EDITORIALE
giugno 2001
COME SEMPRE, PENSARE GLOBALMENTE ED AGIRE LOCALMEN

Tre mesi fa fu presentata a Roma dall'allora Ministro per l'Ambiente Willer
Bordon una gigantesca Relazione sullo Stato dell'Ambiente in Italia.


Per i giornalisti ed esperti presenti non è stato necessario leggere
le oltre 500 pagine, è bastato ascoltare quanto ha detto, a commento,
il commissario europeo per l'Ambiente Margot Wallstrom ovvero che per l'Italia"
dall'esame dei dati non vi è da trarre alcun motivo di compiacimento"
in quanto il nostro Paese è fortemente inadempiente e" resta uno
degli stati membri con il maggior numero di casi non ancora risolti, ovvero
di procedimenti aperti di fronte alla Corte Europea di giustizia".


Analoga valutazione fu espressa dai rappresentanti delle Associazioni ambientaliste
Italiane, WWF, Legambiente, dai sindacati, dalle associazioni dei consumatori
ed in ultima analisi dallo stesso Bordon che evidenziò come soli dati
positivi quelli relativi all'aumento delle aree verdi ed all'incremento della
raccolta differenziata dei rifiuti urbani.


Le variazioni del clima , l'aumento delle temperature, le concentrazioni dei
veleni nell'aria, il gas serra, sono i capitoli più preoccupanti.


Le previsioni ci dicono che già nei prossimi cinquanta anni il livello
dei nostri mari potrebbe aumentare di venti/trenta centimetri con le conseguenze
che tutti possono immaginare, mentre a fronte dell'impegno assunto dal nostro
paese di ridurre le emissioni del 6.5%, entro questo decennio, il dato riferito
agli ultimi tre anni mostra un incremento del 5.4 %.


L'affollamento di auto nelle grandi aree urbane italiane ha raggiunto livelli
di vera insostenibilità con 5.5 auto per kmq. a Napoli e 4.7 a Milano
ed il sistema costituito dal trasporto pubblico locale perde ulteriormente passeggeri.


Che fare?


Sarà banale, ma la risposta è quella che un buon ambientalista
deve sempre dare: pensare globalmente ed agire localmente.


In questo caso concentrando il proprio intervento sulle principali fonti di
emissione causa della pessima qualità dell'aria nelle nostre città
lombarde ovvero auto e caldaie.


Il referendum "antitraffico" previsto a Milano oltre ad essere una
scadenza politica e civile di grande importanza è una straordinaria opportunità
per riportare questo problema nella agenda politica di tutte le città
lombarde assediate dal traffico ed insidiate dallo smog da esso generato.


A tutti è noto infatti che l'Organizzazione Mondiale della Sanità
ha riscontrato che ogni anno in Italia, o più precisamente in otto grandi
città Italiane, avvengono 3472 decessi per cause direttamente riconducibili
all'inquinamento atmosferico.


E' questo il prezzo che si paga alla civiltà (?) della automobile, ma
anche alla "distrazione" ed insensibilità di una opinione pubblica
che accecata da slogan e pubblicità politica ha perso la coscienza del
collegamento tra comportamenti individuali e conseguenze generali e che proprio
per questo paga un grande tributo in termini di qualità della vita ed
uno ancor più grande in vite umane.


Ignazio Ravasi

 
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