NATURA
luglio 2015
GLI ANIMALI MINACCIATI NEL MONDO - QUALE FUTURO PER I MAMMIFERI? (1° PARTE)
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE
GLI ANIMALI MINACCIATI NEL MONDO

Tra i mammiferi del Madagascar si possono trovare il maggior numero di primati gravemente minacciati (CR) e minacciati (EN) del mondo. Identificato come un hot-spot, o zona calda di biodiversità, il Madagascar ha alti livelli di endemismo, cioè di specie che si trovano solo in un determinato posto e caratterizzanti quindi quella località, ma al giorno d’oggi ha già perso più del 90% della sua vegetazione naturale originale.

Altre zone del nostro Pianeta dove si possono riscontrare molti mammiferi minacciati e a rischio di estinzione sono l'Indonesia, con circa 135 specie minacciate, l’India con 80, il Brasile con 75, la Cina con 72, il Camerun e la Tanzania con 38.

Per quanto riguarda gli uccelli, le Filippine, altro hot-spot di biodiversità, ospitano il maggior numero di uccelli gravemente minacciati (CR) del mondo. Anche l'Indonesia ospita molte specie di uccelli minacciati, ben 115, seguita dal Brasile con 113 specie, e da Colombia, Cina, Perù e India, con rispettivamente 78 specie, 76, 75 e 74.

Per quanto riguarda invece rettili, anfibi, pesci e invertebrati non sono stati fatti degli esami globali e quindi le valutazioni esprimono tendenze regionali, comunque altamente allarmanti. Ad esempio, gli Stati Uniti emergono per avere il maggior numero di specie minacciate tra pesci e invertebrati. Il numero di specie minacciate che vivono nelle acque dolci è aumentato in tutti i gruppi, fatta eccezione per i molluschi.

Analizzando globalmente gli habitat caratterizzati da un maggior numero di specie di uccelli e di mammiferi in pericolo di estinzione, particolare attenzione va riposta verso le foreste pluviali in prima istanza, e verso le praterie, le foreste monsoniche tropicali e le foreste asciutte in secondo luogo. Su di un totale di 883 specie di uccelli, il 74%, dipende quasi completamente da un singolo tipo di habitat e, di questi, il 75% dipende da foreste. Gli uccelli sembrano più adattabili e più capaci di sopravvivere in habitat trasformati come piantagioni, proprietà agricole e aree urbane. Sembra che i mammiferi invece siano di gran lunga meno tolleranti ai mutamenti dell'habitat.


QUALE FUTURO PER I MAMMIFERI? (1° PARTE)

Nella lista rossa “red book” della IUCN sono presenti otre 1000 specie di mammiferi, una su quattro, come minacciate, e 180 di queste sono addirittura in pericolo critico (CR).

I principali fattori di minaccia variano a seconda della specie considerata, ma sono quasi tutti dovuti alle attività umane. Anche in questo caso la più grande minaccia è rappresentata dalla distruzione degli habitat: l’espansione della popolazione umana richiede sempre nuove terre per avere raccolti e allevare il bestiame, sono necessarie nuove strade e gli insediamenti umani si diffondono a macchia d’olio, con continuo depauperamento delle risorse naturali.

Le foreste subiscono pesanti disboscamenti, lasciando così terreno nudo facilmente attaccabile da parte di processi erosivi e le specie arboricole, come molte scimmie, vengono scacciate dai loro habitat naturali.

I mammiferi acquatici si nutrono di prede inquinate e vengono a loro volta contaminate attraverso un particolare processo di inquinamento chiamato “bioamplificazione”. La caccia per le pelli e il bracconaggio subito per lunghi anni da molti mammiferi li ha portati sull’orlo dell’estinzione, basti pensare alla tigre e ad altri felini.

L’istituzione di riserve naturali, lo studio delle esigenze ecologiche di ciascuna specie, una sensibilizzazione dell’intera umanità sulle necessarie misure di conservazione da dover attuare nei confronti di questi animali sono alla base di un qualsiasi progetto di tutela ambientale che abbia come obbiettivo principale il mantenimento della biodiversità.

Gli esempi di mammiferi in via d’estinzione sarebbero tanti, e vale la pena ricordarne alcuni come simbolo delle diverse aree geografiche del nostro Pianeta al fine di mostrare che l’estinzione degli esseri viventi è un problema a scala globale.

La balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) è il più grande animale esistente, può essere lunga più di 30 metri e pesare più di 150 tonnellate, il suo cuore pesa 550 kg e la lingua 350 kg.. La più grande di cui si abbia notizia, catturata nel 1926, misurava 33,30 metri; la più pesante, uccisa nel 1924, si dice raggiungesse le 200 tonnellate. Nonostante la sua spropositata mole, il suo corpo è sorprendentemente idrodinamico: la testa è appuntita, le pinne pettorali snelle e le caudali lunghe e sottili. La sua mandibola inferiore ha 55 – 68 pieghe golari che corrono esternamente fino all’ombelico. La sua dieta è composta quasi prevalentemente dal krill, piccoli gamberetti marini presenti nel plancton, che inghiotte tramite la dilatazione della gola. Grazie alla presenza delle pieghe, la gola può arrivare ad estendersi fino a 4 volte rispetto alla sua dimensione normale. Giornalmente può consumare fino a 6 tonnellate di cibo.

È una specie cosmopolita, frequenta le gelide acque subpolari ricche di nutrimento in estate, per poi compiere lunghe migrazioni in inverno verso le latitudini tropicali dove si riproduce. In mare emette lamenti che possono superare i 180 decibel e che quindi possono essere sentiti da altre balene fino a 1000 chilometri di distanza. Preda preferita dalle flotte baleniere della prima metà del secolo scorso, la balenottera azzurra è stata quasi sterminata, tanto da essere stata posta sotto protezione fin dal 1967.

La sua consistenza può essere oggi valutata in meno di 2500 esemplari, al massimo 5000, mentre prima che iniziasse la caccia intensiva ve ne erano non meno di 250.000.

La foca monaca è un pinnipede che vive nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero e lungo le coste dell’Africa nord – occidentale. Il suo nome deriva dalla colorazione marrone scuro del suo mantello, che ricorda il saio di un frate. Attualmente la specie è ridotta a un numero di circa 400 individui ed è distribuita in piccoli gruppi. La prima registrazione storica della foca monaca è da riferirsi ai racconti di Aristotele e, secondo alcuni ricercatori, potrebbe essere all’origine del mito delle sirene che incantavano con i loro canti gli antichi navigatori.

I maschi adulti sono prevalentemente solitari e si spostano nei tratti di mare che ospitano i gruppi di femmine in età riproduttiva, ma in coincidenza con il periodo dell'estro delle femmine diventano territoriali, difendendo ciascuno un tratto di costa dove solitamente le femmine scelgono il luogo adatto al parto. Nel resto dell'anno si spostano per ragioni alimentari, trascorrendo anche lunghi periodi in alto mare.
Le femmine adulte sono prevalentemente gregarie, vivono in nuclei famigliari comprendenti altre femmine adulte e individui giovani.

Si avvicinano alla costa con l'approssimarsi del periodo del parto e trascorrono periodi sempre più lunghi fuori dall'acqua, dormendo su spiagge e in grotte riparate anche molto piccole, dove poi danno alla luce il loro cucciolo. In un tratto di costa, utilizzano più grotte, anche in funzione dell'ampiezza degli spazi disponibili e dell'azione delle mareggiate.

Le grotte sono scelte in funzione anche della morfologia interna, quali le caratteristiche della spiaggia presente, l’esistenza di laghi interni e di adeguate vie di fuga verso il mare aperto. Sono piuttosto fedeli ai loro siti preferiti, tornando volentieri a partorire dove hanno incontrato condizioni favorevoli negli anni precedenti; da questo punto di vista possono essere molto sensibili al disturbo umano.

I maschi sub-adulti, superati i due anni di vita, iniziano a manifestare i primi comportamenti sessuali e conseguentemente sono costretti ad abbandonare il loro nucleo familiare. In popolazioni numerose si aggregano con altri maschi sub-adulti rimanendo ai margini dei territori controllati dagli adulti. In generale sono comunque soggetti a spostamenti verso altre aree, dove potrebbero manifestare comportamenti territoriali anche in assenza di femmine.

Le femmine sub-adulte rimangono sempre all'interno del nucleo famigliare, probabilmente mostrando comportamenti meno diffidenti delle femmine adulte e utilizzando, nel periodo del parto, grotte marginali sempre comprese nell'area controllata dal nucleo di appartenenza.

I giovani sono gli individui più facilmente osservabili nei tratti di costa dove sono nati, perché più inesperti e generalmente meno diffidenti degli adulti. Vivono all'interno del nucleo familiare giocando spesso con altri giovani o cuccioli, rimanendo più spesso sotto costa anche quando le femmine adulte si allontanano.

I cuccioli nascono su spiagge riparate, sono accuditi ininterrottamente dalla madre per pochi giorni, successivamente rimangono soli per molte ore al giorno. La madre visita con regolarità la grotta per allattare il cucciolo. Dopo una settimana il cucciolo è già in grado di trascorrere lunghi periodi in acqua e impara ad immergersi insieme alla madre o ad altri componenti del nucleo famigliare; inizia l'attività di gioco con i fratelli maggiori e i cugini.

L'allattamento dura circa 15 settimane, mentre alcuni mesi sono necessari per consentire al cucciolo di prendere confidenza con il mare e di allontanarsi progressivamente dalla costa. Per questa particolare sensibilità verso il disturbo umano, arrecato anche dal turismo di massa, la foca monaca è anch’essa una delle specie gravemente minacciate d'estinzione al mondo.

In tutti i luoghi storicamente noti per la presenza di foche monache, gli animali sono effettivamente scomparsi da molto tempo. Si hanno notizie su esemplari presenti o catturati e quindi scomparsi lungo tutta la costa tirrenica: nel golfo di Napoli nel 1884, a Capri nel 1910, e a Ponza, Ventotene e nell’arcipelago Toscano. Famosa è la grotta del bue marino del golfo di Orosei in Sardegna, dove la foca era presente ancora negli anni Sessanta, e di tante altre grotte che portano nomi analoghi lungo le coste toscane, siciliane, calabresi e pugliesi.

La sopravvivenza della specie inoltre è da imputare non solo agli sforzi attuati per proteggerla, ma soprattutto alla sua capacità di continuare a sopravvivere e riprodursi, tenendosi nascosta agli sguardi dei pescatori, dei turisti e spesso anche dei ricercatori.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti e Claudia Fontaneto

 
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