rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
febbraio 2017
STELLE E ANIMALI DEI FONDALI MARINI
Da questo articolo iniziamo a conoscere i vari gruppi che compongono il Phylum degli Echinodermi e delle cinque Classi che lo compongono: Asteroidei (stelle di mare), Crinoidei (gigli di mare e comatule), Echinoidei (ricci di mare), Oloturoidei (cetriolo di mare) e Ofiuroidei (ofiure o stelle serpentine).
Asteroidei (Stelle di mare)
Gli Asteroidei sono Echinodermi dal corpo appiattito, con la bocca rivolta verso il substrato e l’ano in posizione opposta sulla faccia superiore. Hanno una caratteristica forma stellata in cui da un disco centrale si dipartono in genere cinque braccia; sono tuttavia molto comuni le specie con 6 o 7 braccia (tipiche, ad esempio, della grossa Luidia ciliaris, presente anche nel Mediterraneo) mentre nelle forme tropicali il numero può raggiungere la decina, come nel genere Solaster, o nel genere Heliaster i cui membri ne presentano fino a 35.
In alcuni casi le braccia sono meno evidenti e il corpo assume sostanzialmente la forma di un pentagono, come facilmente osservabile nei membri della famiglia Asterinidae (ad esempio Asterina gibbosa e Anseropoda placenta). Le dimensioni sono variabili e vanno da meno di un centimetro a un metro di diametro, anche se la maggior parte delle specie è intorno ai 15-25 centimetri. Tra gli Asteroidei più piccoli si trovano le margherite di mare, strani Echinodermi rinvenuti nel 1986 nelle acque abissali della Nuova Zelanda e talmente atipici da essere originariamente inclusi in una ipotetica nuova sesta classe di Echinodermi, i Concentrocicloidei.
Alle stelle di maggiori dimensioni appartiene invece Marthasterias glacialis, diffusa nell’Atlantico ma anche nel Mediterraneo, dove però raggiunge un diametro di “soli” 70-80 centimetri. Sulla costa occidentale del Nord America la Pycnopodia helianthoides può raggiungere un diametro di 90 centimetri mentre la Luidia superba delle Galapagos arriva persino ad 1 metro.
Le stelle marine sono diffuse in tutti i mari del mondo, dalla superficie sino alle acque più profonde degli abissi. Tutte le specie di questo gruppo hanno abitudini bentoniche, vivono quindi in stretta associazione col substrato, che può essere rappresentato da rocce, sabbia, fango ed alghe. Si spostano sul fondale marino grazie ai numerosissimi pedicelli che fuoriescono in duplice fila da solchi (detti ambulacrali) posti ventralmente lungo ciascun braccio.
Normalmente l’apice di ciascun pedicello è provvisto di una piccola ventosa, utile per aderire al substrato, tuttavia questa manca nelle specie che vivono sui fondali sabbiosi come L. ciliaris. La velocità di spostamento non è certo tra le più veloci del Regno Animale, visto che le specie più rapide, come ad esempio Astropecten aurantiacus, raggiungono in media i 40-50 centimetri al minuto.
Hanno spesso colorazioni vivaci, che vanno dal rosso, al blu elettrico, al giallo, e che conferiscono all’animale un aspetto molto appariscente e decorativo. Sparsi sulla superficie del loro corpo si trovano aculei più o meno rigidi, ma in alcuni casi, come nel genere Astropecten, le robuste spine sono situate ai margini delle braccia a formare una sorta di pettine – da cui appunto il nome comune “stelle a pettine”. Sempre sulla parete si trovano piccole appendici a forma di pinza, le pedicellarie, che vengono utilizzate dall’animale come strumento di pulizia o per tenere lontani eventuali intrusi come per esempio piccoli crostacei.
Uniche fra gli Echinodermi, le stelle di mare possiedono organi deputati alla ricezione dello stimolo luminoso; questi occhi rudimentali, che contengono un pigmento sensibile alla radiazione luminosa, sono situati all’estremità di ciascun braccio. Negli altri membri del phylum (ma in parte comunque anche nelle stelle), la luce, come pure gli stimoli tattili e quelli chimici vengono percepiti da numerosissime cellule nervose singole sparse nella parete del corpo.
La mancanza di un sistema nervoso centralizzato e di un capo permette loro di “percepire” l’ambiente circostante da ogni lato del corpo.
In genere le stelle sono poco amanti della luce; molte specie hanno abitudini notturne e, di giorno, gli individui che vivono in prossimità della superficie, dove la luce è più intensa, tendono a nascondersi tra le rocce o negli anfratti.
Riproduzione e sviluppo
Se si escludono poche eccezioni, le stelle di mare sono animali a sessi separati, in cui non c’è dimorfismo sessuale (cioè non è possibile distinguere un individuo maschio da uno femmina). Tra i casi singolari si trova, ad esempio, quello della piccola stella marina Asterina gibbosa, diffusa nel Mediterraneo e nell’Atlantico settentrionale, che è un ermafrodita proterandrico: gli esemplari giovani sono di sesso maschile ma quando poi aumentano di dimensioni diventano femmine.
Questo fenomeno prende il nome di “inversione sessuale” ed è piuttosto frequente anche in molti pesci. Curiosamente le popolazioni di A. gibbosa del Mediterraneo contano sia individui ermafroditi che unisessuati mentre quelle atlantiche sono prevalentemente ermafrodite. A differenza di quanto accade nella maggior parte degli Echinodermi, dove gameti e larve vengono lasciati alla deriva nelle correnti marine e fanno parte del plancton, le uova appiccicose di questa specie vengono attaccate a rocce e pietre sul fondo.
Altre specie di stelle adottano differenti strategie per la protezione della prole che si sta sviluppando: alcune le proteggono col proprio corpo, inarcando su di esse le braccia, altre le tengono in piccole depressioni poste sul lato superiore del corpo o in veri e propri “cestelli incubatori” fatti con le spine.
Una situazione del tutto atipica è quella della specie Leptasteria tenera in cui lo sviluppo delle uova fino allo stadio giovanile avviene nello stomaco della femmina che, ovviamente, durante questo periodo non si nutre. Nei generi Patiriella e Cryptasterina si trovano specie vivipare in cui, ad esempio, le larve si sviluppano all’interno degli stessi organi riproduttori. Le specie che adottano queste forme di cura della prole producono in genere un numero più limitato di uova, mentre nel caso di larve planctoniche l’alta mortalità viene controbilanciata da un numero molto elevato di uova prodotte, che in molti casi raggiunge anche il milione.
La fecondazione è esterna, avviene cioè in mare, e quindi nessuna stella di mare (come nessun Echinoderma) possiede organi copulatori, cioè strutture adibite all’inserimento dei gameti nel corpo del partner; nel genere Archaster si osserva un peculiare comportamento riproduttivo definito come pseudocopula: i due “amanti” si posizionano uno sopra l’altro ed emettono contemporaneamente i gameti in acqua, aumentando così le probabilità di incontro tra di essi e facilitando quindi la fecondazione.
Nella maggior parte delle stelle lo sviluppo è indiretto, cioè l’embrione che si forma in seguito all’incontro dei gameti maschile e femminile deve passare attraverso diversi stadi di sviluppo (deve cioè fare delle metamorfosi) prima di assumere la conformazione finale di una piccola stella in miniatura. In alcune specie la metamorfosi è indotta dalla presenza di specifici segnali chimici (feromoni) rilasciati dagli adulti.
Tra gli asteroidei non sono poche le specie che si riproducono per via asessuata (in cui cioè non vengono utilizzati i gameti) e specificamente con un meccanismo chiamato “fissione”: la stella si divide in due parti lungo piani ben definiti e ciascuna metà rigenera la porzione mancante dando origine a due nuovi individui completi; in questo modo si ottengono due stelle geneticamente identiche che rappresentano quindi due cloni. Questo tipo di strategia non viene mai utilizzata come unico metodo di riproduzione, ma viene in genere sfruttata in particolari condizioni.
Molto spesso le dimensioni del corpo possono rappresentare un limite a questo tipo di fenomeno (più l’animale è grande più diventa difficile rigenerare la porzione mancante); per questo motivo è possibile osservare specie in cui gli animali di piccole dimensioni si riproducono frequentemente per fissione mentre quelli più grandi si servono dei gameti, come accade, ad esempio, nelle popolazioni di Coscinasteria muricata della Nuova Zelanda.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006.