NATURA
ottobre 2025
SOPRA DI NOI: LE NUBI
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Fabrizio de Andrè diceva che “ Le nuvole”

Vanno vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vengono vanno ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai
Vanno vengono
per una vera mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Le nuvole, effimere e mutevoli, sanno essere teatrali e suggestive, disegnano una nuova mappa del cielo e scatenano la fantasia.

Le nuvole che si formano nei nostri cieli sono generate dal vapore acqueo che quando si condensa forma piccole goccioline o cristalli di ghiaccio (generalmente di 0,01mm di diametro). Quando si formano agglomerati di miliardi di queste goccioline, ecco che appare visibile la nuvola. Spesso di un tipico colore bianco, dovuto all'elevata capacità di riflessione della luce (fra il 60% e l’ 85%) sulla superficie di queste goccioline.
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Le nubi sono lì, nel cielo, fanno fantasticare per la loro forma, le osservi per capire che tempo ci sarà e ti senti piccolo e allora pensi che le piogge e le nevi, i caldi e i freddi, non cessano ogni giorno di creare diversità culturale: cibo, fauna, abiti, architettura, convivialità, usi e tradizioni , acqua, vegetazione sono sempre espressioni profondamente legate al clima di un luogo.

Le nubi alte e stratificate come i cirri e cirrostrati tendono a riscaldare l'atmosfera lasciando passare la radiazione solare e bloccano la radiazione terrestre uscente ad onda lunga; viceversa le nubi basse, dense e spesse tendono a raffreddare la superficie terrestre riflettendo direttamente la radiazione solare.
Il bilancio complessivo delle nubi non è noto ed è oggetto di studio della nascente "climatologia delle nubi".

Nell’arte fin dal Medioevo troviamo che le nuvole vengono rappresentate, infatti possiamo trovarle anche per esempio nel catino absidale della chiesa bizantina di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna (VI sec. d.C.). Erano rappresentazioni simboliche: immerse in un cielo dorato servono solo ad indicare un livello superiore a quello terreno, uno spazio divino e immateriale. Ed era per questo che non sono realistiche.
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Per quasi mille anni nella pittura le nuvole, quando ci sono, vengono rappresentate in modo schematico, senza mostrare forme naturalistiche.
Sarà Giotto, tra XIII e XIV secolo, maestro di spazi tridimensionali e volumi ben modellati, a scoprire che il cielo è blu e che le nuvole tutte diverse di forma assomigliano un po alla bambagia.

Gli artisti del Quattrocento hanno relegato le nuvole ad essere un completamento della scena naturale.
Ma con Andrea Mantegna (1431-1504) le nuvole cominciano a prendere più forme tanto da nascondere i cavalieri e anche i volti.
Per poter osservare studi e rappresentazioni verosimili delle nuvole ci saranno Leonardo da Vinci (1452-1519) e Albrecht Dürer (1471-1528)

Tra il Cinquecento e il Seicento ossia con il Manierismo e il Barocco le nuvole si fanno teatrali e vorticose. Spesso, popolate da santi e martiri, le nubi sono protagoniste di spettacolari ascensioni al cielo.

Tra i primi pittori ad essersi dedicato allo studio sistematico delle nuvole è John Constable (1776-1837). Gli schizzi delle nuvole che attraversavano il cielo inglese, tra il 1821 e il 1834, tra Hampstead Heath e Brighton sono più di un centinaio.
Oggi sono sparsi per vari musei. Andando in giro per sentieri e per spiagge con il taccuino di disegni in mano Constable ha copiato dal vero le nubi.

Nel 1820 compaiono i primi studi di meteorologia e l'articolo di Luke Howards "Essay on the modification of the clouds", viene fatta la prima classificazione delle nuvole dal punto di vista scientifico.
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Il grande esponente del Romanticismo inglese Joseph Mallord William Turner (1775-1851) dipinge la grandiosità e la potenza delle nuvole sulle sue tele dove il cielo e la terra si fondono in turbini di vapore e le forme perdono consistenza e materialità.
All’inizio dell’Ottocento nella pittura ci fu la vera svolta: le nuvole cominciano ad essere dipinte nella loro vera forma (i fiamminghi lo facevano da due secoli), ma soprattutto le nubi diventano protagoniste della pittura.

Nel periodo del Romanticismo è tutto un fiorire di nuvoloni e cieli tempestosi. Con gli spazi sconfinati di Caspar David Friedrich (1774-1840)

Nel Novecento le nuvole vengono stravolte dalle avanguardie e per esempio si tingono di mille colori espressionisti con Emil Nolde ma anche si trasformano in oggetti surreali con René Magritte oppure diventano addirittura fumetti con Roy Lichtenstein.


Le nuvole si sprofondano lucide
dentro le pozze roventi d’azzurro
e i rami si perdono nel sole.
Questo è il tempo in cui rido, in cui piango,
questo è il tempo in cui attendo la grazia,
questo è il tempo in cui sono felice,
questo è il tempo in cui vago per i campi,
questo è il tempo in cui guardo i cieli…
( Io ho gridato? E non si spegne l’eco?
e il mio grido non è più lontano
delle nubi? Non potevo soffocare
la mia gioia ingenua, intrattenuta?)

Pier Paolo Pasolini, da ‘Carne e cielo' (Salani, 2015)

FONTI:
it.wikipedia.org/wiki/Nuvola
www.didatticarte.it/Blog/?p=2790



(foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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