ECOLOGIA ED ENERGIA
settembre 2016
BREXIT E AMBIENTE
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Come molti dei nostri lettori, siamo dispiaciuti della decisione che gli elettori inglesi hanno assunto nel referendum sulla uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea, ma è un dato di fatto: il 51,8% dei votanti ha scelto di far uscire la Gran Bretagna.
Molti osservatori hanno evidenziato che le ragioni del SI e del No sono state fortemente influenzate da ragioni interne e da semplificazioni che la politica inglese ha compiuto, tralasciando o dando poca informazione sulla portata delle conseguenze della Brexit, mentre da parte dei sostenitori del SI si prometteva un immediato recupero di risorse che la GB versa alla UE trasferendole subito su servizi sociali o pensioni e la liberazione dalla odiata burocrazia europea.

Nessuno ha informato di quanto la GB ottiene dalla UE, ma solo di quanto da, inoltre chiuse le urne i sostenitori dei Si hanno fatto una rapida marcia in dietro, definendo non praticabile questo incremento di risorse da destinare al sociale.
Al di là degli aspetti di politica internazionale e di quelli ideali che escono fortemente feriti da questa decisione ed aldilà di quanto potrà succedere nell'Irlanda del nord, in Scozia o a Gibilterra, poiché l’Unione Europea è soprattutto economica e commerciale, è qui e su gli aspetti normativi e di regolazione dei mercati (aquis comunitario) europei che le conseguenze saranno evidenti e penalizzanti per gli altri stati membri, ma soprattutto per la Gran Bretagna.

Vediamo innanzi tutto di spiegare cosa sia l’Acquis comunitario
L'acquis comunitario (dalla locuzione francese "(droit) acquis communautaire" ovvero (“diritto acquisito comunitario") è l'insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli stati membri della UE e che devono essere accolti senza riserve dai paesi che vogliano entrare a farne parte. I paesi candidati devono accettare l'“acquis" per poter aderire all'Unione europea e per una piena integrazione devono accoglierlo nei rispettivi ordinamenti nazionali, adattandoli e riformandoli in funzione di esso; devono poi applicarlo a partire dalla data in cui divengono membri della UE a tutti gli effetti.

L'Unione mantiene integro l’acquis comunitario e tende a svilupparlo ulteriormente. Ci sono tuttavia, per alcuni paesi, delle deroghe all'acquis, deroghe, che sono però eccezionali e limitate: ad esempio alcuni paesi (Gran Bretagna, la Danimarca e la Svezia) non hanno adottato l'euro, riservandosi di farlo eventualmente in seguito; altri (ancora la Gran Bretagna e l’Irlanda) hanno attuato solo parzialmente le disposizioni degli Accordi di Schengen.

Esso consta:
• dei principi, degli obiettivi politici e di ciò che è disposto dai trattati e della legislazione applicativa degli stessi;
• della giurisprudenza della Corte di giustizia europea;;
• delle dichiarazioni e dalle risoluzioni adottate nell'Unione;
• degli atti riguardanti la giustizia e gli affari interni;
• degli atti inerenti alla politica estera e di sicurezza comune;
• degli accordi internazionali fatti dalla Comunità e da quelli conclusi dagli Stati membri tra essi nei settori di competenza dell'Unione.

Ciò chiarito c’è da spettarsi che in GB molti degli standard, compresi quelli ambientali, spesso subiti più che adottati con convinzione, saranno riformati in peggio.

Ora ci sono due anni di tempo per gestire tale divorzio, alcune delle regole precedenti potrebbero essere confermate nella legislazione inglese e la stessa Inghilterra potrebbe restare collegata alla UE rimanendo membro della AEEA (Area Economica Europea), come la Norvegia.

A rischio, in GB, alcuni principi base delle politiche europee in tema ambientale quale il principio precauzionale, gli standard per l’acqua e l’aria, l’uso di ogm e di alcune tipologie di fertilizzanti chimici, i contenuti delle direttive europee in tema di protezione degli habitat e degli uccelli, gli obiettivi della COOP 21.
Molti dei sostenitori del SI sono stati notoriamente scettici sui temi del riscaldamento terrestre e quindi sulla necessità di contenere le emissioni in atmosfera, come anche sulle norme restrittive relative ai pesticidi: ora in nome della deregulation molti di questi vincoli potrebbero cadere.

Va da sè che gli scambi commerciali potrebbero mutare in maniera consistente, la GB potrebbe liberamente porre dazi sulle importazioni ritenute concorrenti con le produzioni nazionali, anche se, di contro molti di tali prodotti potrebbero non avere più l’autorizzazione a circolare nel resto dell’Europa in quanto non rispettose delle normative UE.

Ad oggi abbiamo assistito solo a posizionamenti politici interni, la scelta di Nigel Farage di lasciare la direzione del suo movimento (ma non la “poltrona” nel consiglio europeo), le dimissioni di Camerun, la nomina di Boris Johnson, mentre la UE mostra i muscoli, per ora, senza alcun risultato pratico.
Alla Prossima.



Fonti:
rinnovabili.it
meteoweb
wikipedia
Sergio Saladini

 
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