rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
febbraio 2016
VITTIME DELLA PAURA
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE
L'aumento negli ultimi anni del numero di rettili elencati nella red list della IUCN è prevalentemente causato da una maggiore attenzione focalizzata sullo stato di tartarughe e di testuggini. Lo stato generale dei rettili rispecchia anch’esso il grave stato di minaccia a cui molti animali sono attualmente sottoposti.
Fin da epoche remote il rapporto dell’uomo con questi animali è stato conflittuale: identificati come potenziali pericoli per l’uomo venivano direttamente uccisi o cacciati come fonte di cibo, oppure venduti illegalmente come trofei o per la medicina tradizionale.
Esempio di questa insensata abitudine è dato dal coccodrillo dell’Orinoco (Crocodylus intermedius), cacciato quasi fino all’estinzione tra il 1930 e il 1960 e mantenuto in vita da programmi di reintroduzione.
Il coccodrillo dell’Orinoco è uno dei più grandi coccodrilli esistenti, può raggiungere i 5 - 7 metri ed è presente nelle acque dell’Orinoco in Colombia e in Venezuela, anche se in passato era presente in svariati ambienti terrestri e acquatici, dalle foreste tropicali ai fiumi delle Ande. Nel periodo della stagione secca la specie si ritira in fosse scavate lungo le sponde dei fiumi, mentre nel periodo riproduttivo le femmine scavano un buco nel quale depongono circa 40 uova. Il nido scavato viene controllato e protetto dalla femmina da eventuali predatori fino alla stagione delle piogge, durante la quale avviene la schiusa delle uova.
Da un punto di vista alimentare gli adulti sono degli opportunisti, nutrendosi di una grande varietà di prede, come pesci, uccelli e piccoli mammiferi. Questa specie può vivere in natura fino a 70 – 80 anni. Attualmente la popolazione è stimata a 250 – 1.500 individui, dopo essere stata quasi decimata dalla caccia. Ancora oggi esiste il bracconaggio in quanto questo coccodrillo ha carni appetibili, i suoi denti sono considerati ricchi di proprietà terapeutiche e il collezionismo di uova e di individui giovani è ancora assai diffuso.
Altre minacce provengono inoltre dalla distruzione dell’habitat, dalla elevata frammentazione in cui si trovano le rimanenti popolazioni e dalla elevata competizione attuata dal caimano (Caiman crocodilus) nei confronti di questa specie.
La tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è diffusa nelle acque dei mari e degli oceani di tutto il mondo, dalle regioni tropicali a quelle sub – polari. I primi studi riguardanti un censimento del numero di individui della popolazione mondiale risalgono al 1979 con una stima di 29.000 – 45.000 esemplari adulti; successivamente conteggi più precisi condotti nel 1982, con la scoperta anche di alcune popolazioni nel Pacifico orientale, portarono a stimare un numero di 115.000 femmine adulte.
Solamente 14 anni più tardi però si calcolarono presenti solo dalle 20.000 alle 30.000 femmine adulte, evidenziando una perdita del 78 % di individui nella popolazione globale. Le caratteristiche ecologiche di questa tartaruga sottolineano come la specie possa essere altamente minacciata da diversi fattori di disturbo. È il più grande di tutti i cheloni viventi, potendo raggiungere 2 metri di lunghezza e 900 kg di peso.
Gli adulti sono facilmente distinguibili da tutte le altre specie di tartarughe marine grazie al loro corpo fusiforme e alla corazza, caratterizzata da carene non ricoperte da scaglie cornee, ma rivestite da una cute coriacea. La parte dorsale è essenzialmente nera, con alcune chiazze bianche sparse lungo le carene; le macchie bianche diventano più numerose lateralmente, nella parte inferiore del corpo e delle pinne; quindi tutta la parte ventrale risulta essere, nel complesso, biancastra.
I piccoli appena nati e i giovani hanno le macchie bianche molto più evidenti anche sulle carene. La densità delle macchie e le loro dimensioni sono variabili tra le popolazioni, ma mostrano una certa costanza all'interno di una stessa popolazione. I maschi si distinguono dalle femmine poiché hanno la coda più lunga e un corpo meno affusolato. È sicuramente onnivora, anche se sembra preferire le meduse (Scifomeduse). La mandibola superiore del becco corneo di cui è dotata è abbastanza debole e adatta per afferrare solo quelle prede che hanno un corpo molle.
Occasionalmente si ciba anche di tunicati, calamari, crostacei, molluschi, pesci, ricci di mare e alghe. Molte tartarughe trovate morte avevano sacchetti di plastica nello stomaco, probabilmente scambiate per meduse. La tartaruga liuto ha un ciclo di deposizione delle uova di 2 - 3 anni e una femmina depone le uova 4 -5 volte per stagione, percorrendo lunghe distanze per tornare agli stessi siti di nidificazione.
La femmina scava solitamente una buca, profonda anche un metro, nella quale depone un centinaio di uova. I piccoli nascono dopo 50 - 90 giorni e pesano circa 50 gr. Il sesso del nascituro è stranamente determinato dalla temperatura: sotto i 29,5 °C nascono maschi, sopra questa temperatura, femmine. La schiusa delle uova e l'uscita dei piccoli avviene principalmente di notte: dopo aver raggiunto la superficie della buca essi raggiungono velocemente l'acqua. Molti sono i predatori che minacciano i piccoli al momento della schiusa delle uova: granchi, pesci, uccelli e mammiferi. È stato calcolato che in media sopravvive un solo individuo su 20.000 uova deposte.
Gli esemplari di questa specie sono adattati a vivere in acque più fredde rispetto ad altre specie di tartarughe marine. Questa capacità di vivere in acque relativamente fredde è dovuta allo strato protettivo che riveste il loro corpo, rappresentato da una pelle oleosa e spessa. Inoltre le grandi dimensioni di questa specie favoriscono una ritenzione del calore sviluppato con l'attività muscolare che permette all'animale di mantenere una certa omeotermia.
È stata segnalata in Turchia, Israele, Francia e in Italia, soprattutto in Sicilia. Entrando dallo Stretto di Gibilterra, la tartaruga liuto seguirebbe le correnti di acqua calda che si spingono nel Mediterraneo occidentale e centrale; una volta raggiunto il Canale di Sicilia le rotte migratorie si dividono in un punto ben preciso, procedendo una verso nord (acque italiane e corse) e una verso sud (nelle acque tunisine).
Anche se è presente occasionalmente nelle acque italiane, la cattura di un esemplare di tartaruga liuto è sempre un evento raro, che suscita molto interesse. Gli adulti rimangono impigliati accidentalmente nelle reti, fisse o derivanti, utilizzate nella pesca pelagica. Non viene attualmente pescata intenzionalmente, in quanto non ha nessun valore commerciale, anche se nel passato da ogni esemplare catturato si ricavavano molti litri di olio utilizzato per le lampade.
È attualmente considerata una specie a rischio in tutte le aree in cui è distribuita e, sebbene sia protetta in molti Paesi, in altri l'applicazione delle leggi e delle misure di protezione risulta essere molto difficile. Non viene mantenuta con successo in cattività. La maturità sessuale è raggiunta solo a 13 – 14 anni di età, il che limita fortemente il fatto che ci possa essere una ripresa nel numero di individui nel giro di pochi anni; se accidentalmente si perdono gran parte degli individui sessualmente maturi, cioè i riproduttori, bisogna attendere parecchio tempo affinché vi siano altri individui pronti a riprodursi.
Le attuali minacce che incombono su questa specie sono rappresentate da un continuo prelievo delle uova e dalla cattura accidentale nelle reti da pesca. In Malesia in effetti la raccolta delle uova e la caccia illegale sono state riconosciute come le uniche cause del collasso della popolazione locale di tartarughe. La presenza di reti da pesca sulle grandi rotte migratorie oceaniche cattura e uccide esemplari sia adulti che giovani o addirittura vengono uccise direttamente le femmine presenti sulle spiagge per la deposizione per ricavarne dell’olio.
Infine le tartarughe subiscono passivamente l’inquinamento delle acque oceaniche, tanto che residui di derivati dalle materie plastiche sono stati evidenziati dalle analisi fatte su alcune uova di tartaruga liuto. Nonostante il commercio di tartarughe o di suoi derivati, la caccia e la raccolta di uova siano vietate da convenzioni internazionali e che vi siano numerosi progetti di conservazione di questa specie a scala globale, in alcune nazioni è ancora in auge l’utilizzo della tartaruga liuto come fonte di cibo o per estrarre l’olio, seguendo le tradizioni e i costumi locali.
Per poter proteggere questa specie quindi è necessario impegnarsi su vari fronti: bisogna eliminare le catture accidentali nelle reti da pesca, proteggere le spiagge dove vengono deposte le uova e cercare di estirpare definitivamente il bracconaggio. Parallelamente, essendo le rotte migratorie oceaniche seguite da queste tartarughe estese nelle acque di diverse nazioni o in mare aperto, è necessaria una cooperazione internazionale affinché si possano raggiungere dei risultati apprezzabili.
Un inconsueto studio riguardante le tartarughe liuto e le loro migrazioni ha come punto di partenza la sponda atlantica della Guyana francese, il sito dal quale vengono lanciati in orbita i veicoli spaziali europei. Gli scienziati interessati a questo progetto usano i sensori di tracciamento per seguire i lunghi percorsi migratori dei singoli esemplari di tartaruga e poi sovrappongono i percorsi ai dati sullo stato del mare, che includono mappe quasi istantanee delle correnti oceaniche raccolte dai satelliti. Si sta lavorando in pratica per individuare le possibili connessioni tra le rotte apparentemente casuali seguite dai singoli esemplari di tartaruga liuto e le condizioni locali degli oceani, sviluppando strategie per minimizzare la minaccia accidentale, ma letale, per queste tartarughe data dalle imbarcazioni per la pesca d'altura.
Sebbene in mare aperto siano stati notati esemplari di tartaruga immergersi sino a 1.230 metri alla ricerca di cibo, le tartarughe liuto di solito non si avventurano oltre i 250 metri di profondità. Questa è una quota che le rende vulnerabili ad incontri accidentali con i palamiti dei pescatori d'altura, dal momento che ogni giorno in tutto l'Atlantico vengono utilizzati centinaia di migliaia di ami di questo tipo. Le catture accidentali di tartarughe liuto da parte di pescatori dell'Oceano Pacifico e Indiano hanno quasi portato all'estinzione questa specie, che abita il Pianeta da oltre 100 milioni di anni.
Recentemente l’autorevole rivista scientifica Nature ha pubblicato un documento che riassume il lavoro svolto sinora per seguire i percorsi delle tartarughe liuto attraverso l'Atlantico, preparato da un gruppo di ricercatori del centro nazionale francese per la ricerca scientifica di Strasburgo, dall'università Louis Pasteur, dal dipartimento per l'ambiente della Guyana francese e dalla società Collecte Localisation Satellites (CLS) di Ramonville, specializzata nei sistemi di osservazione satellitare per l'individuazione dei luoghi, la raccolta di dati e l'osservazione geografica. Questo progetto è quindi anche un chiaro esempio di come sia necessaria la cooperazione internazionale nell’ambito della tutela della biodiversità. Le tartarughe liuto del Pacifico seguono corridoi di migrazione ben delimitati e i ricercatori avevano la speranza che le loro controparti atlantiche agissero in modo simile, fatto che avrebbe permesso di limitare la pesca in zone specifiche. A partire dal 1999 si è utilizzato il sistema di navigazione Argos per seguire singoli esemplari di tartaruga grazie a targhette dotate di radioemittenti rintracciabili in tutto il mondo con una precisione massima di 150 metri.
Con i dati ricavati da queste analisi è stato possibile confrontare le traiettorie seguite dalle tartarughe con i percorsi delle correnti oceaniche, dimostrando che la relazione con le correnti non è lineare come ci si attendeva e si altera notevolmente durante il corso delle migrazioni. A differenza delle loro parenti del Pacifico, le tartarughe liuto atlantiche non seguono corridoi di migrazione precisi e immutabili, ma vanno soggette a una notevole dispersione; esse seguono lunghi percorsi migratori quasi rettilinei verso il nord o l'equatore, senza seguire le correnti in cui si imbattono. Un esemplare è giunto a soli 500 chilometri dalla costa dell'Africa occidentale prima di tornare indietro; un altro si è avvicinato alla Nuova Scozia.
Proseguendo nel percorso, dopo aver quasi raggiunto l'area della Corrente del Golfo o la cintura equatoriale, le tartarughe tendono a rallentare e a seguire le aree frontali associate con il sistema locale di correnti oceaniche, generalmente ricche di fauna e quindi di cibo. Sfortunatamente le imbarcazioni da pesca si concentrano su queste aree per lo stesso motivo, il che mette a repentaglio la salvezza di questa specie.
Questa scoperta significa che l'interdizione alla pesca di aree limitate dell'Oceano Atlantico ben difficilmente può dare luogo a una consistente riduzione delle catture accidentali di tartarughe liuto. Per questo motivo si stanno studiando soluzioni alternative, quali, ad esempio, attrezzature da pesca meno pericolose per le tartarughe.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006