I ritratti del clima atteso per l’Italia nei prossimi decenni: sessanta mappe, dieci indicatori, due scenari, tre periodi fino al 2100 per avere un’immagine di cosa ci dicono i modelli climatici del nostro paese. La Fondazione CMCC pubblica gli scenari climatici per l’Italia, un lavoro in divenire, frutto di una ricerca continua che lavora per migliorare la definizione e il dettaglio dei dati da rendere disponibili.
Una fotografia del clima atteso per l’Italia nei prossimi decenni presentata con una serie di mappe che sono a disposizione sul sito della
Fondazione CMCC – Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e che ritraggono il clima atteso fino alla fine del secolo. Molto dipenderà dalle scelte che si faranno in termini di percorsi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, molto dipenderà da quanto la comunità internazionale saprà decidere al fine di contenere l’innalzamento della temperatura media del pianeta e le conseguenze che questo innalzamento comporta su diverse scale geografiche.
Rapporto
“Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia”,
Può valere fino all’8% del Pil pro capite, acuire le differenze tra Nord e Sud, tra fasce di popolazione più povere e più ricche, insistere su una serie di settori strategici per l’Italia: i cambiamenti climatici sono un acceleratore del rischio su molti ambiti dell’economia e della società.
Il rischio connesso ai cambiamenti climatici interessa l’intero territorio italiano e tutti i settori economici. Pur con differenze tra diverse aree che sono interessate in maniera diversa, non ci sono regioni che possono considerarsi immuni dal rischio climatico che sta già crescendo in questi anni, con particolare riferimento agli eventi estremi.
L’analisi realizzata dalla Fondazione CMCC parte dagli scenari climatici che, attraverso un avanzato utilizzo di modelli climatici ad alta risoluzione applicati allo studio della realtà italiana, forniscono informazioni sul clima atteso per il futuro del Paese. Queste informazioni sono poi applicate all’analisi del rischio in una serie di settori del sistema socio-economico italiano. Ne emerge un quadro in cui il rischio cresce, nei prossimi decenni, in molti ambiti, con costi economico-finanziari consistenti per il Paese e con impatti che interessano in maniera più severa le fasce sociali più svantaggiate e tutti i settori, con particolare riferimento alle infrastrutture, all’agricoltura e al turismo.
Il rischio, la conoscenza scientifica e le strategie di risposta “Il rapporto rappresenta il punto più avanzato della conoscenza degli impatti e l’analisi di rischio integrato dei cambiamenti climatici in Italia”, spiega
Donatella Spano, membro della Fondazione CMCC e docente dell’Università di Sassari, che ha coordinato i trenta autori che hanno redatto i 5 capitoli che compongono la ricerca. “L’analisi del rischio e dei suoi effetti sul capitale ambientale, naturale, sociale ed economico, consentono di prendere in considerazione le opzioni di risposta individuate dalla ricerca scientifica e di sviluppare piani di gestione integrata e sostenibile del territorio valorizzandone le specificità, peculiarità e competenze dei diversi contesti territoriali”, continua Spano. “Queste conoscenze sono frutto di ricerca innovativa, di networking tra le Università che contribuiscono alla Fondazione CMCC e di collaborazioni internazionali, nascono dall’utilizzo di una infrastruttura di calcolo di primo livello nella ricerca globale. Mettere insieme tutti questi aspetti in una prospettiva di ricerca multidisciplinare è un impegno della comunità scientifica, i cui risultati sono al servizio della società e producono conoscenza a beneficio dell’intero sistema Paese”.
“La sfida del rischio connesso ai cambiamenti climatici – conclude Donatella Spano – parte dalla conoscenza scientifica per integrare l’adattamento, le soluzioni da mettere in campo di fronte al rischio, in tutte le fasi dei processi decisionali, nelle politiche pubbliche, nei programmi di investimento e nella pianificazione della spesa pubblica, in modo da garantire lo sviluppo sostenibile su tutte le scale territoriali e di governance”.
Corredato da una serie di messaggi chiave, schede infografiche e un estratto di sintesi realizzati per agevolare la lettura e la fruizione dei contenuti, e disponibili al link sopra indicato, il report affronta i temi che sono di seguito sintetizzati.
Il clima atteso per il futuro dell’Italia. I diversi modelli climatici sono concordi nel valutare un aumento della temperatura fino a 2°C nel periodo 2021-2050 (rispetto a 1981-2010). Nello scenario peggiore l’aumento della temperatura può raggiungere i 5°C. Diminuzione delle precipitazioni estive nelle regioni del centro e del Sud, aumento di eventi precipitazioni intense. In tutti gli scenari aumenta il numero di giorni caldi e dei periodi senza pioggia. Conseguenze dei cambiamenti climatici sull’ambiente marino e costiero avranno un impatto su “beni e servizi ecosistemici” costieri che sostengono sistemi socioeconomici attraverso la fornitura di cibo e servizi di regolazione del clima.
Rischio aggregato per l’Italia. La capacità di adattamento e la resilienza in Italia sono temi che interessano l’intero territorio italiano da Nord a Sud. Anche se più ricche e sviluppate le regioni del Nord non sono immuni agli impatti dei cambiamenti climatici, né sono più preparate per affrontarli. Per quanto riguarda gli eventi estremi, la probabilità del rischio è aumentata in Italia del 9% negli ultimi vent’anni.
Costi economici, strumenti e risorse finanziarie. I costi degli impatti dei cambiamenti climatici in Italia aumentano rapidamente e in modo esponenziale al crescere dell’innalzamento della temperatura nei diversi scenari, con valori compresi tra lo 0,5% e l’8% del Pil a fine secolo. I cambiamenti climatici aumentano la disuguaglianza economica tra regioni. Tutti i settori dell’economia italiana risultano impattati negativamente dai cambiamenti climatici, tuttavia le perdite maggiori vengono a determinarsi nelle reti e nella dotazione infrastrutturale del Paese, nell’agricoltura e nel settore turistico nei segmenti sia estivo che invernale. I cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti e rappresentano un’opportunità di sviluppo sostenibile che il Green Deal europeo riconosce come unico modello di sviluppo per il futuro. È il momento migliore in cui nuovi modi di fare impresa e nuove modalità per una gestione sostenibile del territorio devono entrare a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali.
Le città e l’ambiente urbano. In seguito all’incremento nelle temperature medie ed estreme, alla maggiore frequenza (e durata) delle ondate di calore e di eventi di precipitazione intensa, bambini, anziani, disabili e persone più fragili saranno coloro che subiranno maggiori ripercussioni. Sono attesi, infatti, incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico e un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni legati all’innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10).)
Rischio geo-idrologico. Dall’analisi combinata di fattori antropici e degli scenari climatici si evince che è atteso l’aggravarsi di una situazione di per sé molto complessa. L’innalzamento della temperatura e l’aumento di fenomeni di precipitazione localizzati nello spazio hanno un ruolo importante nell’esacerbare il rischio. Nel primo caso, lo scioglimento di neve, ghiaccio e permafrost indica che le aree maggiormente interessate da variazioni in magnitudo e stagionalità dei fenomeni di dissesto sono le zone alpine e appenniniche. Nel secondo caso, precipitazioni intense contribuiscono a un ulteriore aumento del rischio idraulico per piccoli bacini e del rischio associato a fenomeni franosi superficiali nelle aree con suoli con maggior permeabilità.
Risorse idriche. Gran parte degli impatti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche prospettano una riduzione della quantità della risorsa idrica rinnovabile, sia superficiale che sotterranea, in quasi tutte le zone semi-aride con conseguenti aumenti dei rischi che ne derivano per lo sviluppo sostenibile del territorio. I cambiamenti climatici attesi (periodi prolungati di siccità, eventi estremi e cambiamenti nel regime delle precipitazioni, riduzione della portata degli afflussi), presentano rischi per la qualità dell’acqua e per la sua disponibilità. I rischi più rilevanti per la disponibilità idrica sono legati a elevata competizione settoriale (uso civile, agricolo, industriale, ambientale, produzione energetica) che si inasprisce nella stagione calda quando le risorse sono più scarse e la domanda aumenta (ad esempio per fabbisogno agricolo e turismo).
Agricoltura. I sistemi agricoli possono andare incontro ad una aumentata variabilità delle produzioni con una tendenza alla riduzione delle rese per molte specie coltivate, accompagnata da una probabile diminuzione delle caratteristiche qualitative dei prodotti, con risposte tuttavia fortemente differenziate a seconda delle aree geografiche e delle specificità colturali. Impatti negativi sono attesi anche per il settore dell’allevamento, con impatti sia diretti che indiretti sugli animali allevati e conseguenti ripercussioni sulla qualità e la quantità delle produzioni.
Incendi. L’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni medie annue, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi quali le ondate di calore o la prolungata siccità, interagiscono con gli effetti dell’abbandono delle aree coltivate, dei pascoli e di quelle che un tempo erano foreste gestite, del forte esodo verso le città e le aree costiere, e delle attività di monitoraggio, prevenzione e lotta attiva sempre più efficienti. Si prevede che i cambiamenti climatici esacerberanno ulteriormente specifiche componenti del rischio di incendi, con conseguenti impatti su persone, beni ed ecosistemi esposti nelle aree più vulnerabili. Sono attesi incrementi della pericolosità di incendio, spostamento altitudinale delle zone vulnerabili, allungamento della stagione degli incendi e aumento delle giornate con pericolosità estrema che, a loro volta, si potranno tradurre in un aumento delle superfici percorse con conseguente incremento nelle emissioni di gas a effetto serra e particolato, con impatti quindi sulla salute umana e sul ciclo del carbonio.
(Fonte comunicato stampa)
Queste mappe rappresentano uno strumento a disposizione di chiunque intenda conoscere di più dei risultati della ricerca scientifica, soprattutto alle porte di un anno che si preannuncia molto intenso per i negoziati sul clima e che segna una serie di tappe in cui l’Italia ha un ruolo di primo piano (dalla presidenza del G20 fino ad ospitare gli eventi preparativi – Pre-Cop e la Cop dei giovani – della COP”& che si terràa Glasgow nel 2021.
I dati climatici pubblicati integrano le informazioni contenute nel Rapporto”Analisi del rischio, i cambiamenti climatici in Italia”, e sono presentati in una gruibileche consente agli utulizzatori di navigare tra 10 indicatori climatici, due diversi scenari e tre periodi in cui sono suddivisi i decenni che ci dividono dal 2100.
“La scelta di questi indicatori e degli scenari si basa sulle richieste che abbiamo ricevuto in questi anni per la creazione degli scenari sull’Italia da parte di diversi ricercatori ed enti pubblici e privati che studiano gli impatti del cambiamento climatico sull’Italia” – spieganoPaola Mercogliano e Giuliana Barbato, che al CMCC si occupano dello sviluppo e dell’applicazione di modelli climatici su scala locale. “Si tratta comunque di una prima selezione che contiamo di arricchire nei prossimi mesi sempre sulla base delle nostre attività di ricerca e dell’interazione con la comunità che usa tali dati. Inoltre, attualmente stiamo lavorando allo sviluppo di nuove simulazioni con una risoluzione più elevata che consente, ad esempio, una miglior caratterizzazione delle aree urbane. Da queste simulazioni ci aspettiamo una miglior capacità di rappresentare sia contesti specifici, come quelli urbani, ma anche le scale subgiornaliere e gli eventi estremi. Speriamo quindi nei prossimi mesi di poter mettere a disposizione della comunità anche questi dati”.
Gli scenari climatici per l’Italia sono frutto di attività ricerca scientifica che ha utilizzato il Modello Climatico RegionaleCOSMO-GMCC in una particolare configurazione specifica per l’Italia, sviluppata appositamente dalla Fonfazione CMCC che è al lavoro per produrre nuove informazioni e nuovi scenari con un più elevato livello di dettaglio. Le mappe pubblicate, infatti, saranno aggiornate in futuro, poiché sono da intendersi come il frutto di una ricerca continua volta a migliorare la definizione dei dati prodotti e fornire così un supporto ancora più avanzato nella valutazione degli eventi estremi attesi per i prossimi decenni.
“Sono molteplici gli utilizzatori che possono essere interessati a questi dati e dalle mappe” - continuano Mercogliano e Barbato. “Sono a disposizione per le istituzioni e per chi si occupa di fare pianificazione a livello locale, ad esempio comuni e regioni, con cui abbiamo avuto diverse esperienze di collaborazione per quanto riguarda la definizione di strategie di adattamento, ma anche enti privati interessati a definire procedure per la valutazione del rischio climatico per i loro specifici settori. I dati sono ovviamente a disposizione per ricercatori che studiano gli impatti del cambiamento climatico su diversi settori quali l’agricoltura, la salute, il rischio geo-idrologico dalla scala locale a quella nazionale. Inoltre, anche al di fuori di uno specifico interesse personale, chiunque fosse interessato ad accrescere la propria conoscenza sul futuro dei cambiamenti climatici in Italia può trovare nel sito del CMCC un punto di riferimento costante”.
Pubblicati online in forma di mappe, i dati sugli scenari climatici per l’Italia sono disponibili per chiunque volesse disporne in altri formati. Ulteriori informazioni su come avere i dati sono accessibili inviando una mail ai contatti evidenziati nella pagina degli Scenari Climatici per l’Italia.
Quella su riportata è un esempio di mappa che indica
le anomalie rispetto al periodo di riferimento (1981-2010) con previsione al periodo 2021-2050, della temperatura media Tmean, nella ipotesi della crescita delle emissioni ai ritmi attualii (RCP8.5).
Web:
www.cmcc.it
Contact us: info@cmcc.it
Riceviamo da Fondazione CMCC e volentieri pubblichiamo.
La redazione.