NATURA
dicembre 2020
LA VIOLA DEL PENSIERO
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C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
(Giovanni Pascoli)



Non ho raccolto
nel bosco le viole
e regalo a te
la loro vita.
(Karl Lubomirski)



Le viole del pensiero sono piante rustiche dalla vita breve, possono essere definite come fiori invernali in quanto fioriscono nei mesi freschi, quindi dall’autunno fino all’inizio della primavera.
Queste piante resistono bene al sole e non temono le gelate, anzi le basse temperature favoriscono la produzione di semi e le fioriture abbondanti. Crescono producendo piccoli cespugli di foglie, alti 15-30 cm, da cui spuntano numerosi fiori singoli. I colori delle viole del pensiero sono vari, e gli ibridatori ogni anno ne introducono di nuovi, comprese le tonalità sfumate e striate.

Sono fiori senza profumo e provengono dall’Europa e dalla Turchia.
Nel linguaggio dei fiori la viola, che sembra essere un fiore timido e soave, è considerata il simbolo dell’amore tenero, romantico ma anche dell’umiltà e della modestia.
Questa pianta è anche nota come “Fior di Cupido” perché la leggenda vuole che su di essa cadde una freccia del dio dell’amore.
Si racconta che durante l’incontro tra Josèphine Beauharnais e Napoleone lei gli diede in dono un mazzetto di Viole mammole che adornavano il suo vestito. Inseguito poi Napoleone donò proprio uno stesso mazzetto di viole alla sua amante Maria Walewska. Le viole divennero poi simbolo dei Bonapartisti, in contrapposizione con il giglio adottato dai Borboni.

La leggenda dice anche che Ade, dio dell'oltretomba, un giorno s'innamorò di Persefone, nata da Zeus, padre degli dei, e Demetra, dea della terra e dell'agricoltura.
Ade decise quindi di sposare Persefone e sebbene Zeus accossentisse, Demetra si oppose al loro matrimonio.
Ade allora rapì la giovane mentre coglieva dei fiori e la portò nel suo regno.
Demetra disperata vagò nove giorni e nove notti per cercarla, e la terra cadde nella desolazione: le piante morirono e la carestia devastò il territorio, finché Zeus mandò Ermes, il messaggero degli dei, a riportare Persefone da sua madre. Zeus convinse Ade ad un accordo: Persefone avrebbe passato quattro mesi agli Inferi e il resto dell'anno, tra la primavera e l'autunno, sarebbe stata con sua madre. Demetra, placata, ritornò sul Monte Olimpo e la terra fu di nuovo fertile e feconda.
Quando all'inizio della primavera Persefone tornò per la prima volta tra i vivi, la terra l'accolse creando per lei dei nuovi fiorellini festosi, delicati e vellutati come i suoi occhi, dei veri "pensieri d'amore" e inventò le "viole del pensiero".
Da allora esse ritornano puntuali ogni anno, a Primavera per festeggiare Persefone, la dea che rappresentava la rinascita della natura in primavera, che ritorna sulla terra.

Un’altra leggenda vuole che una viola crebbe dal sangue del giovane Attis. Non potendosi sposare con la principessa Atta si evirò sotto un pino e morì. Da lì nacque una viola dai petali di colore rosso. Giunta a conoscenza della morte del suo amato anche Atta si uccise, e anche dal suo sangue nacquero delle viole. A seguito di questa leggenda il 22 marzo nella Roma Imperiale si celebrava il culto di Attis. Questo divenne il giorno della viola: era uso trasportare in processione un tronco di pino adornato da viole.
Inoltre tra le numerose leggende si narra anche che i cavalieri della tavola rotonda fossero soliti consultare le viole per conoscere il proprio destino.

Nella commedia “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, si racconta che il succo estratto da questa viola è una potente pozione, basta aspergerlo sugli occhi di una persona addormentata che questa si innamorerà del primo che incontrerà al momento del risveglio.
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Fonti:
it.nextews.com
www.eticamente.net
www.viridea.it
www.giardinaggio.it



(foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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