NATURA
ottobre 2014
IL PANDA E GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE ( PARTE QUARTA )
DISTRUTTI DALLE INVASIONI
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Nel corso della storia l’uomo ha trasportato animali e piante in ogni parte del mondo, talvolta deliberatamente, come nel caso di bestiame lasciato dai marinai su alcune isole come fonte di approvvigionamento di cibo, a volte involontariamente, come nel caso di ratti scappati dalle stive delle imbarcazioni. In molti casi l’insediamento di specie alloctone, non originarie del posto, non ha avuto successo, ma nei casi in cui sono riuscite a insediarsi sono diventate vere e proprie catastrofi per le specie autoctone, originarie della zona. Spesso le specie alloctone introdotte sono in competizione diretta con quelle autoctone e riescono a imporsi sulle specie preesistenti; è inoltre possibile che le specie invasive possano portare con sé agenti patogeni e parassiti letali per le autoctone o altamente distruttivi nei confronti dell’ambiente. Attualmente proprio in questo tipo di minaccia è stata identificata una delle maggiori cause di estinzione di molti uccelli e anfibi. Come esempio significativo si può ricordare l’immenso danno ecologico compiuto dall’introduzione nel continente australiano da parte dei pionieri occidentali del coniglio selvatico europeo, responsabile diretto dell’estinzione di molti mammiferi marsupiali. Anche il controllo dei predatori e i metodi di lotta antiparassitaria hanno avuto effetti negativi: l'eccessivo controllo sulle popolazioni del cane della prateria ha, per esempio, quasi eliminato uno dei suoi predatori naturali, il furetto piedineri.
Sebbene le cause relative all’estinzione o alla minaccia di estinzione delle specie siano molteplici e interconnesse. La causa principale attualmente sembra essere la distruzione del loro habitat operata dall’uomo. La bonifica delle zone paludose, la conversione di zone arbustive in pascoli, il disboscamento e la deforestazione, specialmente nei climi tropicali, l’urbanizzazione e la costruzione di dighe e autostrade hanno ridotto drasticamente gli habitat disponibili. Questi, di conseguenza, in seguito agli interventi umani, si frammentano sempre più in "isole", costringendo le popolazioni animali rimaste ad affollarsi in aree sempre più piccole e povere di risorse. La frammentazione degli habitat può indebolire e ridurre numericamente una popolazione al punto che eventi casuali, come condizioni atmosferiche sfavorevoli o calamità naturali, possono provocarne rapidamente l'estinzione. La frammentazione degli habitat produce inoltre la separazione degli individui appartenenti alla stessa specie in varie popolazioni, che non hanno più modo di incontrarsi e di incrociarsi sessualmente; ciò si riflette in una riduzione della variabilità genetica degli organismi e, di conseguenza, in una minore adattabilità ai cambiamenti ambientali. Quindi, più una popolazione è piccola, maggiore è il pericolo di estinzione. Attualmente più dell’85 % delle specie minacciate di estinzione si trovano in questa critica situazione a causa della frammentazione degli habitat. In una porzione “isolata” di territorio diminuiranno con il passare del tempo sia il numero di specie presenti, sia il numero di individui appartenenti alla stessa specie, a causa di incroci sempre più frequenti tra parenti, che tendono ad indebolire la variabilità del patrimonio genetico, e a causa dell’aumento della pressione predatoria e dell’eventuale caccia. Il rischio di estinguersi di una specie in seguito alla frammentazione dell’habitat è dunque strettamente legato alla vulnerabilità di una specie rispetto al continuo diminuire degli spazi idonei per la sua sopravvivenza.


I LIVELLI DI RISCHIO

L'IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) è uno degli organismi internazionali più importanti che operano nella salvaguardia della fauna e della flora selvatiche nel mondo. Oltre a sviluppare e supportare vari progetti protezionistici, ha redatto il Red Data Book, un documento che segnala le specie di flora e fauna a rischio di estinzione. Ogni anno il comitato scientifico dell’IUCN redige una lista completa dell’attuale stato degli esseri viventi in via d’estinzione, suddividendoli in diverse categorie ed evidenziando i fattori principali di minaccia per quella specie. Al primo livello vi sono le specie estinte (EX: EXtinct), quando non vi sono validi motivi di dubitare che l’ultimo individuo appartenente alla specie sia morto; poi le estinte in natura (EW: Extinct in the Wild), quando la specie sopravvive solo in cattività o come “popolazione naturalizzata” cioè molto al di fuori dell’areale di origine. Seguono poi le specie gravemente minacciate (CR: CRitically endangered), quando, sulla base di criteri definiti, la specie si trova esposta nell’immediato futuro a rischio di estinzione in natura; se il livello di criticità non è fortemente compromesso si hanno specie minacciate (EN: ENdangered), quando pur non essendo "gravemente minacciate", sono tuttavia esposte a grave rischio di estinzione in natura in un prossimo futuro; diminuendo il grado di minaccia si hanno le specie vulnerabili (VU: VUlnerable), quando pur non essendo "gravemente minacciate" o "minacciate", sono tuttavia esposte a grave rischio di estinzione in natura in un futuro a medio termine; segue poi la categoria del quasi minacciata (NT: Near Threatened), quando la specie è prossima ad essere classificata come vulnerabile; si definisce infine a rischio minore (LR: Lower Risk), quando lo status della specie non soddisfa i criteri per essere inserita in una delle altre categorie.
Per l’attribuzione di un essere vivente in una di queste categorie sono stati definiti diversi livelli di rischio d'estinzione: vi sono specie ad alto rischio, che non sono in grado di sopravvivere senza l'intervento diretto dell'uomo; specie minacciate, che, benché ancora abbondanti, si stanno progressivamente riducendo; specie rare, che presentano un numero relativamente basso di individui nel loro areale, ma non sono necessariamente in immediato pericolo di estinzione.


PROTEGGERE LA BIODIVERSITÀ

Vista la diffusione globale delle specie a rischio di estinzione e non essendo le prospettive per il futuro particolarmente rosee, molte associazioni ambientaliste e alcune istituzioni governative si impegnano da anni per salvare le specie in pericolo di estinzione e per proteggere la biodiversità del Pianeta. Un primo approccio consiste nel proteggere le specie in questione mediante interventi legislativi. Agli inizi del Ventesimo secolo negli Stati Uniti sono state, ad esempio, emanate leggi per proteggere le specie selvatiche e le risorse naturali da un eccessivo sfruttamento commerciale e venatorio. Nel 1973, sempre negli Stati Uniti, è stato stilato l'Endangered Species Act, che ha fornito alcuni importanti strumenti per la conservazione degli ecosistemi dai quali dipendono alcune specie in estinzione e ha, inoltre, scoraggiato lo sfruttamento di alcune specie selvatiche anche in altri Paesi, bandendo l'importazione e il commercio di qualsiasi prodotto ottenuto da esse.
I tentativi a livello internazionale si riassumono nella CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), firmata nel 1973 dai rappresentanti di 80 paesi, numero poi salito a 167. Lo scopo della Convenzione è di limitare lo sfruttamento della fauna e della flora selvatiche, regolandone e limitandone il commercio; il documento attualmente annovera circa 33.000 specie, di cui 5.000 animali e 28.000 vegetali. L'efficacia di queste leggi nei vari paesi dipende, tuttavia, da quanto esse vengono applicate e dalla consapevolezza della popolazione. Quindi, nonostante la protezione legale, il futuro di molte specie resta in forse, a causa della mancata applicazione delle leggi, del bracconaggio e del commercio illegale di animali in estinzione o di prodotti da essi derivati
L'impegno per salvare le specie in estinzione comprende anche la riproduzione in cattività di animali da liberare nel loro ambiente naturale per ricostruire una popolazione in grado di riprodursi autonomamente. Un altro approccio consiste nell'identificazione degli habitat precari e nella loro protezione al fine di salvaguardare le specie in estinzione; benché questi habitat possano essere preservati costruendo riserve, il loro valore può, comunque, rimanere limitato per il fatto che non costituiscono altro che un'isola in un insieme di habitat, invece, devastati. Inoltre, la protezione di queste zone naturali è spesso ostacolata dagli interessi economici che normalmente vi gravitano attorno.


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006

Per approfondire:
www.iucn.org
Comitato Italiano IUCN
Le Liste Rosse in Italia tratte dal Red Data Book,il documento che segnala le specie di flora e fauna a rischio di estinzione
www.cites.org
Gianluca Ferretti e Claudia Fontaneto

 
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