Da un po’ di tempo troviamo articoli che riferiscono di progetti relativi al trattamento delle acque nere, per intenderci quelle delle fogne, non più solo con l’intento di eliminarle nei modi meno dannosi all’ambiente, bensì con quello di trarne alcuni significativi utilizzi.
Il Politecnico Federale di Losanna EPFEL, ci informa la rivista” Joule”, sta sperimentando la modificazione di alcuni batteri (batteri escherichia) al fine di renderli capaci di produrre significative quantità di energia, “elettroni vengono trasferiti dall’interno all’esterno (di una molecola) producendo una piccola corrente elettrica”.
L’Escherichia coli è un batterio che si trova anche nell’intestino umano, mentre per quanto riguarda al fenomeno di produzione di energia questa è una scoperta che risale ai primi del novecento quando il micologo britannico Michael Cressé Potter notò che il lievito di birra generava energia.
Tale fenomeno naturale viene ora potenziato dai ricercatori svizzeri, modificando geneticamente tali batteri.
Il risultato oltre a quello di produrre elettricità da poter riutilizzare, è quello di modificare la struttura dei batteri rendendo più facile lo smaltimento delle acque reflue.
Fonti:
cell.com/Joule,
ANSA,
slobodenpecat.mk/it
__________________________________________________________
In contemporanea con quanto sopra riportato, in Spagna, presso l’Istitute of Chemical Researche of Catalonia (ICIQ), è in atto una ricerca che vede la collaborazione di istituti spagnoli e svedesi i quali hanno progettato un piccolo motore , operante su microscale, il quale con il suo movimento purifica l’urea presente nelle acque reflue trasformandola in ammoniaca e generando nel contempo “energia green, dato che dalla ammoniaca si può ricavare idrogeno che può essere usato come combustibile pulito il cui unico sottoprodotto è l'acqua”.
Tale micromotore consiste in un tubicino di silicio e biossido di manganese da una estremità del quale vengono emesse microbolle che, come nei motori a reazione, ne producono il movimento.
Un enzima di cui è ricoperto il tubicino,‘la laccasi’ favorisce la trasformazione dell’urea in ammoniaca.
Il processo vede quindi l‘ acqua reflua interagire con il tubicino il quale si muove autonomamente nel liquido, dando vita al processo di trasformazione.
L’attenzione dei ricercatori è ora fissata sulla ottimizzazione della forma di tali tubicini per far si che il processo risulti il più efficiente possibile.
A te scopo stanno facendo ricorso alla intelligenza artificiale la quale sta ricavando dalla esperienza in atto gli accorgimenti più performanti.
Anche in questo caso, come per l’esperienza in atto in Svizzera, alla fine si vuole ottenere il doppio vantaggio di produrre energia pulita e nel contempo acque purificate.
Fonti:
iciq.org,
corriere della sera.