NATURA
maggio 2015
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE (PARTE UNDICESIMA)
SIMBOLO DELLA WILDERNESS
Sebbene nel 2004 i risultati della più completa indagine sulla popolazione di panda in Cina abbiano indicato un aumento di oltre il 40% di quanto stimato in precedenza, il panda gigante è annoverato tra gli animali minacciati di estinzione a livello globale. Secondo un censimento fatto a metà degli anni Ottanta il numero totale di esemplari di panda presenti alla stato selvatico era di circa un migliaio, distribuiti su un territorio assai frammentato di 13.000 chilometri quadrati.

I dati più recenti invece riportano una stima di circa 1.400 individui e sono il risultato di uno studio quadriennale sul panda e sul suo habitat condotto dall'amministrazione forestale cinese e dal WWF. L’indagine ha inoltre fornito indicazioni sul decentramento dei panda giganti e sulle condizioni delle foreste e dei bambù da cui dipendono. Lo studio ha scoperto vari esemplari in regioni in cui non si pensava che la specie fosse presente.

La critica situazione ecologica e ambientale in cui si trova attualmente il panda gigante è strettamente legata alle vicende che hanno caratterizzato la Cina negli ultimi 40 anni. Il “grande balzo in avanti” di Mao Tze Tung agli inizi degli anni Sessanta avrebbe dovuto permettere un salto qualitativo all’economia cinese, ma con scarsi risultati. Molti agricoltori per sopravvivere furono costretti a cacciare diverse specie animali, tra cui anche il panda. Sebbene nel 1963 la caccia al panda gigante venisse vietata, il bracconaggio continua anche ai nostri giorni, ed è capitato che vari panda fossero disgraziatamente feriti o uccisi da trappole approntate per altri animali, come orsi e cervi.

Nell’ultima decina d’anni inoltre, la frenetica costruzione di strade, dighe ed edifici ha portato alla ulteriore frammentazione dell’habitat dei panda e a un drammatico calo del loro numero.
Quindi, sebbene in natura il panda non abbia veri e propri nemici, questo animale è tutt’oggi altamente minacciato e particolari misure di conservazione sono divenute estremamente necessarie. Anche le indagini del 2004 hanno messo in luce una serie di minacce alla sopravvivenza del panda a lungo termine, sottolineando come la deforestazione e il persistere del bracconaggio giochino un ruolo importante nell'estinzione di questa specie.

Il peggior pericolo per i panda infatti è attualmente la distruzione da parte dell’uomo degli habitat idonei per la specie. La presenza di pecore, capre e bestiame in genere impedisce il rigenerarsi di zone boscose nei territori adibiti al pascolo e accelera i processi erosivi sul sottile strato di terreno nelle zone montane. Si è calcolato che negli ultimi 30 anni nella provincia di Sichuan si sia perso circa il 30 % delle foreste preesistenti e che più della metà del patrimonio vegetale forestale sia stato del tutto distrutto o altamente danneggiato da non poter più assicurare la presenza di habitat idonei per la sopravvivenza dei panda.

L’usurpazione da parte dell’uomo degli habitat idonei e la distruzione dei medesimi sono infatti le maggiori minacce per l’esistenza dei panda: basti pensare che dal 1974 al 1989 le zone occupate da questo animale sono diminuite del 50 %, a causa della continua proliferazione di insediamenti umani dovuta all’esplosione demografica cinese. Per cercare di arginare questa continua espansione e la conseguente fagocitazione dei territori necessari per l’esistenza dei panda, il governo cinese ha lasciato incolte alcune porzioni di territorio dove le piante di bambù sono libere di svilupparsi e i panda giganti di vivere. In queste particolari aree è inoltre vietato agli esseri umani di viverci e sono molto poche le persone che hanno il permesso di entrare.

Un’altra minaccia per i panda è il bracconaggio, poiché la loro pelliccia è ancora venduta a prezzi esorbitanti nei mercati neri del lontano oriente, nonostante il governo cinese abbia imposto la pena di morte per chi lo caccia illegalmente. A tutto questo si aggiunge inoltre un basso tasso riproduttivo, che rende questi animali ancora più sensibili a tutte le minacce e che dilata al massimo i tempi necessari per poter crescere numericamente.

Uno dei primi progetti specifici riguardante la tutela e la salvaguardia del panda gigante venne avviato nel 1980 in Cina dal WWF, che fin dalla sua fondazione, nel 1961, scelse questo animale come emblema dell’associazione. L'attività iniziale, in collaborazione con il Ministero delle Foreste cinese era focalizzata sulle ricerche riguardanti la specie, fino allora poco studiata in natura, e sulle sue abitudini. Successivamente il WWF contribuì anche alla costruzione di un laboratorio di ricerca e di un centro di riproduzione a Wolong, nella più grande riserva naturale cinese per i panda, gestiti attualmente da scienziati cinesi.

A partire dal 1985 le attività riguardarono anche indagini sulla distribuzione del panda, per ricavarne una stima della presenza sul territorio e della consistenza delle popolazioni; furono inoltre effettuati corsi di addestramento e forniture di attrezzature ed equipaggiamenti per guardie, scienziati e dirigenti, e infine fu elaborato un dettagliato programma su ciò che era ed è necessario fare per salvare il panda gigante dal pericolo di estinzione. Questo programma, definito "per la conservazione del panda e del suo habitat" è stato completato nel 1989, è stato approvato dallo Stato cinese nel 1992, ed è in attesa di finanziamento da parte del governo cinese.

Per assicurare la sopravvivenza dell’animale simbolo della Cina, il piano prevede diverse misure di conservazione che devono essere adottate nei territori cinesi, quali la riduzione delle attività umane nelle zone frequentate dai panda, la rimozione degli insediamenti umani dagli habitat idonei alla sopravvivenza dell’animale, una modificazione della gestione forestale dei territori interessati, un controllo attento sul bracconaggio, una riqualificazione degli habitat idonei con particolare interesse alla gestione delle foreste di bambù e infine un’ulteriore estensione del sistema delle riserve naturali in cui siano presenti i panda.

Si vorrebbe inoltre poter ottenere uno scambio genetico tra popolazioni ormai isolate di panda, stabilendo dei corridoi ecologici, cioè dei collegamenti fra le foreste abitate dagli animali, e mantenere un cospicuo numero di esemplari in cattività al fine di poter rilasciare in natura, tramite un futuro piano di reintroduzione, i panda nati in cattività. Parallelamente a tutto questo vi è sempre una fondamentale azione di rafforzamento dell'educazione alla conservazione della natura e un’attività di informazione per il pubblico relativa alle esigenze del panda e della necessaria tutela ambientale di cui l’umanità avrà sempre più bisogno.

È importante sottolineare come sia necessaria una cooperazione internazionale in tutti i progetti di salvaguardia e conservazione di specie minacciate o a rischio di estinzione. Secondo i dati più recenti relativi allo stato delle popolazioni presenti nella provincia di Sichuan, il numero di esemplari è raddoppiato negli ultimi 15 anni, con 300 animali che vivono allo stato selvaggio presso la riserva naturale di Wolong. Nonostante questi dati confortanti, anche se solo relativi ad una minima porzione di territorio interessato dalla presenza dei panda e non all'intera totalità del suo areale, la perdita di habitat idonei per l’animale rimane un serio problema da affrontare, tanto che in generale il numero totale di panda è attualmente minore rispetto a quello degli anni Settanta.

L’impegno quindi non deve essere solo del governo cinese, ma anche delle altre nazioni, come tutt'oggi avviene in parte tramite l’appoggio degli Stati Uniti, che sta ottenendo interessanti risultati riguardanti l’incremento del successo riproduttivo dei panda e lo studio di un sistema efficace nella protezione degli habitat.


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti e Claudia Fontaneto

 
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