NATURA
aprile 2016
UNA CORONA DI ALLORO
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L'alloro o Laurus nobilis è diffuso nelle zone costiere del Mar Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia e nell'Asia Minore. In Italia cresce spontaneamente nelle zone centro-meridionali e lungo le coste,prediligendo temperature mediamente calde, mentre nelle regioni settentrionali è coltivato poichè sopravvive anche a climi rigidi purchè senza gelate estreme.

La diffusione e l'uso ampio che se ne fa nella cucina siciliana hanno portato l'alloro ad essere inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano.

L'alloro è una pianta rustica, sempreverde, perenne. In condizioni ottimali l’arbusto può raggiungere altezze elevate, anche superiori ai 10 metri, ma solitamente lo si trova in cespugli e siepi.
Il fusto è molto ramificato, ma la principale caratteristica sono le foglie. Sono di forma ovale e di una buona consistenza, si caratterizzano per un verde scuro e lucido. È proprio dalle foglie che si ricavano gli usi quotidiani dell’alloro ed è forse questo l’elemento della pianta più conosciuto. Eppure l’arbusto produce anche dei fiori gialli a ombrello, quindi dei frutti: delle bacche nere che contengono il seme.

Dell'alloro si utilizzano le foglie dalle quali si possono fare vari usi: in cucina, per aromatizzare carni e pesci; come rimedio casalingo per allontanare le tarme dagli armadi (ottimo e più profumato sostituto della canfora); per preparare decotti rinfrescanti dalle qualità digestive o pediluvi; ed anche trattato con alcool per ricavarne un profumato e aromatico liquore dalle proprietà digestive.
Veniva inoltre utilizzato per preservare libri e pergamene. Inoltre l'olio essenziale di alloro viene utilizzato, insieme all'olio di oliva per realizzare il sapone di Aleppo.

L'alloro viene citato nella letteratura da Omero nell' Odissea,( IX, 181-183:) che scriveva :“Ma quando giungemmo alla terra che stava vicino, là vedemmo vicino al mare una spelonca che si apriva nel punto più alto, ricoperta da allori…” Ed anche da Dante che nel Paradiso si rivolge così ad Apollo: “Venir vedraimi al tuo diletto legno. E coronarmi allor di quelle foglie”, facendo riferimento alla metamorfosi di Dafne.
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"Gian Lorenzo Bernini creò per il cardinale Scipione Borghese un capolavoro senza precedenti raffigurando la metamorfosi in alloro della casta ninfa Dafne, inseguita invano da Apollo, dio della luce.
L'opera marmorea in scala naturale, iniziata dal Bernini a ventiquattro anni, eseguita tra il 1622 e il 1625 era collocata nella stessa stanza della Villa, ma in origine stava su una base più bassa e ristretta, appoggiata alla parete verso la scala. A chi entrava allora, Apollo in corsa si presentava di spalle, compariva quindi la ninfa in fuga in un crescendo della sua metamorfosi: la corteccia avvolge gran parte del corpo, ma la mano di Apollo, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno sente ancora il battito del cuore. Quindi la scena si chiude, Dafne si è trasformata in alloro per sfuggire al divino aggressore."

Nella mitologia greco-romana l'alloro era una pianta sacra e simboleggiava la sapienza e la gloria.
In latino la corona di alloro era detta laurus o laurĕa, che indicava anche la pianta di lauro e, per estensione, la vittoria. Dalla parola laurĕa deriva il significato moderno di “laurea” (titolo di studio), e il “laureato” (in latino laurĕātus) è appunto colui che porta la corona di alloro, come i dotti e i poeti.

La corona trionfale era una corona di alloro, simbolo di gloria, che veniva posata sul capo del generale trionfante al momento dell'acclamazione nella Repubblica Romana. Al generale veniva poi donata anche un'analoga corona ma d'oro, sempre con la forma di corona d'alloro, da utilizzare nel corso del trionfo, sorretta sul suo capo da uno schiavo durante la sfilata. Lo schiavo aveva allo stesso tempo il compito di recitare la frase rituale memento mori, cioè "ricordati che devi morire", per ricordare al generale che la gloria del trionfo era solo un passaggio momentaneo.

Le corone di alloro erano un simbolo ricorrente tra pittori e scultori, che realizzavano volti o mezzi busti di imperatori o persone famose e colte, ritratte o scolpite con la corona d’alloro sul capo per esempio Dante Alighieri e Giulio Cesare venivano ritratti solitamente con corone d’alloro in testa.
L'intreccio d'alloro è stato anche utilizzato in araldica e in particolar modo nell'araldica civica italiana, dove compare in forma di mezzo serto o ramo d'alloro negli stemmi delle provincie.


"Sui rami dell'alloro
camminano due colombe oscure.
L'una era il sole,
l'altra la luna.
"Casigliane mie," chiesi,
"dove sta la mia sepoltura?"
"Nella mia coda", disse il sole.
"Nella mia gola", disse la luna.
Ed io che andavo camminando
con la terra alla cintola
vidi due aquile di neve
e una ragazza nuda.
L'una era l'altra
e la ragazza era nessuna.
"Care aquile," chiesi,
"dove sta la mia sepoltura?"
"Nella mia coda", disse il sole.
"Nella mia gola", disse la luna.
Sui rami dell'alloro
vidi due colombe nude.
L'una era l'altra
ed entrambe nessuna.

Titolo della poesia: Cassida delle colombe oscure di Federico Garcia Lorca


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wikipedia
Anna Zacchetti

 
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