Il nome“pioppo” deriva dal latino popolus “popolo” perché la sua folta chioma, mossa dal vento, produce un brusio che ricorda quello della folla. Una leggenda è legata al mito di Fetonte, figlio di Apollo, che di nascosto rubò il carro del Sole per emularne il padre alla guida. Ma, causa la sua inesperienza, ne perse il controllo, i cavalli si imbizzarrirono e corsero all’impazzata per la volta celeste scendendo troppo vicino alla terra e devastandola. Gli abitanti della terra chiesero aiuto a Zeus che, adirato, scagliò un fulmine. Fetonte cadde alle foci del fiume Eridano. Le sue sorelle, le Eliadi, spaventate, piansero abbondanti lacrime con viso afflitto e vennero trasformate dagli dèi in pioppi. Le loro lacrime divennero ambra. Una diffusa credenza fa derivare il nome Piazza del Popolo di Roma da un antico boschetto di Pioppi neri; secondo altre antiche leggende invece il brusio delle foglie era considerata la danza in risposta ai segreti del Sidhe trasportati dai venti sottili.
Leonardo da Vinci usò una tavola di pioppo per dipingervi la Monna Lisa.

I boschi naturali di pioppo sono sempre esistiti ma è stato il concetto di "coltivazione di piante a rapida crescita" a suscitare, soprattutto in questi ultimi trent’anni, l’interesse del mondo intero sul pioppo.
L'altezza dei pioppi va dai 15 ai 20 metri, con fusti che possono superare i 2,5 metri di circonferenza e vanta una trentina di specie diverse.
Si può facilmente osservare come il pioppo sia particolarmente coltivato nella Pianura Padana su grandi superfici, soprattutto in posizione nelle vicinanze al corso del Po.
La coltivazione del pioppo si può definire come la forma di arboricoltura da legno più diffusa e avanzata.
Inoltre i pioppi hanno una capacità di depurare l’aria tipica delle specie a rapido accrescimento, ossia più rapido e notevole è l’accrescimento, tanto più veloci e maggiori sono il rilascio di ossigeno nell’atmosfera e la sottrazione di anidride carbonica. Un pioppo in crescita preleva dall’atmosfera 70-140 litri di anidride carbonica all’ora e ne cede altrettanti di ossigeno.
Il pioppo viene impiegato per vari usi, come la fabbricazione di fogli e pannelli di compensato, cassette da imballaggio, carta, fiammiferi. Viene anche impiegato nei parchi, nei giardini e nei viali delle città come ornamenti.
Per i celti il pioppo era considerato un albero oracolare, il messaggero del Divino, l’intermediario tra un mondo e l’altro, la Voce del Sidhe che svelava i misteri più nascosti.
I druidi, usavano bastoni di pioppo per misurare i corpi dei defunti e le bare entro le quali essi andavano adagiati, e il suo legno costituiva gli scudi da battaglia.
Secondo gli indiani Dakota il pioppo è l’Asse del Mondo.
In occasione del rituale della Danza del Sole un pioppo viene tagliato e posto nel centro della capanna in cui si svolge il rituale, ad unire simbolicamente il cielo con la terra. La danza viene poi eseguita intorno all’albero, che rappresenta Wakan-Tanka, il Grande Spirito.
Nella Pianura Padana quando nasceva una bambina i contadini che potevano piantavano 1000 piccoli pioppi: dopo circa 20 anni, i pioppi abbattuti costituivano la dote della ragazza che si sposava.
Le Regioni Lombardia Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte hanno sottoscritto, a Venezia, un´intesa per lo sviluppo della filiera del pioppo, finalizzata all´aumento della superfici attualmente coltivate e a un maggior riconoscimento dei vantaggi economici e ambientali derivanti dalla coltivazione di questa specie arborea.
La pioppicoltura italiana si basa quasi esclusivamente sulla produzione delle regioni del Nord, ovvero Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, e vede la Lombarda principale regione produttrice. Tuttavia gli ultimi dati indicano chiaramente che il fabbisogno per le diverse produzioni (compensati, pannelli, pasta di cellulosa) è doppio rispetto alla produzione: a fronte di una domanda di 2 milioni di metri cubi l´anno, la disponibilità produttiva attuale è di 1 milione di metri cubi l´anno; in 10 anni, dal 2000 al 2010, la pioppicoltura si è dimezzata (-53 per cento).
fonti:
www.sestopotere.com
www.ibl.it
www.tempiodellaninfa.net
wsimag.com
girasoliazzurri.wordpress.com
foto di Anna Zacchetti