AVVENTURE A... SEI ZAMPE: TUTTI AL MARE (episodio 2)
Mentre scrivo, in una domenica di pioggia, mi basta guardare fuori dalla finestra e non ho alcun dubbio: alle nostre latitudini è ormai autunno. E quasi faccio fatica a scrivere di avventure estive, di sole e di mare. Ma scriverne ha per me anche il sapore dei bei tempi andati, di quando la mia Larika era una bau-giovanotta super energica alla scoperta del mondo. E allora godiamocela fino in fondo questa nostalgia ricordando una delle più belle gite fatte durante la nostra prima vacanza marittima insieme: Corsica, 4 donne e una molossa in cammino dal Col de La Croix a Girolata. E ritorno. Tra l’altro, è una gita bellissima da fare anche in autunno per chi avesse la fortuna di poter visitare la meravigliosa Corsica in questa stagione.
Dormivamo in campeggio a Galeria, un piccolo paesino di pescatori sulla costa occidentale della Corsica, più o meno a metà strada fra Calvi e Porto.
Quel giorno di fine luglio, la nostra meta era Girolata, immersa nella spettacolare Riserva di Scandola, una delle aree protette più belle del Mediterraneo. Per raggiungerla ci son due modi: via mare (con mini crociere dai costi improponibili…) o a piedi. Scegliemmo la seconda, pregustando il piacere di essercela conquistata.
Come spesso accade in Corsica, però, già per raggiungere l’inizio del cammino dovemmo impegnarci: una quarantina di km in auto su una strada che offriva un panorama mozzafiato… in tutti i sensi: stretta, tutta curve e ricavata da una parete di roccia scoscesa… (35 km orari era già una bella velocità), ma con una vista magnifica. Fintanto che l’abbiamo vista… tanto per non farci mancare nulla da un certo punto in poi si era sollevata una foschia fittissima che impediva di vedere a un palmo dal naso… e per completare il quadretto Larika cominciò a soffrire vistosamente l’auto: ansimava, si agitava da una parte all'altra… eh sì, l’avventura era decisamente iniziata… “smoccolando” un po’ guidai fino al mitico Col de la Croix (indovinate perché si chiama così?!?) dove lasciammo l’auto e imboccammo il sentiero.
Poco dopo era già tutta un’altra musica: un ampio sentiero ombreggiato garantiva un po’ di frescura (era piena estate ed erano ormai quasi le 10 del mattino) lungo la discesa dalla cima del colle verso il mare… e Larika, infilandosi naso a terra in tutti i cespugli e trotterellando in tutte le direzioni ci guidava festosamente alla scoperta della vegetazione boschiva della regione (che ancora non avevamo avuto occasione di ammirare).
Al termine della discesa, il sentiero cominciava a serpeggiare fra la macchia mediterranea e a tratti già si intravedeva il mare in lontananza. La temperatura saliva, ma lo spettacolo della natura che ci si stendeva davanti era un incentivo sufficiente ad avanzare senza farci sopraffare dal caldo… Una volta uscita dal bosco, il ritmo di marcia di Larika aumentò sensibilmente e cominciò a fare la spola correndo avanti un tratto e poi tornando sui suoi passi a verificare dove fossimo. Tutte e quattro. E se ne mancava una all'appello mi guardava con uno sguardo improvvisamente serio e si fermava, calma ma inamovibile, ad aspettarla. Quando la vedeva ricomparire, tutta soddisfatta, riprendeva la sua corsa.
Dopo circa un’ora camminavamo ormai molto vicino al mare e la temperatura era ormai davvero alta.
Ad un tratto Larika accelerò di colpo e sparì dietro uno sperone di roccia. Un minuto dopo stava nuotando di buona lena nei pressi di una caletta di sabbia “abitata” solo da qualche persona qua e là. La raggiunsi e notai che continuava a nuotare incrociando di fronte alla spiaggia: contrariamente al suo solito non aveva alcuna intenzione di uscire dall'acqua. Vederla così soddisfatta del suo bagno fece rompere gli indugi anche a me: mi sarei rinfrescata anch’io. Ci facemmo una bella nuotata insieme e la sua gioia nel condividere questo momento era così evidente e contagiosa che tutte le persone presenti cominciarono col sorridere e finirono ridendo di gusto partecipi di tanto entusiasmo (per fortuna uscendo dall'acqua lei non si buttò sull'asciugamano di nessuno, come tentava spesso di fare, e nemmeno una persona mostrò disappunto o fastidio per tutto il suo dinamismo).
Belle fresche, ci rimettemmo in marcia e percorremmo più o meno altrettanta strada di quella che ci eravamo già lasciate alle spalle: un saliscendi di macchia mediterranea, sabbia, rocce, torri genovesi diroccate e… mucche libere di girovagare sulle spiagge che guardavano con i loro sguardi placidi fino a quando dalla cima di una collina non vedemmo in basso una baia da sogno. Acqua cristallina, fondali bianchi, natura lussureggiante fin quasi al mare: stavamo raggiungendo Girolata, una baia mozzafiato (purtroppo “infestata” quotidianamente da centinaia e centinaia di turisti tutt'altro che rispettosi della natura che li circonda, portati con imbarcazioni a motore che troppo spesso spengono i motori molto, troppo, vicino a riva… ).
La discesa fino a Girolata non è breve e in alcuni tratti è anche abbastanza ripida. Nulla di difficile, ma è meglio non distrarsi troppo ad ammirare la baia e mantenere gli occhi sul sentiero. Eravamo quasi arrivate sulla spiaggia quando Larika fece un altro dei suoi scatti in avanti e si buttò a capofitto nell'acqua cristallina. Un paio di “vasche” e poi, soddisfatta e stanca, si accucciò accanto a me. E, finalmente, venne l’ora del pranzo (condiviso naturalmente) ;-)

QUALCHE NOTA DI APPROFONDIMENTO
La condivisione di esperienze positive è uno degli elementi più importanti per accrescere l’affiatamento fra un cane e il proprio padrone. Camminare insieme nella natura è sicuramente una delle esperienze più positive che si possano fare in compagnia del proprio amico a quattro zampe: in due parole, è insostituibile. E tutti i padroni di cani farebbero bene a farla; spesso, molto spesso. Può sembrare un’ovvietà, eppure al giorno d’oggi per molti cani sono pochissime le occasioni in cui poterlo fare. Da un semplice giro al parco fino ad un lungo trekking nella natura esistono centinaia di possibilità: è praticamente impossibile che non ne esista una adatta a ciascun binomio cane-padrone. Eppure molto spesso mi capita di sentire (o di rendermi conto) che questo non accade (o accade in rarissime occasioni). I motivi addotti sono svariati. Fra i più diffusi,
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"se lo lascio libero, scappa" (eh già… e quante occasioni ha di stare libero? Se mi liberassero una volta al mese anche io scapperei lontano…). Comunque in questo caso un buon punto di partenza potrebbe essere procurarsi una cd. “lunghina” (un guinzaglio di 5-10 m con cui condurre il cane dandogli un po’ di spazio,ma senza scioglierlo. Si può acquistare in un comune negozio di articoli per animali)
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"si butta in acqua" (dov'è il problema?!?). Il più delle volte lo dice chi non vuole portarsi in auto/a casa un cane con la tipica “puzza di cane bagnato”. Per quanto mi riguarda non è una motivazione valida comunque si può foderare bene l’auto con i teli appositi e prendere l’abitudine di passare il cane con una pezzuola di acqua e aceto al rientro a casa. Dà questo tipo di spiegazione anche chi ha un cane particolarmente delicato “di pancia” . Questa seconda mi pare una motivazione più valida, ma
a)esistono molti parchi e luoghi della natura senza corsi d’acqua (o li si può comunque evitare)
b)è possibile insegnare ad un cane a chiedere il permesso prima di fare qualcosa (compreso il buttarsi in acqua.
Naturalmente di base bisogna che il cane ci ascolti, quindi serve una buona intesa con lui/lei, quindi serve aver fatto tante cose belle con lui/lei; comprese le uscite al parco e le gite nella natura… e siamo tornati al punto di partenza)
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"litiga con gli altri maschi". Questo argomento è complesso e merita un approfondimento a sé. Comunque chi ha questo problema e non se la cava dovrebbe sicuramente rivolgersi ad un educatore cinofilo per imparare come gestire il proprio cane in quelle situazioni. E, volendo, può comunque cominciare con la lunghina di cui sopra
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"non guido/ non ho la macchina". Legittimo. Comunque quasi tutte le città (e a maggior ragione i centri più piccoli) hanno parchi o campagne facilmente raggiungibili anche a piedi o con i mezzi pubblici. Certo, non sarà possibile magari farlo tutti i giorni, ma una volta al mese è un po’ pochino… E infine, val la pena ricordarlo, esistono gli amici automuniti, i dog sitter…
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"tanto abbiamo il giardino". Questa è una delle peggiori. I cani hanno bisogno di andare in giro soprattutto per soddisfare le loro ataviche attitudini esplorative (in altre parole per scoprire posti e odori sempre nuovi) e sociali. I cani che stanno sempre chiusi in un giardino (anche se magari sono in due e “si fanno compagnia”) sono fra i più infelici che si possa immaginare. Anche se abbiamo il giardino sarebbe buona norma fargli fare almeno una passeggiata al giorno in ambiente esterno (se deve essere una sola, facciamola nella natura, possibilmente in luoghi dove possano incontrare anche qualche altro cane o facciamola proprio insieme a qualche altro cane e padrone. Se sono più di una si possono alternare quella natura con quelle “urbane”)
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"al parco no" (per uno dei motivi di cui sopra, spesso), ma andiamo sempre all’area cani (quella della nostra zona è grande e bella). Certo, è meglio che fare solo il giro dell’isolato sull’asfalto o restare fisso nel giardino di casa… però le attitudini sociali dei cani non si soddisfano tanto stando semplicemente insieme ad altri cani (e umani) a “giocare” (tra l’altro il più delle volte non stanno affatto giocando, ma di questo parleremo in altre occasioni), ma piuttosto facendo con questi (a 2 e 4 zampe) delle attività specifiche, collaborando nello svolgimento di un compito. Come detto in altre occasioni, il cane è un predatore collaborativo
(vedi il precedente articolo di giugno 2016).
Piuttosto, quando non possiamo fare di meglio, alterniamo l’area cani con delle passeggiate urbane lasciando al nostro amico a 4 zampe il tempo di annusare e curiosare in giro come preferisce.
Naturalmente esistono molte altre motivazioni per cui i cani hanno scarse occasioni di esplorare nella natura come sono stati “programmati” da millenni per fare, ma in moltissimi casi sotto la motivazione contingente si nasconde una sottovalutazione da parte del padrone del cane circa l’importanza di questo tipo di esperienze per il proprio amico a quattro zampe e per la costruzione di una relazione positiva con lui/lei: molte persone se ne fossero più consapevoli si organizzerebbero e… si godrebbero un sacco di belle passeggiate nel verde a 6 zampe (molto salutari anche per loro).
Qualche riga in più su questo argomento (e correlati)
Le passeggiate “anti-noia” a 6 zampe
www.dogdeliver.com "I cani si annoiano"
Il cd. “Effetto Lassie”
www.dogdeliver.com "Camminare con il cane"
Qualche notizia su Girolata
www.andareincorsica.com
Chi fosse interessato a raggiungere Girolata dal Col del La Croix può trovare alcune descrizioni del percorso ai link seguenti
www.architetturaeviaggi.it
www.fashionfortravel.com
(foto dell'autrice)