NATURA
giugno 2017
IL LECCIO (QUERCUS ILEX)

AMICO DELL’UOMO (Le Corbusier)

Albero, amico dell‘uomo
Simbolo di ogni creazione
organica
immagine della costruzione totale.
(…)
Foglie dalle nervature
perfettamente ordinate,
tetto sopra di noi
tra la terra e il cielo.
Schermo ricco di cambiamenti
che si contrappone vivo
alle rigide geometrie
delle nostre dure costruzioni.
Presenza della natura
nelle città testimone delle nostre fatiche
e dei nostri svaghi.
Albero compagno millenario
(…)


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Il Leccio (Quercus ilex) è un albero diffuso in tutto il Bacino del Mediterraneo fin dai tempi molto antichi. E' una specie vegetale adatta a vivere in ambienti caldi o temperati ed è caratteristica della macchia mediterranea. Il Leccio si può trovare dal livello del mare fino a 600 m (anche più in alto nel Sud Italia). La sua maggiore diffusione in Italia è nelle isole lungo le coste liguri, tirreniche e ioniche.

E' una delle querce sempreverdi. Molto longevo, può raggiungere i mille anni. Fra gli alberi monumentali di Italia si annoverano anche molti lecci, tutti fra i 15 e i 20 metri di altezza con tronchi di circonferenza fra i 4 e i 5 metri.

Tra i maggiori e più antichi si annovera il cosiddetto Ilici di Carrinu (leccio di Carlino). L’Ilice di Pantano, “Ilici di Carrinu“, è il più grande e antico leccio (Quercus ilex) dell’Etna nella contrada di Carrinu ed è situato al confine tra i territori di Milo e Zafferana Etnea, immerso in un fitto bosco tra felci e ginestre. Ha più di 7 secoli e domina il territorio tra i boschi di castagno e lecci. Il bosco si trova a 927 metri sul livello del mare e il leccio ha un'altezza di 25 metri e un diametro delle fronde di 30 metri. Il tronco misura ben 5 metri.

Altro leccio monumentale è quello che domina il Golfo del Tigullio dalla collina di Santa Giulia (Lavagna).
Le radici di questi alberi possono penetrare per diversi metri nel terreno. Questo comporta una grande resistenza alla siccità poiché la pianta va a trovare l'acqua in profondità, ma crea invece problemi per il trapianto, che questa specie sopporta male.

Ha un fusto che raramente è dritto, singolo o diviso alla base, raggiunge un'altezza fino a 20-25 metri. La sua corteccia è liscia e grigia da giovane, poi col tempo diventa dura e scura quasi nerastra, finemente screpolata in piccole placche persistenti di forma quasi quadrata.

La fioritura avviene nella tarda primavera, da aprile a giugno, con fiori maschili e fiori femminili separati, vale a dire su fiori diversi.
Le ghiande sono i frutti del leccio, che nei tempi lontani erano molto apprezzate essendo dolci e commestibili, tanto che servivano per la preparazione del pane di quercia.
Può assumere un aspetto cespuglioso qualora cresca in ambienti rupestri.

Il leccio fu considerato da diversi popoli, Etruschi e Romani, albero felice o divinatorio. Infatti molte foreste di leccio come quella di Monteluco (Spoleto) costituirono luoghi sacri.

"Il bosco sacro di Monteluco si trova a 850 m, compreso nella vasta lecceta di 970 ettari da 350 a 1079 m. Il substrato geologico è costituito da calcari. All’interno del nucleo centrale del recinto del bosco prevale la lecceta pura, ai margini si trovano anche altre specie quali, orniello, bosso, corbezzolo, ginepro, lentaggine.

La rilevanza di queste cenosi di leccio dal punto di vista geobotanico e floristico è stata messa in evidenza da vari autori (Marchesoni 1957, 1959, Menghini e De Capite 1974).La vegetazione è inquadrata nell’ Orno-Quercetum ilicis e nel Cephalanthero-Quercetum ilicis (Biondi e Venanzoni 1984, Biondi et al. 2003), la prima più termofila e la seconda più mesofila espressione di un microclima fresco e umido. Il bosco è inserito nella List of Religious Forest Sites dell’Oxford Biodiversity Institute."

Il legno di leccio è molto duro e di difficile lavorazione. Usato specialmente come pianta forestale e per alberare strade e parchi.
La leggenda narra che il leccio accettò di offrire il suo legno per la costruzione della croce quando tutte le altre piante del regno si erano invece rifiutate. San Francesco sostenne che il Leccio offrì il suo legno semplicemente perché capì che doveva sacrificarsi per la redenzione così come lo stesso Cristo. Da allora il leccio divenne così importante che alcune città italiane iniziarono a litigarsene il nome ma vinse Lecce che cambiò il suo nome da Lupie (lupa), a Lecce appunto. Il suo stemma infatti è una lupa che avanza sotto ad un Leccio o sta in agguato.

Grandi estimatori del leccio erano i Celti che oltre a utilizzare la corteccia e le sue ghiande a fini terapeutici, non eseguivano nessun sacrificio se non in presenza di un Leccio, albero che dai druidi veniva piantato in ogni loro paese.
Ai tempi di Roma si credeva che il leccio fosse una pianta oracolare perché attira i fulmini. Infatti a Roma sul Vaticano, soprannominato il colle degli indovini c'era il leccio più antico della città in cui c'era una iscrizione in bronzo etrusca.
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Le opere d'arte che ritraggono la Vergine sopra o accanto a querce o lecci sono numerose. Tra le più famose c'è la Sacra famiglia presso la quercia, opera di Raffaello, dove san Giuseppe pensoso si appoggia sopra le rovine di un tempio pagano (ormai crollato) e la Madonna siede davanti a una quercia, con san Giovanni Battista, fanciullo, che porge il cartiglio dell'ecce Agnus Dei al Cristo, indicando così, complice il leccio, il destino che avrebbe abbracciato il Messia.

Nella Villa suburbana di Livia Drusilla, moglie di Augusto in una sala semi-sotterranea c'è unaffresco (30-20 a.C.) che rappresenta un rigoglioso giardino dipinto di numerose specie botaniche.

Si possono individuare in primo piano, il pino domestico (Pinus pinea), la quercia (Quercus robur), l’abete rosso (Picea excelsa); oltre un recinto marmoreo crescono meli cotogni, melograni, mirti, oleandri, palme da datteri, corbezzoli, allori, viburni, bossi, cipressi, edera e acanto e anche rigogliosi lecci. Nel prato sotto gli alberi fioriscono rose, papaveri, crisantemi e camomilla, mentre nei vialetti in primo piano si alternano felci, violette e iris.

(foto di Anna Zacchetti)

Fonti:
latopinadellavalleargentina.wordpress.com
archeoroma.beniculturali.it
www.protrevi.com
www.agraria.org
www.girasicilia.it
it.wikipedia.org
Anna Zacchetti

 
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