La diffusione dei gatti in gran parte del mondo si pensa abbia avuto origine in Egitto, dove erano considerati efficace contrasto dei topi, da qui in Europa, Asia e si pensa che attraverso gli eserciti romani si diffusero anche in Inghilterra.
Attraverso le navi, commerciali soprattutto ove erano stati introdotti per fronteggiare i topi di bordo, ragggiunsero anche l’Australia.
Attualmente, le cinque sottospecie riconosciute come gatti selvatici sono:
• gatto selvatico europeo (diffuso in passato in tutta l’Europa).
• gatto del deserto della Cina (diffuso in Cina occidentale, prevalentemente nel Quinghai.
• gatto selvatico sudafricano (diffuso nell Africa meridionale.);
• gatto selvatico africano (diffuso in tutto il Nordafrica fino alla penisola arabica ed al mar Caspio).
• gatto selvatico asiatico (diffuso dalle rive orientali del Caspio fino all India occidentale e, a nord, fino al Kasakistan, alla Cina occidentale e alla Mongolia meridionale).
Il gatto selvatico somiglia, sotto molti aspetti della morfologia, al gatto domestico. Sebbene le razze addomesticate presentino una grande varietà di forme e colori, la specie selvatica è di colore variabile dal giallo chiaro al marrone con strisce o macchie nere.
Il gatto selvatico europeo raggiunge 1,20 metri di lunghezza, coda compresa, misura 35 cm, il suo peso va dai 3,5 agli 8kg, ha un corpo robusto, agilissimo, testa corta e rotondeggiante, zampe forti e lunghe, specialmente quelle posteriori.
Il pelo è folto e morbido, di colore grigio-fulvo, più chiaro sul ventre, con fasce trasversali scure; alcuni anelli nerastri ornano la coda Ha orecchie dritte e larghe alla base ed occhi gialli. Particolarmente sviluppati sono i canini e i denti ferini, adatti a dilaniare la preda.
È, ancora, il felino selvatico più diffuso in Italia.
In Italia sono presenti due diverse forme di gatto selvatico da considerare due sottospecie distinte: il gatto selvatico europeo - il cui nome scientifico è Felis silvestris silvestris, presente nell’Italia peninsulare e in Sicilia – e il gatto selvatico sardo – Felis silvestris lybica – presente solo in Sardegna,
La popolazione stimata non raggiunge i mille esemplari.

Il gatto selvatico europeo vive per lo più nelle foreste di latifoglie, ma anche nella macchia mediterranea, nelle foreste rivierasche, ai margini delle paludi e lungo le aree costiere.
Il gatto selvatico è estremamente cauto nei confronti dell'uomo e cerca sempre di non avvicinarsi alle zone abitate. È una creatura solitaria e ciascun esemplare difende un proprio territorio di 1,5–12 km², a seconda dell'ambiente locale. I maschi tendono a possedere territori più estesi delle femmine e il loro areale si sovrappone a quello di tre-sei femmine vicine.
Gatti selvatici di ambo i sessi marcano i propri territori depositando feci in luoghi esposti e rilasciando marcature odorose spruzzando urina, strofinando le guance e grattando il terreno.
I principali competitori del gatto selvatico sono le volpi, le martore, gli scacalli dorati (nella Europa sud orientale).
Il gatto selvatico è prevalentemente carnivoro, le prede preferite sono piccoli mammiferi, in particolare roditori e conigli, lucertole, uccelli di piccola taglia.
I gatti selvatici si riproducono generalmente un'unica volta all'anno, sebbene possa essere partorita una seconda nidiata se tutti i componenti della prima muoiono. Il gatto selvatico europeo si riproduce tra febbraio e marzo.
I principali fattori di rischio per la sopravvivenza di questa specie sono l'ibridazione con i gatti domestici, le malattie che questi ultimi possono trasmettere e la competizione con gli esemplari randagi.
Tra altri fattori ricordiamo la continua distruzione dell'habitat, la frammentazione e il degrado di quest'ultimo in alcune aree (sebbene in altre zone d'Europa la foresta stia di nuovo ricrescendo, in seguito all'abbandono dei terreni agricoli).
Costituiscono un problema anche le uccisioni lungo le strade e in certe aree, la persecuzione umana.

Per quanto riguarda gli esemplari inselvatichiti partiamo dagli animali che vivono nelle case degli Italiani, secondo alcune recenti stime è pari a 59 milioni tra cani, gatti, pesci, roditori e uccellini.
Più preciso è il numero di cani, perché questi sono gli unici a dover essere registrati all’anagrafe: in Italia ci sono circa 7 milioni di cani che vivono in casa.
Le regioni che ne ospitano di più sono il Piemonte, il Lazio, la Lombardia e L’Emilia Romagna.
I gatti sono invece un po’ più numerosi: 7,5 milioni.
Non tutti i cani e i gatti restano stabilmente in famiglia: in Italia si stima che ogni anno vengano abbandonati o scappino 50 mila cani e 80 mila gatti che vanno a incrementare il numero di randagi, pari a circa 900.000.
Fondamentale è anche contrastare efficacemente il randagismo felino, molto spesso trascurato, attraverso l’identificazione obbligatoria dei gatti tramite microchip, identificazione peraltro prevista dall’articolo 12 della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, recepita dall’Italia nel dicembre 2010.
Un esempio positivo è la Francia, che ha già introdotto l'obbligo d’identificazione dei gatti dal 1 gennaio 2012.
Scarsi, anzi scarsissimi e incompleti sono i dati che ci sono disponibili sulle colonie feline.
Il primato delle colonie feline è detenuto dalla Lombardia, con 11.595 colonie nel 2015. Seguono il Veneto (7.682), le Marche (6.072) e la Toscana (5.341) Il risultato non tiene conto della Regione Veneto che ha trasmesso solo i dati relativi al 2015.
(LAV 2016 – Dossier a cura di Ilaria Innocenti, Responsabile LAV Area Animali Familiari Analisi dei dati relativi all’anno 2015, forniti dalle Regioni e Province Autonome italiane)
E per finire parliamo di una pratica dura a morire: stando ai dati raccolti dall’AIDAA – Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente – in Italia lo scorso anno sono stati uccisi tra i 6000 e i 7000 gatti a scopo alimentare.
E non si parla di ristoranti asiatici, come un pregiudizio diffuso potrebbe far credere, secondo l’AIDAA, ciò avviene specialmente nelle provincie di Brescia, Cremona, Vicenza, Verona ma anche nel milanese e nella zona tra Parma e Reggio Emilia.
Fonti:
wikipedia.it
agraria.org.
scubla.it
bioport.hu
parcofaunistico.tn.it
farminachannel.com
inseparabili.friskies.it
lav.it
petsblog.it