Avventure a sei zampe: UNO SCAMBIO DI VEDUTE TRA NINA E... LA MUCCA REGINA

Fra le cose che preferisco fare, soprattutto con i miei cari, cani compresi, ci sono le passeggiate nella natura. E’ stato così che un tardo pomeriggio di circa tre anni fa, mentre stavo rientrando da una lunga, bellissima camminata immersa nel magnifico paesaggio dell’Alta Savoia sovrastato dalla vista maestosa del Monte Bianco, la giornata si è decisamente movimentata.
Ci eravamo lasciati alle spalle un paesino dall’atmosfera idilliaca, conservato praticamente intatto da secoli e privo di qualsivoglia attività commerciale, e le nostre cagnoline Larika e Nina erano ancora al guinzaglio (nei centri abitati non ho l’abitudine di lasciarle sciolte) e trotterellavano con noi lungo il sentiero. All’improvviso Nina, una giovane lupetta molto dinamica, mi diede uno strattone fortissimo cogliendomi completamente di sorpresa e riuscendo a sfuggirmi.
Prima che riuscissi a capire cosa stava succedendo scattò veloce come una freccia verso un prato lì nei pressi. Un prato qualsiasi? No, naturalmente. Verso un prato dove stava ruminando placidamente una mandria di mucche ben pasciute. Per un istante rimasi di sasso: ammutolita, non capivo cosa stesse facendo. Lei invece era stranamente determinata, energica e sicura di sé come non l’avevo mai vista (eh si, perché Nina è molto dinamica, ma abitualmente anche molto paurosa e diffidente, soprattutto verso gli esseri umani).
Mi aspettavo che si scagliasse contro le mucche rischiando di far loro del male o prendendosi una zoccolata o un’incornata; oppure che scappasse via con la code fra le zampe al primo movimento di quelle enormi, lente, bellissime bestie.Invece accadde qualcosa che credo non dimenticherò mai: Nina si mise al margine della mandria e cominciò ad abbaiare ritmicamente, con grande determinazione. Era chiaro che non stava facendo qualcosa a casaccio: il suo comportamento aveva uno scopo preciso. Solo che io non capivo quale fosse; ne’ se la situazione fosse effettivamente rischiosa. Dopo qualche secondo Nina, continuando ad abbaiare a intervalli regolari e con tono deciso, comincio a spostarsi lungo tutto un lato della mandria.
A tratti si avvicinava di più, ma non arrivava mai “a portata di corna”. Le strillavo di tornare, ma non mi ascoltava: era molto concentrata nel suo “lavoro” e non ammetteva interruzioni. Dopo qualche secondo di questo abbaiare insistente lungo il perimetro della mandria le mucche cominciarono ad mostrare i primi segni di nervosismo (e io a sudare freddo…) . Di lì a poco però si zittirono tutte, tranne una. E iniziò uno stupefacente (per me che non lo avevo mai visto) dialogo fra Nina e… la Mucca Regina: una serie di abbai e un muggito, bau-bau… muuuuuu, bau-bau-bau…muuuuu, bau-bau-bau-bau…muuu! Tagliando corto… trascorsero alcuni lunghissimi secondi in cui Nina e la Mucca Regina si scambiarono le rispettive opinioni su chi comandasse in quel luogo e su cosa dovesse fare la mandria in quel momento!
Nina non abbassò mai lo sguardo, abbaiò sempre più forte e più a lungo riducendo poco alla volta la distanza fra sé, piccola lupetta rumorosa, e la maestosa, possente Mucca Regina. La mucca invece dopo i primi muggiti forti e lunghi cominciò a tentennare, a ciondolare la testa e a farsi via via più silenziosa. Poi invertì la direzione voltando le spalle a Nina e si avviò nella direzione in cui lei cercava di spingerla. E tutte le altre mucche seguirono la loro Regina.
Insomma, in pochi istanti la decisione era presa e il gruppo si era organizzato: Nina avrebbe spinto la mandria dove voleva e la Mucca Regina avrebbe guidato tutta la sua mandria andando dove Nina le indicava. Già, dove? Ma nella stalla, naturalmente! E così fu… ignorando il fatto che non era ancora ora di “ritirarsi” per la notte una decina di mucche guidate dalla propria Regina si misero lentamente in moto verso la stalla… con Nina che dal fondo del gruppo le sospingeva nella direzione “giusta” a suon di rapide corse e di abbai…
Solo alla conclusione del suo lavoro da buon cane pastore Nina “tornò in sé” o, più precisamente, noi tornammo ad essere degni della sua attenzione: tornò da noi felice come non l’avevo mai vista e visibilmente fiera del suo operato. Per me invece lì per lì era stato troppo: da un lato ero ancora terrorizzata per come aveva ignorato completamente qualsiasi nostro richiamo, ma dall’altro pur nella mia totale ignoranza di conduzione di greggi e mandrie con i cani, mi rendevo conto che aveva svolto un’attività complessa completamente da sola senza provocare ne’ subire danni. E che gli altri animali le avevano riconosciuto l’autorità di guidarli.
Farle le feste per la bravura dimostrata o sgridarla duramente per aver ignorato i nostri richiami? Questo era il dilemma…
In realtà però l’aspetto più interessante della vicenda è che ancora una volta uno dei miei cani mi stava aprendo un nuovo orizzonte. Cominciai infatti a domandarmi cosa succede ai cani quando lavorano: una cagnolina giovane e insicura si era trasformata in un attimo davanti ai miei occhi in una determinata, autorevole ed esperta guida per un’intera mandria di mucche. E senza aver ricevuto alcun insegnamento per farlo. Non poteva essere un caso.
Cominciai a documentarmi e dopo qualche mese Nina e io cominciammo a fare insieme il nostro primo sport cinofilo: lo sheepdog (in estrema sintesi si tratta della conduzione di greggi di pecore da parte di pastori, umani e cani). E così imparai che portare i greggi per un cane è un “lavoro attitudinale”, in altre parole “pastori si nasce” perché l’istinto per la conduzione del gregge non si può insegnare. Si impara invece a comunicare in modo che il cane capisca cosa vuole il pastore umano in un determinato momento (per esempio che il gregge vada più veloce, o più lento, che si fermi, che vada in una direzione o in un’altra, che entri in un recinto e così via).
Imparai anche che lavorare fa crescere il cane e lo rende più sicuro di sé perché gli conferisce un ruolo preciso nel branco, il suo “gruppo sociale” di riferimento. E ancora imparai che se il lavoro richiesto ad un determinato cane è adatto alla sua indole e commisurato alle sue forze gli dà la possibilità di esprimere il meglio di sé (e di andarne fiero) e che questo rafforza moltissimo e in senso costruttivo la relazione con il padrone. In molti casi poi può essere anche un lavoro realmente utile: lo sport dello sheepdog naturalmente nasce dalla pratica, ancora oggi molto diffusa, di utilizzare i cani per condurre i greggi da parte di chi di pastorizia ci vive. E molti dei cosiddetti sport cinofili, soprattutto quelli che si svolgono valorizzando le attitudini naturali dei cani, sono nati da attività di collaborazione “a sei zampe”, spesso legate alla sopravvivenza di entrambe le specie in epoche remote.
Ma tornando al dilemma di cui sopra? Confesso che lì per lì in me vinse lo spavento, la sensazione di aver perso il controllo della situazione: sgridai Nina (ma non troppo, segretamente ero anche fiera di quello che era stata in grado di fare). Ora in quella situazione non la sgriderei più, semplicemente non mi farei cogliere di sorpresa perché ho imparato a osservarne le reazioni con maggiore attenzione e anticipo rispetto a quei tempi.
Lo sheepdog, praticato correttamente senza violenza e coercizione, e molti altri lavori svolti in seguito con i cani hanno insegnato qualcosa anche a me: come avviarmi sulla strada per diventare un buon leader, riconosciuto e obbedito dai suoi cani per la sua autorevolezza e capacità di proteggerli e guidarli, non perché sbraita ordini al vento. E’ una lunga strada, ma ce la sto mettendo tutta… e anche se sono ben lontana dalla meta (che probabilmente non esiste) posso dire che oggi è già tutta un’altra cosa rispetto a qualche anno fa; sia per me che per i cani con cui ho a che fare.