NATURA
gennaio 2025
BACIATEVI SOTTO IL VISCHIO
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Di un Natale metropolitano
Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergére fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota,
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguirti
sui gradini automatici che ti slittano in giù
Eugenio Montale



Il Vischio è una pianta sempreverde, ma solo grazie all'aiuto degli altri. E’ una pianta cespugliosa sempreverde che completa la sua nutrizione attraverso altri vegetali. Infatti si sviluppa sui rami degli alberi, ha origine dai semi delle bacche trasportate dagli uccelli che se ne cibano ma se le bacche cadono a terra i semi muoiono, se invece si infilano nelle fessure di un ramo danno origine ad una nuova pianta.
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E’ un ospite delle conifere e di alcune latifoglie come per esempio su: pioppi, salici, aceri, betulle, tigli, meli, Robinia e più raramente Prunus. Non cresce mai su Fagus, Platanus o Juglans regia. Ovviamente sottrae acqua, sali minerali e azoto dalla pianta ospite.

Il Viscum album appartiene alla famiglia delle Santalacee. E’ più facile notarne la presenza in inverno specialmente nei boschi , quando i suoi cespugli cresciuti sui tronchi e sui rami sono più evidenti grazie all'assenza di foglie della pianta ospite.
Il vischio ha fusti lunghi 30-100 cm con ramificazioni . Mentre le foglie sono oblunghe e coriacee, lunghe 2-8 cm e larghe da 0,8 a 2,5 cm, di colore verde-giallastro.

I suoi fiori sono poco appariscenti e i fiori maschili sono privi di calice, mentre quelli femminili hanno sia il calice che la corolla.

I frutti del Vischio sono bacche sferiche, globose, di colore verde lucide e soprattutto appiccicose e velenose per l’uomo ma non per gli uccelli i quali, dopo essersene nutriti, diffondono i semi tramite gli escrementi.

Il suo nome deriva dalla sostanza viscida che è contenuta nelle bacche. In forma concentrata è potenzialmente letale.
Gli estratti concentrati infatti possono causare un'intossicazione importante, che può manifestarsi con visione doppia,ipotensione, confusione mentale, allucinazioni, convulsioni.
Vegeta dal livello del mare fino ai 1200 metri di altitudine.

Il succo delle bacche un tempo veniva usato per preparare colle usate nell'uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire che sono entrati nel linguaggio corrente: “può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.”

Al vischio sono riconducibili molte leggende e a tradizioni molto antiche. Per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, il vischio era considerato una pianta sacra e un dono degli dei.
Nelle cerimonie sulla mitologia druida che vengono raccontate da Plinio il Vecchio vengono utilizzati il vischio e la quercia.

Comunque sembra che, dalle prove tratte dai corpi rinvenuti nelle paludi, fanno supporre che l'uso del vischio presso i Celti fosse a scopo medicinale piuttosto che rituale.

I Romani associavano il vischio alla pace, all'amore e alla comprensione e lo appendevano sopra le porte per proteggere la casa.
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Secondo una leggenda nordica il vischio teneva lontane le disgrazie e le malattie.

In molti paesi è tuttora simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: infatti, è diffusa l'usanza di origine scandinava di salutare l'arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami.

Il vischio è l'emblema floreale dello stato americano dell'Oklahoma e della contea britannica di Herefordshire. Ogni anno la città britannica di Tenbury Wells organizza un festival del vischio e incorona una "regina del vischio".

Nel territorio di Saint-Denis il vischio cresce in modo spontaneo e in quantità notevole. l'8 dicembre, gli abitanti della zona organizzano la Festa del Vischio. La rievocazione storica della raccolta del vischio, le musiche e le danze celtiche.
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IL VISCHIO
(Giovanni Pascoli)

I
Non li ricordi più, dunque, i mattini
meravigliosi? Nuvole a' nostri occhi,
rosee di peschi, bianche di susini,
parvero: un'aria pendula di fiocchi,
o bianchi o rosa, o l'uno e l'altro: meli,
floridi peri, gracili albicocchi.
Tale quell'orto ci apparì tra i veli
del nostro pianto, e tenne in sé riflessa
per giorni un'improvvisa alba dei cieli.
Era, sai, la speranza e la promessa,
quella; ma l'ape da' suoi bugni uscita
pasceva già l'illusïone; ond'essa
fa, come io faccio, il miele di sua vita.

II
Una nube, una pioggia... a poco a poco
tornò l'inverno; e noi sentimmo, chiusi
per lunghi giorni, brontolare il fuoco.
Sparvero i bianchi e rossi alberi, infusi
dentro il nebbione; e per il cielo smorto
era un assiduo sibilo di fusi;
e piovve e piovve. Il sole (onde mai sorto?)
brillò di nuovo al suon delle campane:
tutto era verde, verde era quell'orto.
Dove le branche pari a filigrane?
Tutti i petali a terra. E su l'aurora
noi calpestammo le memorie vane
ognuna con la sua lagrima ancora.

III
Ricordi? Io dissi: «O anima sorella,
vivono! E tu saprai che per la vita
si getta qualche cosa anche più bella
della vita: la sua lieve fiorita
d'ali. La pianta che a' suoi rami vede
i mille pomi sizïenti, addita
per terra i fiori che all'oblìo già diede...
Non però questa (io m'interruppi), questa
che non ha frutti ai rami e fiori al piede».
Stava senza timore e senza festa,
e senza inverni e senza primavere,
quella; cui non avrebbe la tempesta
tolto che foglie, nate per cadere.

IV
Albero ignoto! (io dissi: non ricordi?)
albero strano, che nel tuo fogliame
mostri due verdi e un gialleggiar discordi;
albero tristo, ch'hai diverse rame,
foglie diverse, ottuse queste, acute
quelle, e non so che rei glomi e che trame;
albero infermo della tua salute,
albero che non hai gemme fiorite,
albero che non vedi ali cadute;
albero morto, che non curi il mite
soffio che reca il polline, né il fischio
del nembo che flagella aspro la vite...
ah! sono in te le radiche del vischio!

V
Qual vento d'odio ti portò, qual forza
cieca o nemica t'inserì quel molle
piccolo seme nella dura scorza?
Tu non sapevi o non credevi: ei volle:
ti solcò tutto con sue verdi vene,
fimo si fece delle tue midolle!
E tu languivi; e la bellezza e il bene
t'uscìa di mente, né pulsar più fuori
gemme sentivi di tra il tuo lichene.
E crebbe e vinse; e tutti i tuoi colori,
tutte le tue soavità, col suco
de' tuoi pomi e il profumo de' tuoi fiori,
sono una perla pallida di muco.

VI
Due anime in te sono, albero. Senti
più la lor pugna, quando mai t'affisi
nell'ozïoso mormorio dei venti?
Quella che aveva lagrime e sorrisi,
che ti ridea col labbro de' bocciuoli,
che ti piangea dai palmiti recisi,
e che d'amore abbrividiva ai voli
d'api villose, già sé stessa ignora.
Tu vivi l'altra, e sempre più t'involi
da te, fuggendo immobilmente; ed ora
l'ombra straniera è già di te più forte,
più te. Sei tu, checché gemmasti allora,
ch'ora distilli il glutine di morte.



Fonti:
it.wikipedia.org/wiki/Viscum_album
www.sardegnaforeste.it/flora/vischio
www.laboratorioaltevalli.it
www.comune.saintdenis.ao.it/turismo/territorio/il-vischio-a-saint-denis



(Foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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