobiliti risorse umane e finanziare,
offra lavori nuovi saldandoli con quelli vecchi e recuperando le tante
opportunità che il nostro paese offre: un patto nazionale ,ma per
l'affermazione di valori universali, che propone anche sacrifici, ma comprensibili
e motivati da esigenze di solidarietà e di sviluppo collettivo,
aperto alla collaborazione di contributi esterni ed al lavoro di tanti
uomini e donne provenienti dalle parti più povere del mondo nel
segno della tolleranza reciproca e del rispetto delle regole.


Può questa classe dirigente nazionale compiere uno scatto simile?
Può sollevasi dalla mediocrità dei valori proposti, dalla
meschinità di una prassi finalizzata alla soluzione di problemi
"di famiglia" più che al bene comune? dalla teorizzazione
ed il sostegno all'egoismo sociale, al consumo per il consumo ?


E soprattutto possono queste forze antagoniste proporre un valido, concreto
progetto alternativo senza piccoli egoismi, con ammissione di responsabilità
su errori compiuti nel passato e mai più da ripetere, con capacità
di aggregare il consenso dei singoli e delle forze produttive e sociali
della nazione.?


Alla prima domanda la risposta non può che essere negativa se
è vero, come pare già si parla, di oscuri baratti quali
"soldi in cambio del controllo di giornali", alla seconda domanda
la risposta non è almeno per ora positiva giacché questo
scatto della politica non appare vicino anche se grandi attori sociali
quali il movimento sindacale , le nuove forme di espressione della società
civile quali movimento no-global, girotondi, volontariato sociale ed ambientale,
ecc. stanno creando forme di aggregazione e rappresentanza sociale pronte
a spendersi per grandi progetti etici, di riforma e per l'allargamento
delle libertà civili.


Per noi, cittadini a cui sta a cuore l'ambiente, questa può essere
una opportunità, giacché se molti parlano della necessità
di introdurre nei processi di lavorazione Fiat innovazioni nel processo
di lavoro e nel prodotto nessuno si spinge a dire per quale scopo e per
quale nuovo prodotto.


E allora è necessario che la società civile dica, alto
e forte, che se il carburante fossile è destinato ad esaurirsi
ricerca e tecnologia devono indirizzarsi verso l'idrogeno e le energie
rinnovabili, se le emissioni di gas in atmosfera sono tra le principali
fonti di inquinamento e di compromissione si può e si deve intervenire
almeno per limitare tale fenomeno producendo auto ibride a metano o GPL.


Ma, soprattutto è necessario intervenire sul fronte opposto alla
produzione ovvero sulla domanda di mobilità sulla attuale cultura
prevalente, partendo dalla insostenibile situazione dei principali centri
urbani, ove vanno promosse e garantite le forme di mobilità alternative
all auto privata a partire dal trasporto pubblico, ai mezzi a due ruote,
in particolar modo la bicicletta, agli spostamenti a piedi : forme tutte
queste che devono ritrovare una loro centralità nell'ambiente urbano.


L'auto, l'auto ecologica, non è "il male", ma va ricondotta
a dare risposta alle esigenze di trasporto, a cui si presta, senza forzature
evitando utilizzi in situazioni di traffico congestionato che le limitano
e talvolta ridicolizzano la funzione e le prestazioni.


La mobilità, affrontata in modo sistemico, richiede risposte di
sistema, specie sui tragitti casa-lavoro verso i centri urbani e viceversa,
per i quali sono il treno ed il bus, naturalmente ecologico, ad essere
la risposta corretta ed economica e nelle aree centrali ove la intensa
mobilità di breve percorrenza deve prevedere l'introduzione anche
di piccoli mezzi elettrici, messi a disposizione unitamente a moto e bici


Tutto questo, in un progetto generale per un più sostenibile modo
di vivere, lavorare, muoversi, consumare, spendere il proprio tempo libero
deve entrare in maniera centrale e decisiva per i suoi positivi effetti
, adesso e qui, ma anche per il futuro e per il resto del pianeta.


Sergio Saladini

 
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