I prati di montagna sono ricchi di molte varietà di specie perché si trovano in siti più ricchi di sostanze nutritive. Conservano un’ampia biodiversità e costituiscono “uno dei più grandi serbatoi di carbonio organico del suolo nell’Europa centrale” Il numero delle specie vegetali presenti nei prati di montagna varia da 30 a 50.
Ciò è favorito sia dallo sfalcio annuale che è relativamente tardivo, che ad un moderato apporto d’elementi nutritivi, permettendo quindi lo sviluppo di una grande varietà di specie vegetali.
Sono prati a forte rischi o di abbandono a causa della loro scarsa produttività e della localizzazione,i trovandosi spesso in situazioni sfavorevoli, tendenzialmente dove ci sono pendenze elevate o dove comunque l'accesso risulta essere difficile.
L'abbandono dell'uso dei prati di montagna favorisce l’ avanzamento del bosco, che determina la presenza di una minore biodiversità. Un altro motivo per l’ abbandono di questi prati è dovuto alla crisi dell'alpicoltura, ossia del sistema economico che si basa sull'utilizzo sostenibile dei prati e dei pascoli di montagna.
Sopra la superficie noi vediamo una minima parte della biomassa che c’è in un prato stabile. Sotto terra troviamo un’incredibile massa di sottili radici, funghi, batteri, microfauna. Il contrario di un bosco che impressiona per l’imponenza degli alberi ma presenta una quantità di humus e sostanza organica nel suolo piuttosto modesta. Così il suolo di un prato può immagazzinare più CO2 di quello di un bosco.
Ma i cambiamenti climatici riducono il contenuto di humus e le riserve di azoto nei prati alpini alterando la struttura del suolo. In questo contesto, alcune pratiche come la fertilizzazione organica, ad esempio, possono compensare la perdita di tutti questi elementi anche se solo in parte. Questo è il risultato di uno studio dell’Università Tecnica di Monaco (TUM).
Nelle praterie montane di alta quota la specie dominante è la Gramigna. Questi prati sono particolarmente ricchi di fiori tra i quali spiccano il Botton d'oro, la Bistorta, il Geranio silvano e lo Zafferano alpino.
Mentre nei prati più aridi ed angusti crescono specie di particolare interesse botanico come la Violaciocca aranciata dal fiore giallo-arancione che non passa di certo inosservata.
I prati con gestione estensiva, caratterizzati dall'assenza di concimazioni o con concimazioni limitate, sono considerati di particolare pregio perché è qui che si trova la maggiore biodiversità sia floristica che faunistica.
Nelle praterie di mezza montagna domina spesso l'Avena altissima che può raggiungere il metro e mezzo di altezza si trovano specie comuni, come la Margherita diploide, il Trifoglio, il Tarassaco, l'Achillea, e specie più rare come alcune orchidee, fra le quali l'Orchide militare.
In mezzo a tanta ricchezza floreale vivono numerose specie di animali che qui trovano riparo e cibo. Ad esempio, piccoli mammiferi come i roditori e alcuni uccelli fra cui il Cardellino e il Re di quaglie.
Non mancano i predatori come la Volpe o il Gheppio, il Falco pecchiaiolo e l'Averla piccola. La ricca presenza di invertebrati attira il Santimpalo, un piccolo uccello predatore che ama posarsi in cima agli steli più alti per dare la caccia agli insetti.
Infine, gli animali da pascolo che durante la bella stagione contribuiscono a mantenere questi habitat.
I prati stabili svolgono un ruolo decisivo per le produzioni alimentari e la mitigazione climatica. Sulle Alpi italiane il 45% di questi territori è stato abbandonato nello spazio di mezzo secolo. Un progetto di Slow Food tenta di invertire la rotta.
Dagli anni ’80 del secolo scorso ad oggi, la temperatura media annua nelle Alpi è aumentata di due gradi con la conseguenza che le temperature più elevate fanno crescere l’attività dei microrganismi del suolo. In questo modo l’humus viene scomposto più rapidamente e rilasciato sotto forma di CO2.
Secondo alcune stime, dal 1969 a oggi, l’Unione Europea ha perso il 16% dei suoi pascoli. Ma purtroppo sulle Alpi italiane la situazione è ancora peggiore, con una perdita di almeno il 45% in cinquant’anni. Il cambiamento di modelli agricoli e la forte urbanizzazione, sono stati i fattori determinanti.
Fonti:
festivalpastoralismo.org<
www.dolomitiunesco.info/attivita
resoilfoundation.org/ambiente
natura-territorio.provincia.bz.it
www.parcofluvialesarca.tn.it