NATURA
novembre 2014
IL GELSO, LA SETA E LE FILANDE.
Il Gelso era un albero molto presente nel paesaggio della pianura padana e i suoi filari caratterizzavano in modo preciso le strade sterrate che conducevano alle cascine.
Era l´unico albero coltivato per fornire nutrimento al baco da seta che per un lungo periodo ha rappresentato uno dei fondamenti economici della campagna, in particolare lombarda.
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Con la fine dell'allevamento dei bachi, legato al decadimento della produzione delle sete, anche la coltivazione del gelso è stata praticamente abbandonata a favore dei pioppi a più rapida crescita il cui legno è più facilmente utilizzato dall'industria.

Il Gelso bianco (Morus alba L.) e' una specie originaria dell'Asia centrale e orientale.
Può raggiungere fino a 15 m, ma veniva potato in modo da poter prendere facilmente le foglie, e acquistava il caratteristico e tozzo aspetto. Il tronco che si presenta irregolarmente ramificato, la chioma é densa, ampia e arrotondata verso la sommità. E' un albero dalle radici di colore aranciato carico, robuste, profonde ed espanse, poco adatte a terreni secchi e aridi. Vegeta in luoghi soleggiati o al massimo a mezz'ombra. Può vivere fino a 150 anni. Ha una chioma densa, con foglie verde scuro e lucide superiormente, più chiare inferiormente. E' stato importato in Europa al seguito del baco da seta.

La lavorazione della seta ha origine in Cina, forse già nel 6000 a.C. I capi di abbigliamento di seta erano un bene di grande lusso e gli imperatori cinesi avevano cercato di mantenerne il monopolio, ma nonostante ciò, in epoche successive si verificarono fughe verso il Giappone, la Corea e l'India; in Europa, la conoscenza della sericoltura è arrivata intorno al 550 d. C., attraverso l'impero bizantino. La leggenda dice che i monaci agli ordini di Giustiniano furono i primi a portare a Costantinopoli delle uova di Baco da seta nascoste nel cavo di alcune canne.
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I gelsi venivano anche chiamati in dialetto "moroni" perché oltre a tante foglie facevano delle grosse more di colore biancastro e di sapore dolciastro. Alla base dei gelsi crescevano numerosi funghi che erano ottimamente commestibili. Ma soprattutto i gelsi erano particolarmente importanti per le loro foglie. Il baco da seta viveva da 28 a 38 giorni. I vermi venivano messi su diversi tavolati sovrapposti in uno stanzone a loro riservato ed ogni giorno venivano nutriti con una grande quantità di foglie di gelso che mangiavano con grande voracità. Crescendo modificavano l'alimentazione: prima si nutrivano di foglie di gelso tenere, poi di quelle mature.

Al massimo diventavano lunghi cinque sei centimetri e tondi un po' più di una sigaretta. Arrivati a queste dimensioni non mangiavano più; "andavano nel bosco" cioè iniziavano a formare il bozzolo con un filamento ininterrotto lungo qualche chilometro. Quando i bozzoli erano terminati e prima che il baco trasformatosi in farfalla ne uscisse facendo un foro nel bozzolo e rendendolo quindi inservibile perché si interrompeva il lungo filamento, i bozzoli venivano fatti bollire in grossi pentoloni e poi venduti per ricavarne la seta.

Fino verso la prima metà dell’Ottocento, nelle zone dove era diffusa la bachicoltura, il lavoro di avvolgimento delle matasse su rocchetti veniva svolto nelle abitazioni dei contadini.
Dalla metà del XIX secolo i fornelli domestici a fuoco diretto cedono il passo ai più moderni fornelli a vapore, presenti in gran numero nelle filande industriali lombarde. Nel 1870 la metà delle filande italiane era concentrata in Lombardia, con la massima diffusione in provincia di Como (allora comprensiva di Varese e Lecco).

" La manodopera impiegata nella produzione della seta era prevalentemente femminile, e ancora nel 1903 la percentuale di operaie inferiori ai 15 anni era del 28%, mentre nel secolo precedente quasi un terzo era costituita da bambine di età inferiore ai 12 anni. Nell’Ottocento, tutti, compresi i bambini, lavoravano 14-15 ore al giorno. Le filandine erano le operaie addette alle bacinelle: ciò significava immergere le mani nude per 10- 11 ore al giorno nell’acqua a 70/80 gradi. Le mani venivano lessate, diventavano giallastre e le vesciche e i bruciori provocavano un tormento insopportabile. Ma anche le altre operaie non conoscevano sorte migliore: l’ambiente di lavoro era sempre umido, fumoso, maleodorante e caldo. Queste condizioni erano poi accompagnate a bassi salari."

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Quindi l'albero di gelso nella pianura padana che era legato alla presenza delle filande, grandi edifici protoindustriali, è purtroppo quasi scomparso.

A Cassano d'Adda a simbolo di come fosse diffuso il gelso è rimasto un esemplare in Piazza Perrucchetti.

Fonti:
www.icgonars.it(1)
www.dimensionenatura.eu
www.amantidellaseta.danyli.it
www.vivicassano.it
Anna Zacchetti

 
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