A richiesta pubblichiamo di nuovo l'articolo di dicembre.
In un editoriale pubblicato su
“ www.ilcambiamento.it “, Antonio Lumicisi si pone la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21.
A prima vista la correlazione non sembra molto pertinente, o addirittura inesistente. Cosa c’entra il fanatismo del Daesh con la ventunesima conferenza internazionale sul Clima?
Tuttavia, prima di abbozzare una risposta, può essere opportuno esaminare l’andamento a livello mondiale dei consumi di energia negli ultimi 15 anni analizzando le variazioni dei consumi finali di energia nelle varie aree geografiche, ma soprattutto indagare sui mutamenti dell’incidenza delle differenti fonti di approvvigionamento dell’energia, per capire se questi mutamenti possono agire da driver per strategie destabilizzanti concretizzate da gruppi terroristici vari.
A livello mondiale i consumi totali di energia sono passati dai 9.400 Tep del 2000 ai 12.900 Tep del 2014, con un incremento del 37% (vedi Figura 1). Se consideriamo però solo il periodo 2007-2014, anni della crisi economica, l’incremento si riduce al 10% (da 11.700 a 12.900 Tep)
(1).
Osservando l’andamento dei consumi per area geografica (vedi Figura 2), si può rilevare una situazione pressoché stagnante in Europa, America del Nord ed ex URSS. In Africa e Sud America gli incrementi dei consumi sono dell’ordine del 50%, mentre il Medio Oriente raddoppia i propri consumi (+96%). Queste tre aree tuttavia, sommate tra di loro, rappresentano solo il 15% dei consumi globali. E’ impressionante invece l’incremento dei consumi in Asia con un balzo nel quindicennio di ben il 105%.
Se approfondiamo l’analisi dei consumi delle 4 aree geografiche che rappresentano l’85% dei consumi mondiali (Europa, Nord America, Asia & Pacifico e Ex URSS), articolati per fonte, possiamo notare dei cambiamenti interessanti.
In Europa si registra un decremento significativo nei consumi finali (vedi Figura 3): -7% considerando il periodo 2000-2014 e ben -10% considerando il periodo della crisi economica 2007-2014. La riduzione dei consumi petroliferi si attesta sul 16% nell’intero periodo e il Gas registra un decremento del 20% solo nel periodo 2007-2014. Anche le altre fonti perdono terreno (Carbone e Nucleare). In controtendenza le Fonti Rinnovabili che guadagnano ben il 76% superando il Nucleare e avvicinandosi al Carbone.

Nel Nord America la situazione è un po’ più articolata: nel periodo 2007-2014 la decrescita totale dei consumi si attesta sul 2% compensando l’incremento del 2% del periodo dal 2000 al 2007. A livello di singole fonti si registra una diminuzione dei consumi petroliferi del 9%, un incremento del 20% dei consumi di Gas Naturale, per lo più proveniente da shale gas nazionale, una riduzione dei consumi di Carbone del 20%. Anche qui le Fonti Rinnovabili registrano un grosso avanzamento (+32%), sorpassando un Nucleare praticamente stagnante (Vedi Figura 4).
L’area geografica comprendente i paesi dell’ex Unione Sovietica e la Turchia è abbastanza stabile a livello di consumi globali (vedi Figura 5) con variazioni in diminuzione nel periodo 2008-2014 che compensano parzialmente gli incrementi precedenti (2000-2007).
Fa eccezione l’area che comprende l’Asia e i paesi del Pacifico. Qui gli incrementi sono consistenti: a livello di quindicennio (2000-2014) i consumi finali raddoppiano, anche se dalla crisi del 2008 al 2014 l’aumento è solo, si fa per dire, del 30% (vedi Figura 6). Impressionante l’aumento dei consumi di Carbone (+150%) e del Gas Naturale (+128%). Significativo anche l’aumento dei consumi petroliferi (+43%) e straordinario l’aumento delle Fonti Rinnovabili (+240%). In flessione del 30% il Nucleare, dovuto principalmente all’arresto di tutti i reattori Giapponesi dopo l’incidente di Fukushima.
Ma vediamo come è mutato il quadro complessivo mondiale a livello di quote di mercato delle differenti fonti energetiche (vedi Figura 7)
I consumi di prodotti petroliferi perdono, dal 2000 al 2014 ben 5 punti percentuali di mercato, scendendo dal 38% al 33%, compensati da un incremento dei consumi di Carbone del 4% e del Gas Naturale dell’ 1%. Il Nucleare perde 2 punti percentuali compensati da un analogo incremento delle Fonti Rinnovabili
(2)
A questo punto le domande sono: quanto vale il consumo mondiale di energia? Quanto vale la perdita del 5% di quota di mercato del Petrolio?
Considerando il consumo mondiale del 2014 intorno a 13.000 Milioni di Tonnellate Equivalenti di Petrolio (Tep o Toe) e assumendo un valore di mercato di 330 $/Toe, il valore annuale del mercato mondiale dell’energia è intorno ai 4.300 Miliardi di Dollari, pari a circa 3 volte il PIL italiano.
Questo significa che, assumendo come base il 2014, lo spostamento dell’1% da una fonte all’altra vale circa 43 Miliardi di Dollari e la riduzione del 5% della quota di consumi petroliferi comporta una perdita di 215 Miliardi di Dollari all’anno.
Ma ci sono altri due elementi che stanno provocando una contrazione generale dei consumi a livello mondiale: la diminuzione dell’intensità energetica nei settori industriali e le misure di efficienza energetica ormai in atto a livello globale:
• secondo il rapporto WETO
(3), è previsto che, da qui al 2030, l’intensità energetica diminuisca dell’1,2% all’anno a livello mondiale con punte del 2,3% in Europa e Stati Uniti.
• secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia
(4), l’efficienza energetica svolgerà un ruolo di cruciale importanza nel contenere ad un terzo l’aumento della domanda mondiale di energia al 2040, a fronte di una crescita dell’economia globale del 150%. In particolare, nei paesi OCSE, le misure di efficienza riducono la crescita della domanda elettrica del 60% rispetto a quanto altrimenti atteso.
Ora, se da una parte è risaputo il “danno economico” subito dai produttori di petrolio per il crollo dei prezzi da oltre 100$ a 45$ per barile, dall’altra parte ulteriori spostamenti dal Petrolio al Carbone o alle Fonti Rinnovabili, oltre che a riduzioni strutturali nell’estrazione di petrolio, rischiano di trascinare ancora più in basso il prezzo del greggio, con danni catastrofici per quei Paesi che hanno il Petrolio come unica fonte di reddito.
E qui è inevitabile chiedersi chi saranno i “danneggiati” da un accordo vincolante per contrastare i Cambiamenti Climatici; accordo che produrrà fatalmente ulteriori riduzioni dei consumi di prodotti petroliferi. I più danneggiati sono tutti quei Paesi che basano le loro economie e il loro “benessere” unicamente o principalmente sulla vendita di Petrolio. In prima fila tra i “danneggiati” ci sono molti “Paesi del Golfo” e forse un legame con il finanziamento del Daesh nel tentativo di destabilizzare coloro che con la scusa della lotta ai Cambiamenti Climatici ridurranno gli acquisti di petrolio, esiste.
Certamente le cause del terrorismo a cui stiamo assistendo sono molteplici e originate soprattutto dalle sciagurate politiche di aggressione militare attuate negli ultimi venti anni verso Paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria. Anche lo stato di abbandono e di segregazione in cui sono state ridotte le periferie delle grandi metropoli ha contribuito a creare terroristi, i cosiddetti “foreign figthers”, combattenti che tra l’altro, stanno ritornando nei loro paesi di origine a seguito delle difficoltà finanziarie del Daesh, che sta riducendo considerevolmente i loro stipendi e i loro benefit.
Per concludere, la realtà è sicuramente molto diversificata e maledettamente complessa e forse la correlazione tra Cambiamenti Climatici e Terrorismo o non esiste o è solo un tassello insignificante nel mosaico della evoluzione mondiale. Però il Cambiamento del Clima influenzerà sempre di più quei territori martoriati rendendoli ancora più aridi e inospitali di quanto non lo siano già, e con una risorsa, il petrolio, che interesserà sempre di meno e non potrà quindi garantire adeguato benessere a quelle popolazioni che vivono in un’area che da culla della civiltà sembra essere sprofondata in una bolgia infernale.
Note:
(1) - Tep: Tonnellata Equivalente di Petrolio o Toe: Tonn of Oil Equivalent
(2) - Nota Metodologica - per rendere confrontabili le varie fonti, i consumi del Nucleare e delle Fonti Rinnovabili Biomasse e Biocombustibili esclusi) sono valorizzate al rendimento medio del parco termoelettrico mondiale assunto al 38% (fonte: BP Statistical Review of World Energy 2015).
(3) - World Energy, technology and climate policy outlook – European Commission - EUR 20366
(4) - IEA – World Energy Outlook 2015