dicembre 2024
MADE IN ITALY? IL 20% DELLA PRODUZIONE VIENE DAL RICICLO. MA PER MIGLIORARE, OCCORRE MISURARE
Agli Stati Generali della Green Economy, il Circular Economy Network spiega gli scenari aperti dalle nuove direttive europee sull’economia circolare in vigore a partire dal 2025.
L’economia circolare premia l’Italia: secondo l’ultimo rapporto del Circular Economy Network, quasi un quinto di quello che produciamo viene dal riciclo.
E siamo al primo posto, con 45 punti, tra le cinque maggiori economie dell’Unione Europea per performance di circolarità, seguiti da Germania (38 punti), Francia (30), Polonia e Spagna (26).
Eppure potremmo fare meglio. Come? Migliorando la capacità di misurazione delle performance delle imprese, così da rendere ancora più efficaci le loro strategie e più competitivo il loro modello di economia circolare.
È una prospettiva a portata di mano.
A partire dal 2025, infatti, avremo un nuovo quadro di riferimento per la misurazione della circolarità e per la comunicazione della sostenibilità delle imprese: effetto delle nuove direttive europee connesse al Green Deal. Da un lato le direttive sulla rendicontazione societaria di sostenibilità e la “due diligence” delle imprese, dall’altro quelle sulla corretta comunicazione verso i consumatori e il contrasto al greenwashin.
È un salto importante: la misurazione della circolarità entrerà nel DNA di molte imprese, diventando un aspetto essenziale di una strategia aziendale in cui i vantaggi ambientali, quelli economici e quelli sociali si fondono nella logica della sostenibilità a tutto campo.
Per accelerare questo processo le imprese devono saper valutare le proprie performance di circolarità in ciascuna fase del processo produttivo e lungo l’intera catena del valore, aspetto questo che coinvolge anche le piccole e medie imprese.
Anche le PMI non soggette a obbligo di rendicontazione, infatti, si troveranno a ricevere richieste di informazioni sulla sostenibilità da parte delle imprese più grandi di cui sono fornitrici.
E sono in larga parte pronte alla sfida, come mostra il Rapporto 2024 del CEN: il 65% delle piccole e medie imprese che hanno risposto al sondaggio dichiara di mettere in atto pratiche di economia circolare, il doppio rispetto al 2021.
La misurazione della circolarità sta diventando quindi sempre più centrale: consente di valutare le prestazioni aziendali e sviluppare strategie innovative; e una sua corretta rendicontazione è uno strumento essenziale di comunicazione verso gli stakeholder.
Di tutto ciò, di come le imprese italiane si stiano preparando alla sfida della transizione ecologica, si è parlato nella sessione sull’economia circolare.
Novità Europee: misurare bene per migliorare la circolarità delle imprese.
Durante gli Stati Generali della Green Economy a Rimini
.“Le imprese sono chiamate a sfide importanti. Anche la Strategia nazionale per l’economia circolare sottolinea che al fine di accelerare la transizione all’economia circolare è essenziale l’adozione di indicatori per misurare la circolarità e inserirla nelle normative, nei criteri di accesso ai finanziamenti e agli incentivi.
Pur non esistendo ancora indicatori standardizzati a livello globale, le recenti direttive europee e gli standard ESRS danno indicazioni chiare alle imprese su come dovrà essere misurata e comunicata la loro sostenibilità anche dal punto di vista della circolarità” ha dichiarato Fabrizio Vigni, Coordinatore CEN.
Nel nuovo quadro di riferimento europeo sono quattro le direttive in oggetto: la Direttiva UE 2464/2022 sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e i connessi standard ESRS, che includono anche standard di circolarità; la Direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità (CSDDD), che rafforza la necessità per le imprese di adottare strategie connesse alla sostenibilità e alla transizione ecologica; inoltre la Direttiva 2024/825 sul greenwashing che punta a contrastare le pratiche commerciali ingannevoli basate su una comunicazione ambientalmente non corretta e la proposta di Direttiva “Green claims”.
Tutto ciò spingerà un numero crescente di imprese, a partire già dai prossimi mesi, a sviluppare ancora di più la capacità di misurare, valutare e comunicare le proprie performance di circolarità.
La misurazione sarà quindi la base dell’approccio scientifico e di quello economico, grazie alla quale le imprese cominceranno a prendere le misure dell’economia circolare per crescere e rafforzarsi. Quelle che vedranno nella valutazione delle performance di circolarità non un semplice obbligo di reporting ma un asset strategico otterranno anche un vantaggio competitivo.
L’assieme di queste direttive configura infatti un quadro strategico in cui l’impegno per la sostenibilità non sarà più solo una scelta etica, ma anche un obbligo giuridico e uno strumento per diventare più competitivi. Per questo sarà importante investire risorse.
Secondo le stime del rapporto Draghi sulla competitività, per realizzare la transizione ecologica e digitale e per la sicurezza, l’Europa avrà bisogno di investimenti quantificabili in almeno 750/800 miliardi di euro l’anno.
Fondi che potranno essere raccolti attraverso vari strumenti. Il Regolamento del 2023 istituisce una regolazione europea per le obbligazioni verdi (green bond) con la quale la Commissione ha puntato a raccogliere 250 miliardi di euro di obbligazioni verdi per finanziare fino al 30% del NextGenerationEU.
Inoltre, come ricorda la relazione del Presidente del CEN Edo Ronchi, che con un patrimonio di risparmi privati di 33 trilioni di euro, la maggior parte dei quali è conservata in depositi bancari e valute, l’UE ha un enorme potenziale di investimento non sfruttato: c’è la possibilità di sviluppare un mercato finanziario europeo integrato e robusto, capace di indirizzare i risparmi verso investimenti produttivi a sostegno della transizione.
Infine, durante la sessione CEN si è parlato del greenwashing.
“La Direttiva intende creare certezza nei consumatori a fronte della moltitudine di marchi di sostenibilità non sempre trasparenti e attendibili e lo fa da un lato rendendo consapevoli i consumatori sulle proprie scelte di acquisto e contribuendo in tal modo a modelli di consumo più sostenibili; dall’altro responsabilizzando gli operatori economici a fornire informazioni chiare, pertinenti e affidabili” ha affermato Stefano Leoni, Coordinatore scientifico del CEN.
Rimini, 6 novembre 2024 .
CIRCULAR ECONOMY NETWORK. Progetto promosso da Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Uliveto e Rocchetta - Acque della Salute, Burgo Group, Haiki Cobat Spa SB, Conai, Conou, Ecopneus, Erion, Federbeton, Gruppo Hera, Iren, Italian Exhibition Group, Montello, Novamont.
riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Ufficio stampa Circular Economy Network.