Carlo Monguzzi, riconfermato alle ultime elezioni amministrative del Comune di Milano nella lista dei Verdi europei, e Presidente della Commissione consiliare Ambiente è molto critico sull’operazione Nuova San Siro.
Officinadellambiente.com lo ha intervistato nel suo ufficio in via Marino, sede dei gruppi consiliari.
OffAmb - Consigliere, come ha avuto origine la vicenda e come si è evoluta?
CM - La vicenda origina dalla presentazione, nel luglio del 2019, di una proposta, da parte delle società Milan e Inter, per realizzare un nuovo complesso multifunzionale nell’area del quartiere San siro dove attualmente è ubicato l’attuale stadio Meazza. La proposta iniziale prevedeva di utilizzare tutta l’area di 290.000 m2 di proprietà del Comune di Milano per realizzare un nuovo stadio da 60.000 posti, una grande struttura di vendita, un quartiere residenziale, un centro congressi, una SPA e altre strutture di funzioni terziarie e di intrattenimento, con un indice totale di edificabilità di 0,63 m2/m2. Infine, i proponenti intendono demolire lo stadio esistente.
Il tutto con una concessione sull’area di ben 90 anni, quindi regalata, e un canone di poco più di 5 milioni di Euro, però a partire dal 33-esimo anno. Tenete presente che attualmente Milan e Inter insieme, versano al Comune per l’affitto del Meazza oltre 7 milioni di euro all’anno.
Il valore dell’operazione viene valutata in 1,2 Miliardi di Euro, tutti investiti da parte del fondo Elliott, dato che Milan e Inter non hanno soldi, pieni di debiti milionari come sono.
OffAmb – Quale è stata la risposta del Comune a questa proposta?
CM – Il Comune ha dichiarato il pubblico interesse all’operazione con la deliberazione di Giunta n° 1905 dell’8 novembre 2019, fissando tutta una serie di prescrizioni che erano state indicate in un documento del Consiglio comunale. Innanzitutto di riportare l’indice di edificabilità a 0,35 m2/m2 così come stabilito dal Piano di Governo del Territorio (PGT); poi verificare la titolarità della proprietà, perché questi sono fondi immobiliari speculativi. Poi è stato richiesto che il vecchio stadio Meazza non venga demolito completamente, ma riutilizzato per attività pubbliche sia sportive, sia di intrattenimento. I proponenti sostengono che per ripagarsi del costo del nuovo stadio, debbano costruire edifici residenziali, commerciali e di intrattenimento vari. Gli edifici residenziali non sono specificati, ma se non c’è scritto edilizia popolare, è evidente che vogliono realizzare edifici di lusso.
OffAmb – E ora come è la situazione?
CM – La cosa è andata avanti fino al colpo di scena di due settimane fa quando il Sindaco ha detto: ho incontrato le squadre e sono disponibili a scendere a 0,35 m2/m2 come prescrive il PGT; quindi sembrerebbe che rinuncino alla parte più pesante di speculazione edilizia, perché da 0,63 a 0,35 m2/m2 significa 40.000 m2 in meno di edificazione. In realtà il Sindaco teme che le squadre vadano da un’altra parte e gli lascino il Meazza sul gobbo. Inoltre il Sindaco spera che con gli oneri di urbanizzazione, che dovrebbero essere intorno ai 70-80 milioni, si possa intervenire sulle case popolari del quartiere che sono fatiscenti e hanno bisogno di riqualificazioni pesanti.
OffAmb – Comunque i progetti prevedono di demolire lo stadio Meazza. Scaroni, AD del Milan, ha dichiarato che non è possibile riqualificarlo perché presenta dei difetti strutturali.
CM – Questo è completamente falso perché sono state fatte tutte le prove di tenuta nel 1990 quando sono stati ospitati i mondiali di calcio. il Comune ha fatto un sopralluogo un anno fa e il funzionario responsabile ha dichiarato che sono stata fatte tutte le prove necessarie a determinare la stabilità del complesso con esito positivo. Oltretutto un po’ di tempo fa lo studio Boeri aveva presentato un progetto di riqualificazione di tutta l’area comprensiva dello stadio Meazza; ma la proposta non è stata presa in considerazione. Boeri ha partecipato poi al bando, indetto da Inter e Milan, ma sono stati selezionati due differenti progetti: la “Cattedrale” dello studio Populous e “Anelli di Milano” di Manica, Sportium e Progetto Cmr.
Quello che le squadre vogliono fare è uno stadio moderno. Uno stadio moderno funziona così: tu vai allo stadio con la tua famiglia; pranzate tutti lì, poi il papà va a vedere la partita e la mamma e i bambini vanno al centro commerciale. Magari i bambini vanno poi al parco giochi e la mamma va al centro benessere. Quindi gli introiti dei biglietti dello stadio si sommano a quelli delle altre attività; attività di vendita o locazione degli appartamenti, locazione degli spazi commerciali e ricreativi che saranno predominanti sull’aspetto sportivo.
OffAmb – Ma allora non è una operazione sportiva.
CM – Infatti. Si tratta di una operazione fatta da fondi immobiliari in cui i Club c’entrano poco. Sul “Corriere della Sera” è uscita una pagina con un’intervista a
Luigi Corbani, vicesindaco nel 1987. Corbani sostiene giustamente che Il sindaco Sala dovrebbe dire di no a un investimento privato da 1,2 miliardi di euro su un terreno comunale:
«Se proprio vogliono un impianto di proprietà, le squadre comprino il Meazza e presentino un progetto per farne uno stadio-business come ha fatto il Real Madrid. Ma non si può pretendere un’operazione immobiliare-finanziaria di quelle dimensioni, che nulla ha a che fare con la questione sportiva».
Ora le squadre sono indebitate e fanno questa operazione, senza metterci un Euro, per mettere a posto i bilanci. Proprio l’altro ieri Sergio Scalpelli sul “Foglio” ha pubblicato un articolo che dice le stesse cose che dico io.
OffAmb – La Giunta comunale comunque sta approvando un nuova delibera che recepisce le nuove proposte del fondo Elliott. Cosa intendete fare come Verdi europei?
CM - Quello che io ho intenzione di fare è:
1 - chiedere un dibattito in Consiglio comunale, che penso possa essere utile anche al Sindaco per una decisione così delicata;
2 - poi chiedere un dibattito pubblico. Il dibattito pubblico è una cosa complessa. C’è un DCPM del governo, peraltro recepito dal regolamento comunale, che sancisce che per questo tipo di opere va fatto un dibattito pubblico che duri al massimo 45 giorni.
3 - ultima spiaggia è un referendum che venga richiesto dai cittadini. Il referendum deve però nascere dalla società civile e dalle associazioni dei cittadini, non dalla somma di piccoli partiti per quanto nobili, perché correremmo il serio rischio di non ottenere quello che tutti vogliamo, cioè un altro progetto per San Siro.