
La
“Robinia pseudoacacia” è chiamata così in onore di Jean Robin (1550-1629), erborista e farmacista dei re francesi. Robin era incaricato di organizzare l’Orto botanico dell’Università di Parigi. I semi di robinia, provenienti dall’America, erano capitati nelle sue mani nel 1601; Robin li piantò e ne ottenne degli alberi ornamentali, diventati in poco tempo di moda e ben presto si diffusero in tutta Europa. Sono ancora presenti, nell'Orto Botanico i ricacci arborei di questo primitivo esemplare nato da seme , che quindi detiene il primato di longevità in Europa.
In Italia la robinia è stata introdotta nel 1662 nell'Orto botanico di Padova ed è ora presente praticamente ovunque, in particolare in Piemonte (dove i boschi puri e misti di robinia coprono una superficie di circa 85.000 ettari), in Lombardia, in Veneto e in Toscana (ove si trovano cedui molto produttivi).
Nella seconda metà del ‘700 venne introdotta in Piemonte dai Savoia, soprattutto per rimboschire i pendii dissestati. Nel corso dell’800 e del ‘900 ebbe un crescente impiego nel nostro Paese per consolidare massicciate stradali e ferroviarie (in primis la ferrovia del Sempione) che si andavano realizzando.
Alessandro Manzoni introdusse la robinia nel giardino della sua villa di Brusuglio in Brianza, e ne consigliò l’uso per il rimboschimento e il consolidamento dei terreni collinari erosi. Mentre lo scrittore Carlo Emilio Gadda aveva rimproverato a Manzoni di aver avuto la malaccorta idea di diffondere una così “pungentissima” pianta.
La robinia si adatta a vari tipi di terreno ma mal sopporta i terreni calcarei, argillosi o con ristagno d’acqua. Predilige invece i suoli piuttosto sabbiosi, ben dotati d’acqua ed acidi. La robinia è una pianta azotofissatrice per cui contribuisce al miglioramento della fertilità del terreno arricchendolo in azoto.
In Italia è presente dal livello del mare fino a circa 1000 m di quota nel centro nord e fino a 1600 m nel meridione.
E' una pianta che cresce molto rapidamente e spontaneamente, con tronchi diritti che possono superare i 15-20 metri di altezza e che raggiungono, in pochi anni, un diametro anche di un metro, sviluppando una gran massa di foglie che, per molti mesi, assicurano ombra e una gradevole vista nel periodo in cui si formano grappoli di fiori bianchi. per questo motivo spesso compete vittoriosamente con specie autoctone di crescita più lenta.
La conseguenza è che la formazione dei boschi ha una ridotta varietà di specie arboree, un numero minore di esemplari di specie arboree autoctone e una scarsità di flora e di funghi; in Italia il problema è presente soprattutto in pianura Padana e nelle valli prealpine e appenniniche. Nei boschi della bergamasca la si trova spesso insieme al castagno. Anche se da un punto di vista ambientale avere in un bosco la predominanza di poche specie può essere un elemento negativo, per generazioni le nostre popolazioni si sono riscaldate grazie al legno della robinia e si sono nutrite con i frutti del castagno.
Il legno di robinia è stato ed è usato come combustibile perché brucia bene, con poco fumo anche quando è ancora umido, e con un elevato potere calorico. Oltre che come combustibile questo legno che è fra i più duri, resiste agli incendi, è molto ricercato sia per la fabbricazione di mobili, giocattoli di legno, parquet, addirittura case, sia per l’impiego come pali e traversine, resistenti nel terreno senza bisogno di alcun trattamento impregnante.
I fiori della robinia attraggono le api da cui producono un ottimo miele di qualità, commerciato come “miele di robinia (o di acacia)”; un ettaro di robinieto in un anno può dare anche 800 chili di questo miele.
Alcune robinie ad uso ornamentale hanno fiori rosa, vengono usate nei giardini e nei viali italiani, come la
Robinia hispida (Robinia hispida - varietà rosea), oppure
Robinia neomexicana. Quest'ultima specie è molto usata in Italia settentrionale, dove a volte è naturalizzata, come al Lido di Venezia.
Nella zona dei monti Appalachi, negli Stati Uniti, dove la specie è originaria forma ampi boschi.
Nell’Europa centrale e orientale si stima che vi siano 2 milioni di esemplari. In Ungheria esiste addirittura un centro di ricerche,
“Hungarobinia”, dedicato alla diffusione delle conoscenze scientifiche, ma soprattutto applicative della pianta e del suo legno.
Fonti:
it.wikipedia.org
georgofili.info
foto:Anna Zacchetti