NATURA
febbraio 2016
IL MIRTO
foto Il mirto è una pianta che ricorda il caldo e il profumo del mare, è un arbusto che cresce libero e selvaggio. L'arbusto è infatti spontaneo in quasi tutta l’area mediterranea dal livello del mare sino a quasi 500 m di altitudine. Lo si trova in tutto il mezzogiorno europeo ed è diffuso specialmente in Grecia, in Italia, in Spagna ma lo si trova anche nella Francia mediterranea.

La sua corteccia ha la tendenza a cambiare col passare del tempo, negli esemplari giovani la corteccia è rossiccia mentre col passare del tempo diventa giallastra .

Le foglie del mirto sono opposte , molto resistenti , permanenti , ovali , acute , glabre e lucide.

Il Mirto predilige terreni neutri o leggermente acidi nei quali trova condizioni ideali per il suo sviluppo ma ben sopporta anche terreni poveri e terreni con scarsità di piogge o di corsi d’acqua.

Sono molto rinomate le macchie di vegetazione di mirto sarde e corse.

Questa pianta ha una forte capacità pollonifera, quindi dopo il taglio butta numerosi nuovi getti. Dopo gli incendi si impone sulle altre specie, infatti si sviluppa rapidamente emettendo numerosi virgulti dalla ceppaia.

Il Mirto è anche adatto alla messa a dimora nei giardini, soprattutto come siepe essendo molto compatto, inoltre sopporta bene le potature, anche quelle drastiche richieste dall'arte topiaria, che conferisce ai cespugli di Mirto una forma a cono, a palla o a piramide (l'arte topiaria consiste nel potare alberi o arbusti, al fine di dare loro una forma ornamentale, geometrica o ispirata a soggetti di vario tipo; è tipica dei giardini all'italiana).

Per la produzione del liquore si utilizzano le bacche, le foglie e i fiori, ottenendo quattro tipi di liquore del tutto diversi nel gusto e nel colore: il mirto nero da bacche nere (il classico liquore di mirto, diffusissimo e prodotto da tutte le aziende produttrici sarde), il mirto verde da foglie giovani raccolte in primavera, il mirto bianco da bacche non nere e il mirto giallo da fiori.

La raccolta delle bacche viene fatta a mano con l’ausilio di un pettine e mediamente se ne raccolgono circa 5 kg in un’ora.

Oggi si stima che di mirto rosso si producano complessivamente poco più di 2.000.000 di bottiglie ad opera di una trentina di aziende di dimensioni piccole e medio piccole.

In Sardegna in autunno presso i mercati civici e gli ambulanti si trovano facilmente le bacche di mirto pronte per essere messe in macerazione per la preparazione casalinga del liquore.

E' noto anche che gli antichi, utilizzando i suoi frutti, preparavano una specie di vino e di olio.
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L'"Orto del Mirto" è un settore dell'Orto botanico di Pisa, così denominato per la presenza di un vetusto esemplare di Myrtus communis, dove vengono coltivate circa 140 specie di piante officinali, alcune utilizzate anche dalla farmacopea ufficiale italiana come il ricino (Ricinus communis L.), la digitale (Digitalis purpurea L.), ecc

ll mirto è un arbusto conosciuto fin dai popoli antichi di tutta Europa. Questo arbusto ha popolato da sempre un grande numero di leggende. In particolare il mirto è legato alla tradizione del culto di Venere . Secondo alcune leggende dopo che la scelta di Paride cadde su di lei, la dea si cinse la testa con una corona di mirto.
Le altre due leggende dicono : una che Venere appena uscita dal mare si copri' con un cespuglio di mirto per nascondersi dagli sguardi pieni di cupidigia di un satiro e l'altra leggenda che la dea, appena nata dalla spuma del mare, si fosse rifugiata in un boschetto di mirti.

Durante i giochi gli antichi greci cingevano la testa del vincitore con una corona di mirto.

Secondo Plinio coltivare il mirto nei luoghi pubblici voleva dire onorare Venere affinchè questa dea offrisse la sua benefica energia di pace e bellezza.

Il poeta latino Virgilio in un passo delle sue Georgiche per i mirti usa l’espressione “amantis litora myrtos” ovvero “i mirti innamorati delle spiagge”.

Roma era considerata “la città del mirto” e veniva così chiamata perché numerosi alberi di mirto esistevano nel territorio su cui fu fondata. Una leggenda narra che, dopo il ratto delle Sabine, Romani e Sabini si riconciliassero purificandosi con rami di mirto. In ricordo della loro riconciliazione furono piantati ai piedi del Campidoglio due alberi di mirto. Anche nell’Antico Testamento il mirto è citato perché in Israele si intrecciavano ghirlande di mirto da offrire alle giovani donne quando andavano spose.

Durante il Medioevo questa pianta aromatica fu associata all’amore coniugale e in particolar modo alla fedeltà e all’amore eterno.

Ancora oggi, in Inghilterra e in Germania, si usa mettere nel bouquet della sposa rametti di mirto fiorito come buon auspicio per un matrimonio duraturo.

In molte cerimonie religiose il mirto si bruciava come l’incenso.


foto "...Nel dipinto " la Nascita di Venere", di Botticelli (1478-1485) viene rappresentata Venere nuda e in atto di nascondere seni e pube. Dopo aver solcato il mare in piedi sulla valva di una conchiglia, essa sta per giungere a terra. La composizione infatti rappresenta l’arrivo della dea al lido piuttosto che la sua nascita, come tradizionalmente si è ritenuto. In alto a sinistra due geni alati, un uomo e una donna, abbracciati e circondati da rose recise, sono i venti che soffiano e sospingono Venere nel suo viaggio. Il genio dal corpo femminile ha l’aspetto più pacato e sembra trattenere il compagno assai più impetuoso. Sulla terraferma attende l’arrivo di Venere una fanciulla con un abito bianco ornato da fiordalisi, con tralci di rose intrecciati in vita e una ghirlanda di mirto che incornicia lo scollo. La donna - di solito identificata nell’Ora della Primavera o in una delle tre Grazie - è pronta ad avvolgere la dea in un manto rosa trapunto da vari fiori, soprattutto margherite. Alle sue spalle si trovano alcuni alberi di solito identificati in melaranci, le cui fronde sono punteggiate d’oro. In primo piano, nel prato vi sono violette e sulla riva le canne o “tife”. Il mare ha l’aspetto di uno specchio d’acqua lacustre, per il colore, l’increspatura astratta della superficie, l’assenza di onde che lambiscono la riva erbosa... https://www.palazzo-medici.it "





La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini
,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Fonti:
www.ortobotanicoitalia.it/toscana/pisa/
www.giardinaggio.net/
www.lepiantearomatiche.it/piante-aromatiche
www.sardiniapoint.it/420.html
www.lussomirto.it/pianta.htm
https://it.wikipedia.org
www.montelinas.it/florasarda/140-mirto.htm
Anna Zacchetti

 
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