Malgrado l’elevato numero di invertebrati minacciati (1.929 specie), questo gruppo non è dei più a rischio di estinzione, in quanto il numero è proporzionalmente basso visto che il 95 % di tutti gli animali noti sul Pianeta appartengono alla categoria degli invertebrati. Di questo gruppo i più minacciati sono gli insetti (559 specie, principalmente farfalle e libellule) e i molluschi (938 specie, prevalentemente terrestri e di acqua dolce).
Tipici di Tahiti, e in special modo dell’isola di Moorea, sono alcuni molluschi polmonati del genere Partula. Questi molluschi endemici sono lumache ermafrodite, possono produrre uova o partorire direttamente dei piccoli molluschi; e possono vivere fino a 5 anni. Sono invertebrati notturni, si riproducono con il buio e alla prime luci dell’alba si nascondono sotto le foglie o sotto i tronchi per poi ricomparire al calar delle tenebre.
La conchiglia che li caratterizza è conica, di media grandezza e di colore marrone scuro. In passato la popolazione umana dell’isola viveva in armonia con la natura, la pesca e l’agricoltura su piccola scala erano le fonti di cibo per gli isolani. Negli anni Sessanta un industriale trovò una nuova fonte di guadagno: l’allevamento e la produzione di una lumaca africana, Achatina fulica, da vendere come alimento agli abitanti del luogo. Gli affari non andarono però molto bene e il commerciante le rilasciò in natura; questo fu l’inizio dell’invasione delle lumache africane sull’isola di Moorea.
Negli anni Settanta i contadini iniziarono a trovare i loro raccolti rovinati dalle lumache alloctone, e per combattere l’invasione si pensò di ricorrere a una lotta biologica. Per contrastare il diffondersi della lumaca africana venne introdotta una lumaca carnivora, Euglandina rosea, che avrebbe dovuto predarle. Queste ultime però erano troppo grandi per poter essere predate dalla lumaca carnivora, mentre le originarie lumache del genere Partula aveva dimensioni più ridotte. Così le lumache africane e la lumaca carnivora introdotta per combatterle ebbero il sopravvento sulle endemiche lumache dell’isola.
Fortunatamente un gruppo di scienziati notò il lento declino delle lumache del genere Partula e iniziò a cercare delle soluzioni alternative per salvare queste lumache dall’estinzione, cercando di mantenere almeno in cattività questi molluschi. Sebbene oggi sia impossibile trovare una di queste lumache in natura sull’isola di Moorea, è possibile osservarle in allevamenti sulle isole limitrofe o allo zoo di Londra.
Molte delle specie di insetti attualmente minacciate di estinzione sono cadute in questa critica situazione a causa del negativo influsso antropico, che ha ridotto l’estensione dei boschi maturi in cui questi animali si sviluppavano e a causa del commercio illegale a scopo collezionistico. Numerose norme di tutela a livello internazionale sono state applicate negli ultimi anni, come è accaduto, ad esempio, per un gruppo di insetti presenti in sud Africa, i coleotteri lucanidi del genere Colophon, minacciati oltre che dalla rarefazione del loro habitat, anche dalle catture spropositate di collezionisti amatoriali e di ricercatori.
La stessa sorte è toccata alle farfalle giganti del genere Ornithoptera, catturate dai collezionisti per le loro notevoli dimensioni e per le loro colorazioni iridescenti. La maggiore minaccia per le farfalle deriva soprattutto dall’alterazione o dalla completa distruzione del loro habitat. In molte aree d’Europa una intensa deforestazione per favorire la coltivazione dei campi e il trattamento di molti pascoli con sostanze chimiche hanno messo in serio pericolo l’esistenza di molte specie di farfalle e non solo.
Un caso esemplare è quello accaduto in Inghilterra alla farfalla della specie Lycaena dispar. A causa della bonifica delle paludi effettuata nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo, la specie cominciò a rarefarsi. La riduzione improvvisa dell’habitat della sua pianta nutrice (genere Rumex), che sopravvisse solo in poche aree distanziate tra loro favorendo così l’isolamento delle varie popolazioni di questa piccola farfalla dalle ali color arancione, e in più l’accanimento dei collezionisti ne causarono la definitiva scomparsa.
L’ultimo esemplare di Lycaena dispar è stato avvistato in Inghilterra nel 1851. Esistono tre sottospecie di questa farfalla: la Lycaena dispar dispar estinta in Inghilterra dalla metà del 1800, la Lycaena dispar rutila diffusa nel centro e nel sud Europa, anche in Italia, e la Lycaena dispar batava diffusa nell’Europa centro-settentrionale. Fu proprio quest’ultima sottospecie che venne scelta per attuare un tentativo di reintroduzione della specie in Inghilterra. Nel 1972 vennero reintrodotti esemplari di questa sottospecie nelle paludi inglesi; non fu un successo completo, in quanto le popolazioni subirono dei declini ciclici e furono quindi necessari nuovi rinforzi periodici attraverso la liberazione di individui allevati in cattività.
La medesima situazione si è riproposta in Italia con il declino numerico di una farfalle endemica della Sardegna e della Corsica, il macaone sardo (Papilio hospiton). Questo lepidottero è estremamente localizzato, in quanto i siti riproduttivi sono legati alla presenza di piante specifiche di cui i bruchi principalmente si nutrono. Anche in questo caso la specie è minacciata dalla distruzione dell’habitat, dalla intenzionale bruciatura delle piante nutrici da parte dell’uomo, perché tossiche per gli ovini domestici, e dalle raccolte indiscriminate dei bruchi a scopo commerciale.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006