rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
marzo 2015
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE (PARTE NONA)
UN CARNIVORO VEGETARIANO
Nonostante la sua appartenenza al gruppo dei carnivori il panda è quasi esclusivamente vegetariano e perciò si possono notare nella sua anatomia interessanti modificazioni sia nella struttura dentaria, sia nell’apparato digerente, in modo da facilitare l’assunzione e la digestione di cibo di origine vegetale, ricco di materiale fibroso. L’esofago è dotato di un rivestimento corneo che impedisce la lacerazione dei tessuti da parte di schegge di bambù, ma il corto intestino, tipico di un carnivoro, non è sufficientemente sviluppato per riuscire ad assimilare le materie nutritive contenute nel fibroso bambù di cui il panda si ciba in prevalenza. Così, per supplire a questa mancanza, oltre al bambù, che costituisce circa il 95 % della sua dieta, esso si nutre anche di altri vegetali, quali genziane, iris e crocus, piante di riso e di vite, ma anche di pesce, funghi e occasionalmente piccoli roditori. In situazioni di cattività il panda si nutre anche di frutta. L’assunzione di carne è comunque assai rara. Giornalmente deve assumere dai 12 ai 14 chilogrammi di cibo e occupa dalla 10 alle 16 ore al giorno per nutrirsi, perché mangia molto lentamente. La posizione tipica di un panda gigante mentre si nutre è simile a quella di un bambino seduto per terra, con il busto diritto e le gambe allungate in avanti. Questa posizione permette al panda di avere gli arti anteriori liberi con i quali, grazie anche al funzionale pollice, può agevolmente manipolare il bambù.
In natura i panda assumono direttamente dalle piante di bambù gran parte dell’acqua di cui hanno bisogno, in quanto il contenuto di una pianta di bambù è per circa la metà costituito da acqua, per arrivare addirittura al 90 % nei germogli. Anche se le piante di bambù forniscono quindi all’animale molta delle riserve d’acqua di cui necessita, il panda deve però ricercarne giornalmente ulteriori fonti. Lo si può perciò osservare mentre si abbevera direttamente in torrenti e fiumi, alimentati dallo scioglimento delle nevi delle alte quote, completando così la sua razione giornaliera.. Per gran parte dell’anno i panda però mostrano uno sbilancio idrico, in quanto eliminano con le feci molta più acqua di quanta ne introducano con il cibo.
A causa del basso valore nutritivo del bambù e della mancanza di uno specifico adattamento dell’intestino del panda a una dieta vegetariana (come accade invece nell’intestino degli erbivori), il panda è costretto a mangiare enormi quantità di bambù per permettere il funzionamento del metabolismo di base. In effetti i panda digeriscono solo un 12 – 13 % del bambù che ingeriscono e quindi sono costretti a mangiarne giornalmente una grande quantità per soddisfare il loro fabbisogno energetico. A seconda della stagione il panda si ciba delle diverse parti della pianta di bambù: in primavera i germogli, in estate le foglie e gli steli in inverno. Il maggior apporto nutritivo è dato dalle foglie.
Vi sono ben 25 specie diverse di bambù mangiati alla stato naturale dai panda giganti, mentre in animali allevati in cattività il numero di specie differenti di cui si nutre si riduce a nove. Attualmente, alle alte quote dove sono costretti a rifugiarsi e a vivere i panda per colpa della espansione umana, si possono trovare solo poche specie di bambù: Fargesia spathacea, Sinarundinaria chungii, Sinarundinaria nitida e Sinarundinaria fangiana. Le differenti specie mostrano nel loro ciclo vitale periodi di quiescenza (una sorta di letargo vegetale) abbastanza lunghi e fioriscono a intervalli regolari, da 10 a 100 anni a seconda della specie, per poi morire. Ci vuole circa un anno prima che germoglino di nuovo dai semi, e possono passare 20 anni prima che la foresta possa nuovamente dare rifugio e nutrimento ai panda. Spesso capita così che estesi lembi di foreste di bambù possano temporaneamente scomparire. In tempi passati, quando il panda gigante si trovava davanti a questa situazione poteva spostarsi in aree limitrofe alla ricerca di nuove foreste di bambù; oggi invece la presenza si insediamenti umani e la messa a coltura di vaste porzioni di territorio impediscono all’animale di muoversi liberamente alla ricerca di nuove fonti di cibo e di poter colonizzare nuovi territori per sopravvivere.
Studi recenti, compiuti osservando i panda in cattività nei vari zoo cinesi, hanno portato a evidenziare quali siano le specie di bambù che preferiscono. Oltre a dare informazioni certe per poter somministrare il miglior nutrimento ai panda in cattività, studiando anche il valore energetico di ciascuna specie di bambù e quali principali nutrienti siano presenti in questi vegetali, lo studio può essere utile in un futuro, se saranno necessarie delle reintroduzioni di panda in natura. In questo caso, conoscendo già quali sono le specie di bambù preferite dai panda e quali le più ricche da un punto di vista nutrizionale, si può individuare quali specie di bambù devono essere presenti nelle zone di rilascio dei panda per poter assicurare agli animali la presenza di soddisfacenti risorse trofiche. Un altro interessante studio sull’alimentazione dei panda in cattività ha inoltre portato ad evidenziare quali siano le capacità sviluppate da questi carnivori vegetariani per la ricerca del cibo. Essi usano singolarmente la vista, l’olfatto e la percezione spaziale, ma sono in grado anche di combinare queste capacità al fine di rendere più efficace la ricerca del cibo.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006