NATURA
luglio 2016
STELLE E ANIMALI DEI FONDALI MARINI ( SECONDA PARTE )
I sorprendenti tessuti degli echinodermi/Le straordinarie proprietà degli MCT
Una delle caratteristiche più peculiari e sorprendenti degli Echinodermi è sicuramente quella di possedere dei tessuti assolutamente atipici, gli MCT (vedi testo), le cui proprietà meccaniche possono fare invidia ai migliori ingegneri biomeccanici. Questi tessuti sono infatti in grado di variare profondamente e repentinamente il loro stato di tensilità e viscosità, passando da una condizione di notevole irrigidimento ad una di estrema plasticità. Questi cambiamenti, che sono sotto stretto controllo del sistema nervoso e avvengono in tempi molto brevi (anche decimi di secondo), possono essere reversibili o irrimediabilmente irreversibili. Nel primo caso vengono sfruttati, ad esempio, per permettere all’animale di mantenere certe posture. Nei Crinoidi la postura alimentare, con tutte le braccia aperte e distese, viene mantenuta proprio grazie all’irrigidimento di questi fasci di tessuto, senza che vengano particolarmente coinvolti i muscoli; l’animale può così trascorrere diverse ore in questa posizione senza d’altra parte andare incontro ad un eccessivo dispendio energetico. Un altro esempio alquanto curioso è quello dell’oloturia Stichopus chloronotus, il cui corpo, normalmente piuttosto rigido, se opportunamente manipolato può trasformarsi addirittura in una massa colante difficile da tenere in mano. Le variazioni irreversibili comportano invece una perdita totale dell’integrità strutturale del tessuto portando alla perdita, volontaria, di intere porzioni corporee. I fenomeni di autoamputazione (autotomia) sono piuttosto frequenti negli echinodermi e sono responsabili della ben nota “fragilità” che caratterizza molte stelle e molti crinoidi.

Strategie di difesa
La capacità di autoamputarsi porzioni corporee (autotomia) rappresenta una delle strategie vincenti degli Echinodermi. In natura questa proprietà viene sfruttata dall’animale come risposta a condizioni ambientali sfavorevoli o, soprattutto, come arma di difesa nei confronti dei predatori: meglio rinunciare a una piccola parte del proprio corpo (che tanto poi verrà prontamente rigenerata) e soddisfare almeno in parte il proprio carnefice piuttosto che essere divorati del tutto. È così che stelle, ofiure e crinoidi sono facilmente soggetti alla perdita di una o più braccia, che funzionano quindi da “diversivo” per il predatore mentre l’animale si dà alla fuga. Il distacco volontario del braccio avviene in genere a livello di siti specifici che rappresentano quindi i “piani di autotomia”; queste zone sono fondamentalmente costituite da MCT di tipo irreversibile (vedi box precedente), che, ricevuto lo stimolo dal sistema nervoso, si “disintegra” consentendo il distacco del braccio. L’utilizzo di questa strategia difensiva raggiunge il culmine della sofisticatezza nelle oloturie, dove la porzione corporea persa è invece costituita dal tubo digerente e alcuni organi annessi. Quando l’oloturia viene disturbata meccanicamente, la parete del corpo si contrae permettendo l’espulsione violenta degli organi dall’ano o dalla porzione anteriore del corpo (che viene anch’essa eliminata). L’animale si trasforma così in una sorta di pistola a compressione che “spara” filamenti, talvolta adesivi, in grado di immobilizzare o quantomeno distrarre il predatore. Questo tipo di reazione è facilmente osservabile anche nelle oloturie che popolano i nostri mari.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006


Gianluca Ferretti e Michela Sugni

 
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