Tamarix L. è un genere di piante originarie delle zone sabbiose e salmastre di India, Cina ed Europa meridionale.
Il nome secondo alcuni ha un'origine latina e deriverebbe dal fiume Tambre, chiamato anticamente "Tamara", che scorre in Galizia. Secondo altri il suo nome invece deriva dal vocabolo ebraico “tamaris”, con il significato di “scopa”, ad associare il fogliame tipico della tamerice alla parte della scopa utilizzata per spazzare. A questo proposito, la tamerice, è conosciuta diffusamente anche con il nome di “scopa marina”.
Spesso questa pianta è menzionata come “arbusto del deserto”.
Una caratteristica delle Tamerici, osservata sulle piante in riva al mare in Corsica ed in Grecia, è la "sudorazione" sotto forma di gocce di liquido chiaro ed estremamente salato, la quale durante il giorno ed in assenza di vento (che ne favorirebbe l'evaporazione) genera una vera pioggia.
Le tamerici raggiungono in media non più di 6 metri di altezza, ma si conoscono esemplari che hanno raggiunto i 15 metri.
All'inizio della primavera i rami si riempiono di piccole spighe di fiori minuscoli, di colore rosato; la fioritura è tanto abbondante che l'intera pianta sembra una nuvola di fiori. Ai fiori seguono piccoli frutti a capsula contenenti i semi.
Siccome le tamerici sopportano molto bene i venti e l'acqua salmastra, vengono spesso impiegate per la creazione di siepi frangivento nelle zone costiere o anche per solidificare le dighe foranee.
Queste piante sono molto resistenti al gelo. Possono quindi venire coltivate tranquillamente in tutto il nostro paese con l’eccezione delle aree montane al di sopra dei 1500 metri.
Le Tamerici vengono anche utilizzate per bonsai, in particolare le specie T. juniperina (= Tamarix chinensis), T. parviflora e T. ramosissima.
Dalla corteccia vengono estratte sostanze tanniche.
Nel mondo della poesia le Tamerici sono state nel tempo citate da poeti come Giovanni Pascoli, che intitola la sua prima raccolta di poesie Myricae, parola latina utilizzata anche da Virgilio per indicare i suoi carmi bucolici e che significa, appunto, tamerice.
Ed anche Gabriele D'Annunzio nella poesia La pioggia nel pineto:
Le tamerici sono presenti anche nella poesia "Fine dell'infanzia" di Eugenio Montale, presente nella raccolta Ossi di seppia: ..."non erano che poche case/di annosi mattoni, scarlatte,/e scarse capellature di tamerici pallide..."
Virgilio nelle Bucoliche cita queste piante: "non omnis arbusta iuuant humilesque myricae" "Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici"
Anche nell'Iliade di Omero viene citato un arbusto di tamerici quando Adrasto, incalzato da Menelao, inciampa col cavallo in un cespuglio di tamerice.
La tamerice è anche, nel videogioco "Age of Mythology", un albero all'interno del quale si trova un pezzo del corpo di Osiride.
wikipedia.it
giardinaggio.it
giardinaggio.net