NATURA
dicembre 2014
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE (PARTE SESTA)
UN PICCOLO ORSO - DI CASA NELLE FORESTE DI BAMBÙ
UN PICCOLO ORSO

Nonostante l’aggettivo che caratterizza il nome della specie, il panda gigante è un orso di medie dimensioni, dall’aspetto tozzo e dalla peculiare colorazione nera e bianca. Anche se all’interno dell’uniformità di una gabbia di un giardino zoologico lo schema della colorazione appare molto vistoso, nel suo ambiente naturale, caratterizzato dal mosaico di ombre e luci formato dalle macchie di bambù e dalle chiome degli alberi, la bicromia della pelliccia assume un valore altamente mimetico. I contrasti fra le varie parti del corpo servono appunto a confondere l’animale con l’ambiente grazie all’effetto ottico della scomposizione della forma, come avviene anche nella tigre, nella zebra e nel leopardo delle nevi. La densa pelliccia, oltre che tenere al caldo il panda, serve per impedire la penetrazione e il contatto dell’acqua direttamente con la pelle attraverso la presenza di uno strato di olio che la rende impermeabile; il folto pelo protegge inoltre l’animale dal freddo e dall’umidità che caratterizzano il clima dell’ambiente in cui vive.
Un esemplare adulto di panda gigante può pesare dagli 85 ai 125 chili nel caso di un esemplare maschio, e dai 70 ai 100 chili di una femmina. Di norma è lungo dai 160 ai 180 centimetri, con un altezza al garrese di 65 – 70 centimetri. Il corpo si presenta tozzo e massiccio, con una corta coda di 12 centimetri circa e l’andatura è quella tipica di un plantigrado, appoggia cioè l’intera pianta del piede sul terreno. La sua camminata è molto simile a quella di un orso, ma meno aggraziata, e le dita dei piedi sono rivolte verso l’interno mentre cammina; la testa è tenuta al di sotto delle spalle e la coda è aderente al corpo. Se viene spaventato inizia a muoversi con un lento trotto per sfuggire al pericolo fino a raggiungere una andatura di corsa e lasciandosi anche rotolare giù per i pendii. A differenza degli altri orsi, le sue pupille sono verticali anziché rotonde, probabilmente come adattamento alla visione notturna, poiché passa gran parte della notte intento a nutrirsi di foglie di bambù . Sotto la coda, nell’area genitale, presenta delle ghiandole odorose il cui secreto viene utilizzato per marcare il territorio.
L’apparato digerente del panda è quello tipico del carnivoro monogastrico, cioè formato da una sola cavità e con intestino corto, che gli permette di digerire solo il 17 % della materia secca contenuta negli alimenti che costituiscono la sua dieta. In relazione a questo particolare regime alimentare è possibile osservare tutta una serie di adattamenti che facilitano l’assunzione e la digestione del tanto desiderato bambù. Il cranio è assai grosso e ha sviluppato una possente mandibola, una cresta sagittale e delle arcate zigomatiche permettono ai muscoli della masticazione di rompere e frantumare anche gli alimenti più duri e coriacei. I denti premolari e i molari sono relativamente larghi, 4 – 6 volte più grandi di quelli umani, fornendo così un’ampia superficie triturante; il muso è piuttosto corto, in modo da ottenere un morso più potente. L’esofago del panda è dotato di un rivestimento corneo in modo da evitare che schegge di bambù possano lacerare la gola. Le dita degli arti anteriori sono estremamente flessibili ed è interessante osservare la presenza di una sorta di sesto dito, conosciuto come il pollice opponibile del panda. Questo particolare pollice non è in effetti un dito vero e proprio, ma un’espansione del sesamoide, un osso del polso. La presenza di un pollice opponibile, che funziona per analogia come quello delle scimmie antropomorfe e dell’uomo, permette al panda di manipolare con precisione i fusti di bambù e di poterne strappare comodamente le foglie. Questa peculiarità del panda, oltre che a confondere un po’ gli studiosi nella dibattuta storia riguardante la sua collocazione sistematica, ha portato Stephen Jay Gould (1941 – 2002), scienziato evoluzionista del Ventesimo secolo, a foto mostrare il panda e il suo caratteristico pollice opponibile come un significativo esempio di come la natura e l’operare dell'evoluzione possano portare, con la precisione dei meccanismi naturali, all'emergere di originali adattamenti e di nuove specie viventi. Il panda gigante riesce a vivere in natura fino a 10 - 15 anni, mentre in cattività può superare anche i 20, con un record di 37 anni detenuto da Dudu, un panda dello zoo di Wuhan nella provincia di Hubei in Cina.



DI CASA NELLE FORESTE DI BAMBÙ

Un tempo il panda gigante era largamente diffuso in tutto il sud e l’est della Cina, oltre che nei vicini Myanmar e Vietnam settentrionale, ma l’espansione e lo sviluppo della popolazione umana lo hanno confinato nelle fitte foreste di bambù e di conifere dei rilievi montuosi della Cina centrale. Attualmente occupa solamente sei piccoli frammenti di foresta presenti nella porzione centrale della provincia di Sichuan, nella parte montuosa situata a sud della provincia di Gansu e sulle vette dei monti Qinling, nella provincia di Shaanxi. Il tutto per una estensione totale di 11.000 chilometri quadrati.
Sono soliti vivere nelle umide e nebbiose foreste di bambù e conifere ad un’altitudine compresa tra i 1.200 e i 3.400 metri sul livello del mare; un ambiente quindi assai umido, avvolto da nubi plumbee, piogge torrenziali e una densa nebbia presente tutto l’anno. In molte delle aree dove attualmente il panda vive allo stato selvaggio vi è una sorta di competizione tra i panda e i contadini che coltivano le valli fluviali e la parte più dolce dei pendii montuosi.
Normalmente il territorio di un panda gigante è compreso tra gli 3,8 e 6,5 chilometri quadrati. Il loro habitat preferito supporta una buona densità nella presenza di almeno di una specie di bambù, anche se è preferibile che ve ne siano diverse specie. Spesso le femmine stanno in aree ristrette, di soli 30 – 40 ettari e il territorio di un maschio racchiude in sé più territori femminili. La zona in Cina dove vi è la più alta concentrazione di panda gigante allo stato libero è la zona di Pingwu.
Grandi cavità arboree, specialmente negli abeti, in zone circondate da piante di bambù sono i luoghi preferiti per le tane dei panda; spesso le femmine trascinano all’interno della cavità alcuni rami prima di dare alla luce i piccoli, ma rimane ancora misterioso il motivo di questo comportamento.


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti e Claudia Fontaneto

 
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