Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano una modifica paradigmatica che non impegna solo il sistema energetico verso un modello distribuito dell’approvvigionamento energetico stesso, ma impegna anche le Pubbliche Amministrazioni, Comuni e Province in primis, verso la valorizzazione delle risorse locali per dare risposte concrete, sia ai fabbisogni delle famiglie e delle imprese, sia per accelerare la de-carbonizzazione della società.
Una forma interessante di Comunità Energetica e di cui tratteremo in dettaglio di seguito, è rappresentata dall’
Autoconsumo Collettivo Condominiale (ACC), che consente alle utenze di un condominio di
produrre, utilizzare, immagazzinare e vendere l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico comune.
L’ACC è stato introdotto dal Decreto Legislativo 199/2021, art. 30 comma 2, è ammesso nello stesso edificio o condominio dalla delibera n.318/2020/R/eel dell’ARERA ed è regolato dalla DCO ARERA 112/2020/R/EEL, che definisce i meccanismi di regolazione delle partite economiche legate all’autoconsumo collettivo.
In pratica l’Assemblea di un Condominio può deliberare la realizzazione di un impianto fotovoltaico da posizionarsi sulle sue pertinenze, tipicamente sulla copertura dell’edificio stesso e i singoli condòmini possono associarsi per divenire auto-consumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente e condividere l’energia elettrica autoprodotta anche per i propri usi individuali.
L’energia autoprodotta è utilizzata prioritariamente per i fabbisogni comuni del condominio, tipicamente illuminazione degli spazi comuni, ascensori, caldaie, pompe, autoclavi, ecc. L’energia eccedentaria può essere accumulata o venduta alla rete a prezzi di mercato. Inoltre, tutta l’energia eccedentaria immessa in rete può essere condivisa e utilizzata tra i condòmini che si sono associati, ricevendo un premio monetario sull’energia condivisa che proviene dall’eccedenza prodotta, più un rimborso per il risparmio sugli oneri e sulle perdite di rete (vedi schema in calce all’articolo). Attualmente tale premio più il rimborso è intorno agli 11,6 €cent per ogni kWh condiviso.
Diversi condomini possono poi associarsi per utilizzare al meglio le eccedenze di energia elettrica e con loro gli stessi Comuni o altri enti pubblici creando così delle vere e proprie Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).
L’autoconsumo collettivo è un metodo innovativo per condividere l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e ottenere enormi vantaggi economici, sociali e ambientali.
Nelle situazioni più favorevoli, caratterizzate da coperture piane o falde esposte a Sud, i risparmi monetari sono consistenti e superano facilmente il 60% dei costi di Energia Elettrica per i servizi comuni condominiali. Inoltre se i premi percepiti per l’energia condivisa vengono destinati a coprire ulteriormente i costi condominiali comuni di Energia Elettrica, il risparmio raggiunge facilmente l’80% della bolletta elettrica condominiale.
Per la diffusione di questa rivoluzione dal basso le Amministrazioni locali possono giocare un ruolo fondamentale sia in termini di informazione ai cittadini e agli Amministratori di condominio, sia operando come aggregatori di conoscenze e di risorse.
In genere i cittadini e i condòmini ignorano i vantaggi e i benefici dell’ACC e spesso anche gli Amministratori di condominio non sono a conoscenza delle opportunità e dei risparmi conseguibili.
Ecco allora che anche un grande Comune come Milano e la Città Metropolitana stessa possono sviluppare conoscenza, organizzando seminari informativi dedicati alla cittadinanza e in primis alle Associazioni di categoria degli Amministratori di condominio, che illustrino in dettaglio i vantaggi, gli ostacoli, i passi da compiere e il percorso da seguire per alleggerire le bollette elettriche dei condominii amministrati.
I costi di investimento per realizzare un impianto fotovoltaico sono abbastanza contenuti; attualmente si aggirano intorno ai 1.600 Euro per kW installato, IVA compresa e il 50 % di questa somma è detraibile dalle dichiarazioni sui redditi in base alle regole sul bonus casa dedicato agli impianti fotovoltaici, oppure ricorrendo allo sconto in fattura.
Con poche centinaia di Euro di investimento per ogni condòmino, si può abbattere drasticamente la bolletta elettrica comune, contribuendo alla riduzione dell’immissione in atmosfera di gas a effetto serra.
Prima di realizzare un impianto fotovoltaico però è opportuno effettuare uno studio di fattibilità per verificare che ci siano le condizioni fisiche, di ampiezza delle coperture e di orientamento, che consentano l’installazione dell’impianto e quali siano i costi da sostenere e i benefici ottenibili.
Il costo di un singolo studio di fattibilità è molto contenuto. Mediamente esso oscilla intorno ai 500 Euro e può essere affrontato anche dai piccoli condominii. Sarebbe opportuno tuttavia, redigere un disciplinare standard che contenga le specifiche degli studi di fattibilità e sviluppare dei semplici modelli di simulazione, da mettere a disposizione di Amministratori e Condòmini, che esplicitino i costi e i benefici delle realizzazioni degli impianti.
Inoltre il Comune o la CM potrebbero stipulare accordi con le Banche o eventualmente con A2A e le altre società elettriche, per attivare convenzioni e prestiti a tasso agevolato per la realizzazione degli impianti fotovoltaici.
La sfida odierna è il cambiamento climatico che sta causando siccità e ondate di calore che attanagliano anche l’area metropolitana di Milano, producendo impatti senza precedenti. Per ridurre questi impatti occorre ridurre le emissioni di gas climalteranti limitando drasticamente l’uso di gas negli edifici. Infine, oltre che a realizzare cappotti termici e cambiare gli infissi, occorrerebbe sostituire, dove possibile, le caldaie a gas con pompe di calore.
La sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore rappresenta l’ultima frontiera delle tecnologie ad elevata efficienza energetica e a basso impatto ambientale. Basti pensare che il rendimento di
«secondo principio della termodinamica» di una caldaia a gas raggiunge a malapena il 3%, mentre quello di una pompa di calore è mediamente dieci volte superiore. Ciò è dovuto al fatto che, nelle moderne pompe di calore, per ogni kWh di energia elettrica assorbito per il funzionamento del compressore, se ne possono recuperare gratuitamente mediamente tre dall’ambiente esterno. Inoltre le pompe di calore lavorano a basse temperature, riducendo drasticamente le dispersioni entropiche. Se, poi, il kWh elettrico è prodotto da un impianto fotovoltaico o proviene comunque da energia rinnovabile, tutto l’impianto di riscaldamento o di raffrescamento risulta a zero emissioni di carbonio.
Dobbiamo convincerci tutti, cittadini, condòmini, imprese, e soprattutto le pubbliche Amministrazioni, che abbiamo gli strumenti per liberarci dalle fonti fossili, ridurre i costi dell’energia e fermare i cambiamenti climatici. È ora di agire.