NATURA
giugno 2017
STELLE E ANIMALI DEI FONDALI MARINI
CRINOIDEI (GIGLI DI MARE E COMATULE)
I Crinoidi sono curiosi Echinodermi che vengono frequentemente scambiati per alghe e piante acquatiche.
Come precedentemente accennato, l’organizzazione corporea dei Crinoidei (con bocca e ano situati dallo stesso lato, quello superiore) è del tutto simile a quella dei remoti progenitori degli Echinodermi, che popolavano i mari della Terra oltre 500 milioni di anni fa.

All’interno di questa antica classe è possibile ritrovare sia forme sessili (fisse al substrato) che forme mobili. Le prime, i cosiddetti “gigli di mare”, sono dotate di un lungo peduncolo, una sorta di piedistallo, tramite il quale sono strettamente ancorate al substrato e al cui apice si trova una corona di braccia. Questo aspetto è piuttosto simile a quello degli antenati dei Crinoidi (e degli Echinodermi) che popolavano gli oceani di milioni di anni fa.

Il loro nome comune deriva appunto dalla caratteristica struttura corporea simile ad un fiore (forse più ad una margherita che ad un giglio) che sboccia dal fondo del mare. A differenza dei fiori veri, però, i gigli di mare non amano per niente la luce e sono quindi diffusi a profondità piuttosto elevate (fino a 5000 metri e in genere mai sopra i 100-200 metri), dove il buio degli abissi avvolge ogni cosa.

Presentano una distribuzione geografica piuttosto uniforme, anche se di solito non sono molto comuni, e prediligono i fondali fangosi. Nei crinoidi mobili, le comatule (spesso erroneamente chiamate gigli di mare), il peduncolo è invece assente nell’adulto; questi animali quindi, sfruttando rapidi e complessi movimenti delle braccia, sono in grado di esibirsi in un nuoto aggraziato che, seppur non molto rapido e duraturo, gli permette di compiere bravi spostamenti nel loro habitat.

In realtà anche le comatule passano attraverso uno stadio giovanile peduncolato, ma, dopo aver trascorso alcuni mesi in questa condizione si staccano dal peduncolo e iniziano a condurre vita libera. Le comatule sono estremamente comuni nei mari della regione Indopacifica, dove si trovano facilmente sulle scogliere madreporiche anche a pochi metri di profondità, tanto da rappresentare uno dei soggetti più frequenti della fotografia subacquea.

È stato calcolato che in queste regioni si possono trovare fino a 12 specie diverse per metro quadrato e ogni singola struttura madreporica ne può ospitare anche 50 diverse. Non bisogna comunque pensare che questi animali siano amanti solo del caldo poiché numerose specie si trovano anche lungo le coste atlantiche dell’Europa e non mancano addirittura le specie artiche e antartiche.

Nel Mediterraneo non sono presenti gigli di mare, esistono solo 3 specie di comatule: Antedon mediterranea, Antedon bifida e Leptometra phalangium.
Il tipico corpo di un Crinoide è fondamentalmente costituito da tre parti. Un piccolo corpo centrale (calice) a forma di coppa costituito da robuste piastre scheletriche e al cui centro si apre la bocca mentre l’ano si trova lateralmente al disco boccale su una piccola protuberanza che prende il nome di papilla anale; all’interno del calice sono contenuti i visceri e la maggior parte del tessuto nervoso.

Da questa struttura a coppa hanno origine cinque braccia che presentano al loro interno numerosi articoli scheletrici connessi da muscoli e legamenti e che possono andare incontro a numerose biforcazioni. Il numero finale di braccia varia notevolmente a seconda delle specie e può andare da un minimo di 5 nelle forme più primitive ad un massimo di 200.

Le specie di climi temperati e freddi hanno tendenzialmente poche braccia, mentre queste sono numerose nelle specie che vivono in climi tropicali. Secondo alcuni studiosi questa condizione sembra essere un adattamento alla disponibilità di cibo: nelle zone tropicali esso è abbondante e quindi un numero di braccia elevato permette di massimizzare la raccolta di nutrimento, mentre nelle acque temperate la minor quantità di cibo non consente il “mantenimento energetico” di numerose braccia.


Caratteristico di tutti i Crinoidi attuali è il fatto di possedere una serie di piccole ramificazioni (pinnule) ai due lati di ciascun braccio, che quindi assume una forma che ricorda quella di una lunga piuma. Da questo deriva infatti il nome comune che gli anglosassoni danno a questi singolari animaletti, cioè “feather star” che significa appunto stella piumosa. Lungo ciascun braccio si trova il solco ambulacrale da cui fuoriescono i numerosi pedicelli, che nei Crinoidi non hanno mai funzione locomotoria ma servono solo per catturare le particelle di cibo.

La terza porzione del corpo di un crinoide è costituita dal sistema di ancoraggio al substrato. Come già accennato, nei gigli di mare questo è costituito dal peduncolo, alla cui base in genere si trova un disco adesivo. Nelle comatule dall’apice inferiore del calice escono delle lunghe appendici digitiformi dette cirri, che ricordano le radici di un albero e che, come queste, permettono il saldo ancoraggio dell’animale ai substrati duri.

L’aspetto arborescente delle braccia e la presenza di strutture simili a radici sono probabilmente i motivi per cui questi animali vengono spesso confusi con delle alghe o piante. Del resto con queste ultime condividono anche il fatto di avere braccia caratterizzate da una crescita apicale continua, esattamente come avviene all’estremità dei rami.

I Crinoidi sono tutti dei filtratori passivi e sono infatti comuni nelle zone in cui ci sono correnti: al calar delle tenebre molti di questi animali escono dai nascondigli in cui rimangono spesso nascosti durante il giorno e distendono le braccia in modo da formare un ampio ventaglio in grado di filtrare le particelle di cibo trascinate dall’acqua. Queste sostanze, di origine sia vegetale che animale, vengono poi convogliate lungo i solchi delle braccia che, grazie alla notevole presenza di cellule ciliate e muco, funzionano da veri e propri “nastri trasportatori appiccicosi” che spingono il cibo captato verso la bocca.

Sono numerosi gli animali che vivono in stretta associazione con i Crinoidi. Soprattutto le comatule possono essere ospiti di vari simbionti come il pesce ventosa dei crinoidi (Discotrema crinophila), il crostaceo galatea del crinoide (Allogalathea elegans) o il gamberetto dei crinoidi (Periclimenes sp.). Molto spesso questi animali presentano una colorazione del tutto simile a quella del loro ospite, così da risultare perfettamente mimetizzati.

Tra le numerose braccia dei loro ospiti questi animali trovano rifugio e cibo, come gli avanzi del pasto del loro ospite o anche piccoli microrganismi che vivono su di esso; in cambio il crinoide guadagna un servizio completo di pulizia del corpo.


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006.
Gianluca Ferretti e Michela Sugni

 
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