rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
NATURA
gennaio 2015
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE (PARTE SETTIMA)
IL PANDA NELLA TRADIZIONE CINESE
Conosciuto come l’orso panda, l’orso del bambù o in cinese “daxiongmao”, il grande gatto–orso, il panda è presente fin dall’antichità nelle vicende storiche e leggendarie della Cina. Il buffo muso, caratterizzato dalle inconfondibili macchie nere attorno agli occhi, non è altro che il risultato della manifestazione di un dolore immenso che questi animali hanno provato per la morte di una ragazza loro amica. Un’antica storia cinese racconta infatti che il giorno del funerale di questa ragazza, i panda fossero presenti alla cerimonia funebre e che il dolore per questo triste evento fosse incommensurabile. Gli animali piangevano ininterrottamente e così facendo si strofinavano gli occhi con le zampe. Il colore scuro della striatura delle zampe anteriori fu così impresso anche attorno agli occhi. Poi i panda si resero conto di questo loro nuovo aspetto e lo apprezzarono; si colorarono così anche le orecchie, le spalle, le zampe posteriori e la schiena, ottenendo il curioso e originale aspetto che hanno ai nostri giorni. Oltre a questa storia sono molte le vicende relative al panda gigante presenti nella tradizione cinese, in quanto molte peculiarità del panda sono riconosciute, apprezzate e venerate.
Tremila anni fa in un racconto della dinastia Xizhou (1027 – 771 a. C.), si descriveva il panda gigante “Pixiu” come un animale invincibile, possente come una tigre; proprio il forte valore simbolico attribuito al panda gigante spiega la consuetudine di offrire come tributo a re e imperatori pellicce dell’animale. Durante la dinastia Xizhou la popolazione della regione di Pingwu era solita chiamare il panda gigante con l’appellativo di “Zouya”. Si narra che Zouya fosse una mite creatura, che non aveva mai fatto del male né a uomini né ad animali, diventando così un simbolo di pace. A quei tempi infatti, se sul campo di battaglia un esercito innalzava una bandiera con l’immagine di Zouya, la battaglia veniva interrotta e veniva concordata una tregua. Tutt’oggi il panda gigante continua ad essere un simbolo di pace e la Cina stessa ha donato a diverse nazioni, tra cui gli Stati Uniti, degli esemplari di panda come segno di un rapporto amichevole. Nei primi secoli dopo Cristo, in Cina il panda gigante era considerato un essere semi – divino e una rarità, tanto che durante la dinastia Han (206 a.C. – 24 d.C.) tra le 40 specie di animali custoditi nel giardino dell’imperatore, il panda gigante rappresentava la specie più pregiata. Successivamente il poeta Bai Juyi (772 - 846) attribuì all’animale poteri magici; secondo lui il panda era infatti in grado di evitare disastri naturali e di esorcizzare gli spiriti maligni. Durante la dinastia Ming (1368 - 1644) era stato attribuito al panda anche un potere terapeutico; si pensava che la pelle dell’animale potesse addirittura guarire dalla peste e prevenire i tumori.
Il panda gigante rimase sconosciuto al mondo occidentale fino al declino dell’impero cinese, con la dinastia Qing, che fu lentamente forzata ad aprirsi ai commerci e alla cristianità alla fine dell’Ottocento. Fu solo nel 1869 che un missionario e naturalista francese, padre Armand David, durante un suo viaggio in Cina, venne a conoscenza della sua esistenza. Nel corso della sua permanenza in quei territori ordinò a un cacciatore indigeno di portargli un esemplare del cosiddetto “orso bianco” e quando il religioso vide il panda non esitò a definirlo il più simpatico animale mai visto. Dispose immediatamente che lo scheletro e la pelle di questa eccezionale scoperta fossero spediti al museo di Parigi. Successivamente, altri musei europei e americani vollero avere nella propria collezione questa creatura particolare, chiamata in onore dello scopritore anche "orso di Padre David" e mandarono in Cina commercianti di animali e cacciatori; arrivati sul luogo però si trovarono a dover affrontare scalate interminabili nelle foreste nebbiose di bambù alla ricerca di un animale raro e difficile da localizzare. Si racconta che tra i primi cacciatori occidentali che riuscirono a catturare un panda nel 1928 ci fossero Kermit e Theodore Roosevelt, figli del presidente degli Stati Uniti. Furono comunque pochi gli europei che riuscirono a catturare degli esemplari di panda, guadagnando cifre considerevoli vendendoli ai musei occidentali; questo avvenne solo fino al 1939, quando il governo della Cina dichiarò proibita la cattura e la caccia al panda gigante.
Attualmente il panda gigante rappresenta per i cinesi un simbolo di pace e di buona fortuna ed è ancora apprezzato e onorato nelle consuetudini locali. La sua particolare posizione culturale è da attribuire non solo a un innato carisma posseduto dall’animale, ma anche alla sua rarità e alla sua spiacevole condizione ecologica: il panda gigante è infatti un animale a rischio di estinzione. Non è certo un caso che l’associazione protezionistica più nota su scala mondiale, il WWF (World Wildlife Fund), abbia scelto proprio il panda gigante come simbolo dell’associazione.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006