ECOLOGIA ED ENERGIA
febbraio 2025
DIALETTI DELL'ISOLA D'ISCHIA
I dialetti che ancora (forse per poco) si parlano nell’isola di Ischia sono ben sette, tuti più o meno affini al dialetto napoletano.

Queste diversità in un isola così piccola sono state studiate nel tempo da molti esperti , soprattutto da Kaden Woldemar e Giuseppe D’ascia autore di una enciclopedia dedicata ad Ischia, il quale affermava che le differenze dialettali erano dovute soprattutto alle diverse occupazioni.

Secondo il suo studio, i dialetti derivano da diversi popoli che popolarono i diversi territori dell'isola soprattutto i greci, i romani, gli osci, gli spagnoli, i siciliani, i napoletani.

Per l’esattezza gli esperti dicono che nel versante sud-occidentale dell’isola – quindi Forio, Serrara Fontana e in parte Barano d’Ischia “ – la caratteristica principale del dialetto sia il frangimento vocale, vale a dire una tipica alterazione di timbro delle vocali accentate che in Campania è presente nei comuni di Pozzuoli e Monte di Procida, nei due vesuviani di Torre del Greco e Torre Annunziata e nell’aversano, tra Napoli e Caserta.

Al contrario, il dialetto del versante settentrionale dell’isola – Ischia, Casamicciola Terme e Lacco Ameno – è assai più simile al napoletano.
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“Se i primi coloni furono i greci, i primi dialetti furono gli attici, vennero poi i siracusani e poi furono i dorici.
Successero i Romani e …cominciò il miscuglio, delle diverse lingue.

Vennero poi gli Aragonesi, i Siciliani e portano anche loro nuovi dialetti.

“Insomma se è vero che trattandosi di un’isola le differenze non vanno enfatizzate, è altrettanto vero che i diversi dialetti ci restituiscono in qualche modo anche le diversità sociali e di status tra il versante settentrionale e quello meridionale dell’isola.

Diversità storicamente riconducibili alla frequenza degli scambi commerciali e non solo, con la terraferma, prima naturalmente che il turismo si imponesse come unica risorsa economica, mitigando di conseguenza le differenze culturali e linguistiche senza per questo annullarle del tutto.”


Guardiamo ora con un occhio più attento ai popoli che si stabilirono nel tempo.

Basandoci sui reperti ritrovati una cosa è certa l’isola era abitata già nel neolitico, poi i primi coloni greci sbarcarono nel 790 a.c.

“Grazie agli scavi del 1993, si ritiene che i primi coloni si stabilirono a S-O dell'isola, sulle alture di punta Chiarito, a Panza, frazione del comune di Forio.

La baia di Sorgeto, che si trova ai piedi di punta Chiarito, offre un riparo ideale per le navi, soprattutto dai venti di scirocco, un requisito importante per i Greci, nella scelta di un approdo.

A vent'anni circa dall'originario sbarco, colonizzata buona parte dell'isola, viene fondata la colonia di Pithecusa, il cui centro principale sarà, però, sulle alture di monte Vico, nella zona nord dell'isola, prospiciente il continente, in modo da avere un più rapido scambio con la terraferma.

Con il suo porto la colonia fece fortuna grazie al commercio del ferro con il resto dell'Italia; nel periodo di massimo splendore contava circa 10 000 abitanti.”



Dopo l’ occupazione da parte del tiranno di Siracusa Gerone, l’isola passò sotto la dominazione romana come confermano i referti trovati in località Carta Romana (un insediamento industriale comprendente una fonderia di piombo e stagno, da cui il nome di Aenaria e una fabbrica di vasellame, i cui reperti più significativi, lingotti di piombo di provenienza iberica stagno e taluni oggetti ceramici sono esposti a lacco Ameno).
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Come in molte altre zone in Italia la fine dell’impero romano apri le porte a scorrerie varie, soprattutto da parte dei saraceni.
I saraceni non erano interessati a conquiste permanenti: le loro scorrerie erano infatti finalizzate al saccheggio e alla cattura di schiavi e non all'occupazione.

“Così gli ischitani svilupparono varie tecniche di resistenza, il cui fulcro era il castello, fortificato già da Gerone I nel V secolo a.C.: all'avvistamento delle imbarcazioni saracene gli abitanti dei casali di campagna venivano avvisati dal suono della "tofa",usata a mo' di corno, che si diffondeva da un casale all'altro, e si mettevano in salvo come potevano - rifugiandosi nel castello, se abbastanza vicini, o in grotte scavate nel tufo o disperdendosi per le campagne”.

Durante il basso impero si fa persino fatica da enumerare gli invasori : normanni, svevi, pisani, Angiò, aragonesi, ecc.
Gli aragonesi la governarono dal 1423 e da lì conquistarono Napoli.
Il loro dominio dura fino al fino al 1458, seguirono poi conquiste e riconquiste con alle spalle la lotta tra Francesi e Spagnoli.

Quando prevalsero gli spagnoli Ischia passa nelle mani di Ferdinando il Cattolico, che grato per la fedeltà dimostratagli, affida il governo dell'isola a Costanza d'Avalos che si circonda di poeti e cavalieri, trasformando il Castello Aragonese, nel cenacolo dei letterati e degli artisti del tempo.
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Nel 1544, il 22 giugno, sbarca sull’isola il feroce pirata Barbarossa che la mette a ferro e fuoco: si parla di oltre duemila abitanti deportati come schiavi o uccisi…

Nel 1647 avviene la rivolta contro gli spagnoli capeggiata da Masaniello ed anche Ischia viene coinvolta, mentre nel 1655 la peste ne decima la popolazione.


Nel 1707 il Regno di Napoli passa agli Austriaci e di conseguenza anche ad Ischia si insedia un governatore austriaco: nel 1734 Ischia passa sotto il dominio dei Borboni, ma dopo pochi anni è abbandonata alla malavita ed alla carestia.

Nel 1800 le truppe di Napoleone cacciano gli austriaci ed ad Ischia si insedia un governo francese che provvede ad erigere nuove fortificazioni e postazioni d’artiglieria, a Forio, a Sant’Angelo, a Castiglione ed a Lacco Ameno, per respingere gli alleati inglesi e borbonici.

La dominazione francese termina nel 1815 ed Ischia ritorna sotto i Borboni: l’isola è sconvolta da un grave terremoto e poi da un’epidemia di colera.

Durante il Risorgimento il Castello Aragonese diventa la prigione dei patrioti e Garibaldi vi insedia al governo il maggiore Alberto Mario di Lendinara, successivamente nel 1862 Ischia viene ufficialmente aggregata alla provincia di Napoli, città del Regno D’Italia.

Risale a questo periodo l’istituzione nell’isola di nuove scuole pubbliche per entrambi i sessi, la riordinazione dell’amministrazione pubblica e lo sviluppo del turismo legato alle acque termali.

Altri due fortissimi terremoti scuotono l’isola, nel 1881 e nel 1883, mentre tra il 1880 ed il 1888 si sviluppano le prime case vinicole, che ancora oggi producono ed esportano eccellenti vini in tutto il mondo.



Fonti:
Wikipedia,
shopping.com,
ischia.campania.it,
protoischia.it,
ischialike.com,
ischiahotel.net




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Sergio Saladini

 
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