rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
ECOLOGIA ED ENERGIA
dicembre 2022
DI NECESSITA', VIRTU' 5
Il pesce mangia plastica.
Sempre alla ricerca di interessanti ed utili realizzazioni ci siamo imbattuti in questa notizia riportata in un articolo di Gianluca Riccio su “Futuro prossimo”.
Si tratta di una realizzazione cosiddetta “biomimetica” a forma di pesce e finalizzata a raccoglier platica ne mare.
Innanzitutto vediamo cosa si intende per biomimetismo : il termine con cui si definiscono le tecnologie che si ispirano alle soluzioni che in natura sono adottate da piante e animali.
La biomimesi (dal greco bios = vita e mimesis = imitazione) studia e imita le caratteristiche degli esseri viventi come modello di riferimento per il miglioramento di attività e tecnologie umane.
Per me, confesso, una novità, ma non per altri, giacché approfondendo ho potuto scoprire che ali delle farfalle e foglie di molte piante hanno ispirato la produzione di impermeabili e di vernici per palazz, e che i gechi, capaci di camminare sulle pareti, hanno ispirato nuovi materiali adesivi.
Nel 1851 il botanico Joseph Paxton sapendo che le “costole” di cellulosa di una varietà di giacinto sudamericano conferiscono alle sue foglie una capacità di resistenza tale da poter sorreggere il peso di una persona di 130 chili, cercò con successo di replicare tale soluzione nell’accingersi a progettare il Crystal Palace per la “Grande Esposizione” di Londra, mostrando tali proprietà così come riportato in una stampa dell’epoca.
Si dice anche che la Tour Eiffel si basata su studi della anatomia umana da parte di Hermann von Meyer, che concentrò la sua attenzione sulla struttura della nostra gamba, in particolare sul modo in cui il femore si incastra nella rotula.
Tornando al nostro pesce, tutto ha inizio quando l’Università del Surrey indisse un concorso finalizzato a ricevere progetti di robot biometrici, con l’impegno a realizzare un prototipo del progetto vincente.
Una semplice studentessa Eleanor Meckintosh propose di realizzare un robot a forma di pesce per catturare le microplastiche che inquinano i nostri mari intercettandole attraverso apposite branchie che filtrano l’acqua mentre il pesce robot si muove.
Gillbert, questo il nome del robot acquatico, è per ora solo un prototipo stampato in 3D, ma sicuramente, in futuro, non sarà così improbabile vedere un banco di pesci robot scorrazzare per i nostri mari rendendoli più puliti!
Impianto per la produzione di energia dalle onde che avrà la capacità maggiore al mondo.
E’ in via di realizzazione un impianto da 1 MW presso l'European Marine Energy Center (EMEC) in Scozia, nelle Isole Orcad.
Si prevede un funzionamento sperimentale per due anni, solo dopo questo impegnativo test la società irlandese OceanEnergy potrà dare inizio alla commercializzazione.
Tale progetto denominato” WEDUSEA” è il frutto di un accordo da 19,6 milioni di euro tra l'azienda, l'Unione Europea e il Regno Unito.
Si tratta di una tecnologia che affonda le proprie radici nella cosiddetta "turbina di Wells", ideata a Belfast negli anni '70. La Turbina Wells è un tipo di turbina aeraulica inventata dal Prof. Alan Arthur Wells della Queen's University Belfast nei tardi anni 1980.
“All'interno di questa struttura sono presenti tre camere ermetiche dalle quali entrano ed escono le onde dalla loro parte inferiore. Quando il livello d'acqua nelle camere sale, l'aria viene spinta verso l'alto, azionando una turbina per la produzione di elettricità; quando invece l'acqua scende, l'aria viene risucchiata, azionando anche in questo caso la turbina. Il movimento dell'aria quindi riesce a generare energia in entrambe le direzioni, permettendo di sfruttare al massimo le potenzialità del moto ondoso.” (Stefano Gandelli - geopo.it)
Attualmente, il Regno Unito detiene un'indiscussa leadership mondiale nel settore dell'energia mareomotrice
I siti di ricerca e sviluppo su queste tecnologie, inizialmente localizzati nella sola Scozia, sono oggi diffusi in tutto il Regno Unito.
Oltre infatti al già citato Centro europeo per l'energia marina (EMEC) di Orkney e al WaveHub della Cornovaglia, vanno segnalati nuovi siti importanti come il Perpetuus Tidal Energy Center sull'isola di Wight e l'area di Morlais, in Galles, dedicata alla sperimentazione sull'energia dalle maree.
Da sottolineare l’importante contributo alla occupazione locale, alcune previsioni vedono per il comparto una crescita che potrebbe portare a oltre 22.000 posti di lavoro entro il 2040.
La leadership di un settore industriale che potrebbe valere fino a 76 miliardi di sterline al 2050. Settore che, al momento, non vede ancora una grande concorrenza, visto che ad oggi nel solo Regno Unito risultano installati più impianti di questo tipo che in tutto il resto del mondo messo insieme.
Meygen.
Oltre a quello sopra citato, citato è da segnalare MeyGen, il più grande impianto mareomotrice esistente, situato al largo della punta settentrionale della Scozia e composto da una serie di grandi turbine - simili a quelle eoliche - installate sul fondale marino.
La prima fase del progetto utilizza quattro turbine da 1,5 MW con rotori da 16 m di diametro sommerse sul fondo del mare.
Il progetto è di proprietà e gestito da Tidal Power Scotland Limited e Scottish Enterprise.
Questo impianto realizzò un nuovo record mondiale per il settore dell'energia marina: nel 2018, in un solo mese, ha immesso in rete ben 1.400 MWh di energia elettrica, sufficienti ad alimentare l'equivalente di 5.420 abitazioni.
Innovation in Tidal Energy - The EASME project
EASME Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese è l’ agenzia esecutiva della Commissione gestisce programmi dell'UE che aiutano le piccole imprese a restare competitive, nonché programmi riguardanti la ricerca, l'ambiente, l'energia e l'industria della pesca.
Venezia, Piazza San Marco: i cristalli che fermeranno l’acqua alta .
Continuiamo ad occuparci di acqua, ma questa volta da una angolatura differente.
Fa sempre notizia quando Venezia viene allagata dall’acqua alta in particolare la preoccupazione è per la Basilica di San Marco ed i tesori che essa racchiude.
Sembra che d’ora in poi non sarà il solo Mose a proteggere la Basilica, ma anche una ingegnosa barriera, quasi invisibile, che consentirà anche di poter offrire ai turisti, sia pure parzialmente, la visione di San Marco.
Costituita da pilastrini di acciaio e lastre di cristallo, la barriera, per ora svelata solo in parte, consentirà una difesa contro un’acqua alta di media entità, alla fine si otterrà una barriera lunga circa 120 metri.
Si tratta di un rimedio temporaneo in attesa della impermeabilizzazione della intera piazza, tempo previsto cinque anni, solo allora il ”combinato disposto” del Mose e della piazza impermeabilizzata, consentirà di togliere queste barriere.